Partito Comunista Internazionale

Questi i preti che il PCI preferisce

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«In un mio discorso ai giovani di Bologna ho ricordato alcuni semplici dati di fatto che riducono al nulla tutta la menzognera campagna orchestrata attorno alla sedicente Chiesa del silenzio. Subito l’Osservatore Romano prima, e poi il Quotidiano e il Popolo, si sono sentiti punti sul vivo e non hanno resistito al bisogno di darmi immediatamente una solenne e meritata lezione. Ma, ahi loro, la “vigorosa polemica”, come giudica il Popolo il corsivo del magno Osservatore, non riesce che a confermare la verità dei fatti addotti».

Così l’on. Luigi Longo, vice segretario del P.C.I. e notoriamente uomo della corrente dei “duri”, iniziava un suo articolo di fondo, pubblicato dall’Unità del 4 febbraio. Conoscendo la posizione, propria del marxismo, di fronte alla religione e ai culti, quale risulta dal “Manifesto dei Comunisti” e, per la parte pratica, dalla politica di repressione antireligiosa seguita dal governo rivoluzionario leninista dopo la conquista della Rivoluzione d’Ottobre, si sarebbe portati a credere che l’on. Longo, in coerenza con le sue professioni di fede politica, si scagliasse contro gli organi cattolici e vaticaneschi, rivendicando la posizione ateistica e antireligiosa dei comunisti marxisti. Ohibò! Il n. 2, o 3 non sappiamo, del P.C.I. cioè di un’organizzazione che pretende di applicare i principi della lotta di classe e di riferirsi al socialismo, si mostrava invece più bizzocco e baciapile dei vaticaneschi. Gli avversari, sia detto nel senso elettoralesco, avevano preteso di dimostrare che in Russia e nei paesi di “democrazia popolare” la chiesa cattolica sarebbe soggetta a persecuzioni. Alla “menzognera campagna” degli organi della D.C. e del Vaticano, l’invitto capo dei partigiani stalinisti aveva risposto nel suo discorso a Bologna. Non contento, e consapevole che le “parole volano, gli scritti restano”, il comunista fin dalla fase uterina Luigi Longo, il rivoluzionario ardente, combattente indomito della lotta contro la reazione in agguato, insomma lui, il Napoleone di Via Botteghe Oscure, si vedeva costretto a brandire la penna per ristabilire la “verità dei fatti addotti” dall’alto della bigoncia elettorale.

«Giudicate – egli continuava – Io “avrei mentito ben sapendo di mentire” e, per di più, avrei “mentito male”, perché, contro la pretesa vaticanesca che nei paesi di nuova democrazia la Chiesa sarebbe ridotta al silenzio, ho sostenuto che, ivi, le chiese sono aperte al pubblico, il clero riceve dallo Stato stipendi superiori a quelli di cui poteva disporre prima della guerra, e sacerdoti siedono sui banchi dei deputati e anche dei ministri».

Tale la “verità dei fatti”: che in Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Bulgaria, e, soprattutto nel “Paese del Socialismo”, i preti cattolici stanno meglio che nelle diocesi italiane. Infatti, secondo i dati sbandierati da Longo, i regimi stalin-demopopolari danno ad ogni sacerdote uno stipendio mensile di 4000 corone, equivalenti a 40-50 mila lire italiane, mentre, secondo i calcoli pietosi del profondo studioso di “questioni sociali” quale è il nostro uomo, “molti parroci italiani non riescono a racimolare più di 10-12 mila lire al mese”. Non basta, i preti sono ammessi in parlamento e nei governi. Ecco la verità, tutta la verità sulla politica dei governi staliniani nei riguardi della religione e dei preti. Una verità che fa schifo all’onesto proletario il quale vede nel clero, ovunque esso esista, un parassita sociale, partecipe dello sfruttamento delle classi lavoratrici.

Con puttanesca faccia tosta, Longo, colui che avrebbe fatto tremare la borghesia italiana con le sue truppe miliziane, tenta di mischiare un nauseante leccapiedi‌smo clericale con il socialismo, avvertendoci che risponde a verità quanto sostenuto dalla stampa vaticana circa le espropriazioni delle proprietà ecclesiastiche effettuate dai governi staliniani. Da gente così spudorata come i capi dello stalinismo ci attendiamo qualunque menzogna, visto che così bene se la intendono con i maestri dell’ipocrisia nera, ma anche se fosse rispondente a realtà l’espropriazione delle proprietà ecclesiastiche, resterebbe sempre il dato inoppugnabile che il clero è mantenuto e stipendiato dallo Stato demopopolare, e quindi messo al sicuro dall’obbligo di lavorare produttivamente. Che dire di espropriazioni che fanno vivere da rentiers gli ex proprietari?! Quanti piccoli industriali sarebbero felici di consegnare la gestione delle loro stentate aziende allo Stato e ricevere in cambio una rendita vita natural durante! Come riscalda il cuore della marmaglia piccolo borghese il “socialismo” dei Togliatti e dei Longo!…

Ma, nonostante le strombazzate reclamistiche degli scaccini dell’Unità siamo sicuri che nemmeno la promessa di portare le 10-12mila lire mensili dei parroci di campagna all’equivalente di 4000 corone cecoslovacche, alias 50.000 lire italiane, indurrà la pretaglia e la frateria nostrana a negare la scheda a De Gasperi. A gente come Longo rimarrà solo lo scorno e le batoste.