Partito Comunista Internazionale

Morto un papa se ne farà un altro

Categorie: Stalinism, USSR

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Neanche i più spietati massacratori sono eterni: è inevitabile che, oggi che scriviamo o in seguito, la falce della morte colpisca lo sterminatore della vecchia guardia bolscevica e del movimento rivoluzionario internazionale. Ma, se lo sterminio degli uomini della rivoluzione di Ottobre e la dispersione delle forze organizzate del proletariato mondiale – cioè quelli che saranno, per la borghesia di tutto il mondo, i titoli storici di Stalin morto – segnarono la risultante dell’epica lotta fra rivoluzione e controrivoluzione, tra le forze proletarie lanciate alla distruzione del regime capitalista e quelle mobilitate alla sua difesa, la scomparsa di Stalin – avvenuta o da avvenire – non è che un accidente nel corso della controrivoluzione, non annuncia l’insorgere delle forze della rivoluzione comunista, non muta nemmeno in superficie il corso storico in atto. Morto Stalin, se ne farà un altro.

Sgombriamo il terreno dal culto (in senso negativo o positivo) della personalità, del capo, del dittatore. Stalin non è stato l’artefice ma l’espressione e lo strumento della controrivoluzione internazionale. La sua durezza spietata è la durezza di una classe che, colpita al cuore dalla rivoluzione d’Ottobre, lotta per sopravvivere e sgominare l’avversario. Il sangue che cola dalle sue mani è il sangue di una lotta di classe che, sull’arena di tutto il mondo, opponeva – ed oppone – classe dominante a classe dominata: più che a Mosca e nel Cremlino, l’origine di quel sangue va cercata nelle centrali mondiali del capitalismo, là dove si è fatto tanto strepito – e ancor più se ne farà in avvenire – sulla «crudeltà mongolica» del dittatore.

Stalin è l’uomo duro che l’ondata di riflusso della rivoluzione mondiale ha sospinto al vertice della controrivoluzione russa. Come sarebbe rimasto nell’ombra se le forze rivoluzionarie avessero trionfato, così è passato apparentemente in primo piano dal momento che la reazione capitalistica, sferrata su tutti i settori del mondo, poté riprendere il controllo di una situazione che pareva irrimediabilmente compromessa. Non sono le figure, i personaggi, che contano: sono le forze storiche, non circoscritte né ad uomini né a gruppi né a nazioni, che li portano, li sostengono, e li manovrano. La controrivoluzione poteva vincere solo conquistando il vertice dello stesso partito rivoluzionario, corrompendolo con l’opportunismo prima, col tradimento aperto poi: Stalin fu l’uomo di questa situazione. Battute su scala internazionale e nazionale le forze rivoluzionarie, era data via libera alla piena trasformazione capitalistica della Russia: di questa trasformazione Stalin fu il portato e lo strumento, ancora una volta. E, poiché la trasformazione capitalistica non solo dell’enorme territorio russo-europeo, ma dell’Eurasia, era possibile, al livello raggiunto dalla tecnica, solo centralmente, sotto l’egida dello Stato, Stalin fu l’uomo dei piani quinquennali, del Moloch statale, della centralizzazione spietata, dell’industrializzazione spinta a ritmo folle. Fu, perciò anche, l’uomo dell’imperialismo e della guerra – l’altra faccia della controrivoluzione e dell’espansione capitalistica.

Egli ha dato il nome, ma solo il nome, a questo processo anonimo, irresistibile e, a tutt’oggi, inarrestabile. Non lui dominava la Russia, non lui il movimento internazionale che porta il suo nome. La classe operaia giace sotto il peso della più spaventosa sconfitta della sua storia secolare: la scomparsa di Stalin non cambia nulla alla stabilità del regime internazionale del capitalismo. Lasciamo i pennivendoli borghesi strologare sulle lotte interne e di fazione che potranno scoppiare alla sua morte: se queste scoppieranno, non saranno ancora una volta duelli fra primi attori, ma tra forze sociali vive nell’ambito della stessa classe dominante, come fra tutte le classi dominanti di tutto il mondo.

Solo la ripresa rivoluzionaria del proletariato può cambiare il corso di una storia che è di sangue e di lacrime perché è storia del capitalismo.