Partito Comunista Internazionale

Giungla capitalista

Categorie: Capitalist Wars, Korea, UN, USA

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A leggere i nostri giornali, si direbbe che i senatori americani siano stati presi da una crisi di umanitarismo. Essi si sono scandalizzati, nientemeno, che il comando militare delle forze dell’U.N.O. in Corea abbia mandato al macello un contingente di fanti per dare spettacolo – programmi e cartine alla mano – a un gruppo di alti papaveri e corrispondenti, ansiosi – visto che erano al fronte – di assistere a un episodio di guerra degno di questo nome.

Care, tenere coscienze dei senatori americani. Si scandalizzano di novanta feriti o morti sacrificati alla curiosità di generali e giornalisti, e trovano perfettamente naturale che milioni di soldati e civili siano da due anni e più sacrificati, nella stessa Corea, perché, sui grafici della produzione e della curva dei profitti, industriali e commerciali potessero seguire l’inebriante spettacolo del capovolgimento della «recession» 1948-49 nella trionfale «prosperity» 1952.

Se operazione «inutile» è stata quella della modesta collina irrorata di sangue, conquistata e perduta nel giro di 16 ore, come definire questa guerra che dura da anni e non si conclude mai, questa guerra che ha convertito in deserto una penisola perché la giungla capitalista delle due maggiori potenze imperialiste del mondo lussureggiasse?

La reazione «umanitaria» dei senatori americani è soltanto un segno che la Corea va cessando, come spettacolo redditizio, di entusiasmare la classe dominante. Perciò Eisenhower ha provveduto a sollevare un nuovo sipario – quello della guerriglia partigiana e delle operazioni di disturbo di Ciang Khai Scek in Cina – e il governo francese si prepara a chiedergli di sollevarne un terzo nel Viet-Nam con le forze militari dell’U.N.O. Lo spettacolo Corea ha reso: la sua utilità marginale va calando. Se ne organizzino di nuovi.

L’impennata «umanitaria» dei senatori americani nasce – ci hanno detto i giornali – dal fondo moralista puritano dello yankee. Sarà: è lo stesso «fondo» che ispira il crociatismo di Foster Dulles e la retorica eisenhoweriana invocante il trionfo del bene sul male. Il «fondo moralista» con cui si ammanta la spietata giungla dell’imperialismo.