Auto russe vendonsi
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I rappresentanti dell’industria russa in Italia annunciano un interessante avvenimento: le automobili russe saranno poste in vendita tra breve sui mercati del Belgio. Finalmente! era tempo che le nobili natiche dei consumatori di automobili conoscessero le comodità offerte dagli odiati nemici d’oltre cortina. «Automobili del mondo nuovo» annuncia l‘Unità (21-1-53), consapevole del fatto, scoperto dai colleghi americani, che la «pubblicità è l’anima del commercio». Ma a scorrere la «letteratura» reclamistica si resta un po’ sorpresi constatando che le automobili russe rassomigliano come gocce d’acqua a quelle prodotte nel mondo «vecchio».
L’automobile russa che sarà offerta in vendita agli … operai e contadini dell’Occidente è la «Pobieda», denominata Pobieda 2100, che rappresenta, come spiega L’Unità, una nuova edizione della ormai famosa «Zim», lo stesso tipo di macchine usato per condurre a spasso per Mosca i capitalisti e gli affaristi di mezzo mondo convenuti alla capitale del «Paese del socialismo» in occasione della Conferenza economica dell’anno scorso. I particolari tecnici vi interessano? Crediamo di no, visto che, a differenza della stampa di «sinistra», la borghesia capitalistica non figura tra i nostri lettori, troppo poco «progressisti» per poter pensare di comprare le automobili russe (quando e se saranno ammesse sul mercato italiano). Però, un particolare piuttosto piccante possiamo stralciarlo dal reclamístico servizio dell‘Unità: «Mentre la Pobieda, come in genere le autovetture sovietiche, si accosta di più alla formula “americana” (macchine relativamente capaci, cilindrata piuttosto alta, basso regime di giri del motore, maggiore consumo e migliore rendimento, ecc.), la Skoda 1200 (marca cecoslovacca) è un magnifico modello della più genuina scuola “europea” che tende invece alla economia del carburante, ecc.». Ciò significa che, a parità di prezzo del carburante, la macchina russa, in quanto a consumo, è più dispendiosa, proprio come avviene per le macchine americane, se confrontate a quelle prodotte in Italia, Germania, ecc. Ancora un particolare di … scarsa importanza: la sfolgorante Pobieda sarà posta in vendita in Belgio ad un prezzo corrispondente a lire italiane 1.365.000. Alto prezzo, alto consumo, dunque. In quale classe sociale del Belgio, e, in genere, dell’Occidente, si troveranno persone dalle tasche così ben fornite da acquistare auto presso i mercanti moscoviti? La risposta è chiara.
L’anno scorso, la C.G.I.L., affiancata al solito dall‘Unità, fece molto fracasso lanciando la proposta dell’automobile utilitaria al livello di tutte le tasche. I soliti consigli di gestione si lasciarono andare persino a tracciare il disegno e a calcolare il prezzo massimo della favolosa macchinetta: né un milione di lire, e nemmeno mezzo milione, solo la modesta somma di lire 400 mila. Anzi, ci fu uno strascico giudiziario, perché la Fiat accusò il Consiglio di Gestione di aver trafugato dalle casseforti della ditta i disegni della super-utilitaria. L’Unità e il Tempo, all’epoca, si azzuffarono come galletti, furono votati incandescenti ordini del giorno da leghe e sindacati vittoriani, il formidabile Luca Pavolini minacciò il quarantotto. «La vetturetta utilitaria Fiat, l’auto a 400 mila lire, la macchina di milioni di famiglie italiane, è già famosa prima di nascere» – scrisse sulla Unità del 7-6-1952. – «Il consiglio di amministrazione della Fiat ha reagito scompostamente affermando che il progetto (sbandierato dal consiglio di gestione) era suo e denunciando addirittura il consiglio di gestione alla magistratura; ma intanto la utilitaria non l’ha neppure impostata … Così milioni di famiglie italiane attendono ancora» …. Cose dette sei mesi fa. Oggi, con granitica faccia tosta, la stessa Unità annuncia che la Russia lancia sul mercato internazionale automobili a 1.265.000 lire, e nulla trova a ridire; anzi, le definisce entusiasticamente «automobili del mondo nuovo». Nuovo un … pistone! Quelle lì sono automobili per gente danarosa, per sporchi borghesi, per ministri «atlantici» dei maledetti governi di Occidente.
Luca Pavolini, sommo ingegno progressista, perché non insorgi contro la «demo-plutocratico-massonica» Pobieda, fabbricata e brevettata nella terra del grande Peppe? Ah!, l’anno scorso, mentre lottavi per procurare un’auto a «milioni di famiglie italiane», durava il bordello elettorale delle amministrative!… Eh, sì. La tattica … la solita tattica.
Il dramma degli stalinisti, commessi viaggiatori del commercio russo, consiste proprio nel fatto che, mentre debbono fare largo ai prodotti russi nella giungla della concorrenza internazionale, sono costretti nello stesso tempo, sia per la consegna nazionalista sia per la demagogia demopopolare, ad invocare l’indefinito abbassamento dei costi di produzione delle merci di fabbricazione nazionale. Sono pagati ad esempio per piazzare la «Pobieda» moscovita, ma non possono fare a meno di protestare per gli alti costi di produzione della Fiat, o della Renault, o della Rolls Royce. Ma, abbassandosi i costi di produzione di queste macchine, non si rompono le corna con questo alla concorrenza russa? Lo stesso dicasi per tutte le altre merci, ivi comprese la democrazia, l’indipendenza nazionale, l’abolizione delle case chiuse, e via dicendo. Però, tutte le contraddizioni si superano nella funzione fondamentale di ingannare e confondere il proletariato, conducendolo da delusione in delusione, anche se, di tanto in tanto, c’è la soddisfazione di vedere qualche Pavolini, difensore della industria nazionale, pendere ignominiosamente da una forca – come successo di recente a Slánský e compagni, piazzisti della Skoda e di altre merci cecoslovacche …