Utilità pubblica, cuccagna privata
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Abbiamo ripetutamente illustrato ampiamente nei « Fili del Tempo », più di scorcio in numerosissimi articoli minori – come la ricostruzione industriale, le « opere di risanamento », i lavori nelle zone terremotate o allagate, i programmi di sventramento e di piano regolatore delle grandi città, insomma le grandi imprese di « utilità pubblica » finanziate direttamente o indirettamente dallo Stato – e quindi da Pantalone, in molti casi come sottoscrittore di raccolte « umanitarie » a favore dei danneggiati, sempre come contribuente, – e invocate ad ogni piè sospinto da tutti i settori della fauna politica borghese, dalla sinistra alla destra, si risolvano in realtà solo nel piratesco sfruttamento della situazione ad opera di bande affaristiche controllanti le leve del « potere pubblico », che, senza alcun rischio, e senza capitale proprio, s’impinguano all’ombra della « collettività nazionale » e dei Partiti che la rappresentano.
Non staremo dunque a ripeterci e, soprattutto, a sviluppare di nuovo gli argomenti teorici e pratici a convalida di questa illustrazione. Riportiamo soltanto, a titolo di documentazione – una documentazione che … non finisce mai -, due notiziole, tratte entrambe dal pudico organo borghese « Il Mondo », del 7 febbraio.
La prima. Ricordate i fiumi di lacrime di nazionale cordoglio per i villaggi etnei colpiti dal terremoto dell’anno scorso, e la nobile gara per aiutarli? Ora leggete: « Sono stati costruiti alloggi che nessuno vuole perché scomodi e lontani dagli abituali centri di attività, con grande sperpero di mezzi che è andato ad esclusivo beneficio dei costruttori, mentre sarebbe stato meno costoso riparare o ricostruire gli edifici già esistenti, come tutti ancora reclamano. Finora sono state riparate soltanto le chiese, applicando la legge per i soccorsi agli alluvionati ».
La seconda. La pineta di S. Rossore è stata, secondo la legge 9 agosto 1948 concernente i beni già della corona, destinata a « fini nazionali ». Ora, in obbedienza a queste finalità … superiori, si stanno elaborando progetti per fare della pineta un’area di « espansione » della città di Pisa, ansiosa – per risorgere da una secolare decadenza – di « ricongiungersi al suo mare ». E « sono venute naturalmente le proposte degli architetti (ed ecco un progetto di labirinto balneare con colonne, rotonde e belvederi) e dei consiglieri di affari fondiari, che intravedono la prospettiva di comprare oggi (per uno) un « intangibile » bosco demaniale, da rivendersi domani (per cento) come area fabbricativa ».
E il governo? Il pudico organo liberale commenta: « il sibillino atteggiamento delle autorità governative sembra (oh candore!) nascondere l’acquiescenza verso siffatti interessi sezionali », a meno che non nasconda un’operazione finanziaria di rivendita al Comando americano di Livorno.
Ce ne stupiremo? Lo Stato è l’organo esecutivo della classe dominante e la classe dominante è la commercializzatrice di tutte le calamità naturali e … artificiali (vedi guerra) e di tutte le iniziative di « utilità pubblica ». È lei che intasca i profitti del danno o della dabbenaggine altrui.