Partito Comunista Internazionale

Nella Rossa Luce del Sacrifizio

Categorie: German Revolution

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Karl Liebknecht, Rosa Luxemburg

La notizia dell’assassinio di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, sinistro crimine della controrivoluzione socialdemocratica, era giunta al giornale comunista italiano dell’estrema sinistra già all’uscita del numero precedente. Il commento viene soltanto adesso, ed il lettore é in grado di ben valutarlo, nel suo collegamento tra la esecrazione del turpe assassinio e la sicura fiducia nel trionfo futuro dello causa per cui i due martiri caddero.

Nel numero scorso noi non volemmo fare alcun accenno all’orrendo misfatto perpetrato in Germania dalla sogghignante reazione. Vi era ancora qualche elemento di dubbio nelle notizie, v’era ancora qualche possibilità che l’obbrobriosa tragedia fosse soltanto il parto della sinistra fantasia torquemadesca delle eleganti iene di giornalisti del capitalismo…

Purtroppo, la realtà ha superato, nella sua atroce attuazione, ogni più raffinata e sadica fantasia di aguzzino. Carlo Liebknecht e Rosa Luxemburg sono stati esposti, con barbara gioia di vendetta, agli insulti della plebaglia incosciente, ubriacata di menzogne, probabilmente venduta; sono stati colpiti, martoriati, assassinati vilmente, i loro corpi esanimi oltraggiati, dati in balia all’odio torvo di abbrutiti delinquenti.

Che i proletari non dimentichino mai questo scempio! Che quella data, quei nomi, quei particolari raccapriccianti si figgano bene nella loro memoria e nel loro cuore per il giorno augusto della vendetta!

Il giornale dei rinnegati del social-nazionalismo tedesco, il degenere Vorwärts! aveva ben compiuto la sua opera infame di pervertimento sanguinario, di eccitamento delle più bassa passioni plebee. Il foglio, che non aveva mai trovato niente da ridire quando il Kaiser, il Kronprinz, e Luderdorff e Hindenburg mandavano avanti al macello, negli insanguinati campi di Francia, milioni di proletari, ed essi stavano bene addietro, ben al riparo, nel loro comodi quartieri generali a ubriacarsi di champagne rubato con femmine da conio; aveva però subito trovato il motivo della satira e della sobillazione contro Carlo e Rosa, che non erano tra i cento morti proletari della settimana rossa, come i suoi redattori tirapiedi della reazione borghese e militarista avevano bramato!

Ma l’odio di coloro, che nella vita intemerata dei due grandi agitatori, nella coerenza ferrea della loro condotta, nella rigidità mai smentita delle loro convinzioni e della loro azione, vedevano con rabbia una rampogna permanente al proprio subdolo asservimento passato al kaiserismo, fu finalmente soddisfatto.

Carlo e Rosa, gli assertori incrollabili del diritto integrale del proletariato, gli oppositori irreconciliabili di ogni patteggiamento degli sfruttati con gli sfruttatori, gli apostoli della nuova società comunista ed egualitaria caddero, idealmente consociati anche nel nobilissimo martirio come già nella vita d’azione.

E i profanatori del socialismo, gli Ebert, gli Scheidemann, i Noske, esultano, e la loro esultanza traspare dai contorcimenti ipocriti con cui cercano di ostentare dolore e riprovazione e dietro loro esultano ancor più i militaristi, quei generali che ridiventano d’un tratto come nell’agosto 1914 i salvatori della patria, quegli ufficiali che di nuovo spadroneggiano chiodati e spallinati, per le vie di Berlino, come negli aurei tempi di Guglielmo e della Tavola Rotonda, a insultare e malmenare i passanti, a oltraggiare e accarezzare le donne, a fucilare nelle caserme i proletari ribelli.

E, dietro a loro, s’ode già il cachinno beffardo del capitalista, del junker che potrà ancora derubare e bastonare i contadini del suo latifondo, dell’industriale liberato dal pericolo di dover lasciare all’operaio l’intero frutto del lavoro, del commerciante abilitato a continuare la sua nobile operazione di rubare al produttore e al consumatore, del rentier esentato dall’obbligo di lavorare anch’egli per mangiare…

Il governo ha vinto, con le baionette della guardia bianca. Ma vi son vittorie che disonorano, e sconfitte che preparano le vie dell’avvenire!

I maggioritari tedeschi non potranno godere con gioia il frutto della vittoria, pagata col sangue proletario e con la vita dei due più strenui e convinti difensori del diritto proletario in Germania. Essi, armando a difesa del loro potere, truffato alla Rivoluzione, i borghesi, gli ufficiali, gli studenti, i soldati-reduci appena da quattro anni di stenti indicibili e desiderosi di riposo a ogni costo, hanno segnato la sentenza della propria morte politica. Essi già sono prigionieri della reazione, e alla reazione borghese, militare, capitalista, dovranno cedere il posto e consegnare la direzione dello Stato.

Quel giorno la colossale frode politica da loro commessa a danno della rivoluzione, del socialismo, del proletariato, diventerà evidente anche agli occhi di quella parte del proletariato tedesco, che ancora non s’è risvegliato dagli effetti del narcotico patriottardo propinatogli profusamente dai borghesi e dai maggioritari nei quattro anni di guerra.

Quel giorno il proletariato vedrà e saprà. E sarà il giorno dell’apoteosi immancabile di Carlo Liebknecht e di Rosa Luxemburg, sarà il trionfo di Spartaco!

Noi lo aspettiamo con sicura fiducia. Non passerà molto che il proletariato tedesco si accorgerà della stoltezza commessa cedendo, per il piatto di lenti dell’ordine e della generosità delle borghesie vittoriose, la primogenitura della sua totale e definitiva emancipazione dal capitalismo indigeno e straniero. Né sarà tardi, perché nessuna forza può ormai arrestare la rivoluzione proletaria nel mondo, e perché il proletariato tedesco è una forza troppo gigantesca perché, diventa conscia di sé, la si possa contenere con le pastoie parlamentari e costituenti.

Allora, Carlo Liebknecht e Rosa Luxemburg copriranno il mondo rinnovato con la loro ombra gigantesca, e riceveranno il culto degli eroi e dei precursori dai cuori fedeli dei proletari di tutto il mondo.

Spartaco lo ha detto, poco prima di morire: La vittoria sarà nostra, perché Spartacus significa fuoco e spirito, anima e cuore, violenta azione della Rivoluzione proletaria. Spartacus significa tutte le miserie, tutto il desiderio di felicità del proletariato. Significa il socialismo, la Rivoluzione mondiale.

Perciò noi, sebbene addolorati e frementi dello scempio fatto dei due apostoli del comunismo, accettiamo il loro destino. Ogni idea, prima di trionfare, deve essere nobilitata dal sacrificio dei suoi primi e più generosi assertori; ogni religione – e il socialismo è la religione dell’età nuova – vuole i suoi martiri.

Ieri essi si chiamavano Cristo, Huss, Giordano Bruno. Oggi si chiamano Jaurès, Liebknecht, Luxemburg. Gli uni e gli altri caddero per la loro fede. Ma passarono i carnefici e trionfa li cristianesimo, la riforma protestante, il libero pensiero. E passeranno gli assassini di oggi, cedendo li passo alle nuove genti libere, uguali, affratellate in tutto il mondo, che in ogni ora della loro vita divenuta finalmente lieta ed amata leveranno un commosso pensiero di memoria e di riconoscenza alle due grandi figure, il cui sacrificio avrà preparato la loro felicità, a Carlo Liebknecht e Rosa Luxemburg!