CISL e UIL si apparentano anche ufficialmente
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Visto che i Partiti dai quali sono ispirate erano bensì «indipendenti» ma facevano blocco come una persona sola, e come un’azienda a responsabilità collettiva, la C.I.S.L. e l’U.I.L. si sono «apparentate» anche statutariamente, come già lo erano di fatto. Queste organizzazioni di difesa degli interessi operai hanno, com’è noto, firmato un accordo la cui insegna è: «non freghiamoci a vicenda per fregare meglio i lavoratori». Nessuna delle due organizzazioni prenderà iniziative o azioni sindacali di rilievo senza consultare l’altra; nessuna delle due condurrà, rispetto ai grandi problemi internazionali, una politica diversa dall’altra (cioè tutte due serviranno in purezza di cuore l’America, giacché tale è il significato del «lottare insieme contro il comunismo e contro ogni forma di dittatura»); di fronte alla C.G.I.L. faranno fronte unito per strapparle aderenti; ma si impegnano a non strapparsene a vicenda nessuno e a non diffondere attraverso la stampa notizie di eventuali contrasti (immaginiamo che si creerà una stanza di compensazione degli iscritti e un Minculpop dei bollettini sindacali). Un comitato di rappresentanti delle due segreterie formerà una specie di direttorio in vista del perfetto funzionamento dell’unione. Sul terreno sindacale, insomma, qualcosa di simile al tanto bollato patto di unità di azione fra nenniani e togliattiani.
Dio li fa e poi li accoppia: è una vecchia storia. D’altronde nell’ambiente altamente morale della repubblica papalina, le convivenze devono, prima o poi, trovare la sanzione ufficiale nel matrimonio; le due centrali sindacali convivono da quando sono nate, e il patto di oggi non è che la trasformazione di un «amore libero» in un «amore coniugale». Che l’UIL, in particolare, volesse essere (o meglio pretendesse di essere) un organismo autonomo, sottratto alle ingerenze dei Partiti e soprattutto del Governo nessuno di noi l’ha mai bevuta: che avesse aspirazioni unitarie nemmeno. Era la stessa demagogica «istanza» di autonomia che rivendicavano i partitelli collaboranti con la D.C. al governo e perfettamente allineati con essa in tutti i problemi concreti, anche se con in spalla un diverso «bagaglio ideologico».
Comunque l’accordo sancisce lo smarrimento, la divisione, l’agganciamento allo Stato nazionale e internazionale, del sindacalismo odierno, è una conferma dell’evoluzione da noi mille volte denunciata. Sindacalismo libero, apartitico, apolitico? Andate a raccontarlo altrui: siete gli strumenti della politica borghese per manovrare ai suoi fini gli operai disorientati, organizzati nelle vostre file, magari passati in esse da quelle della C.G.I.L. nell’illusione di scrollarsi di dosso il giogo della dipendenza da un potere statale borghese a natura internazionale.
Si sono apparentati: verrà il momento in cui sarà più facile buttarli insieme tra i ferrivecchi.