Partito Comunista Internazionale

Unità Verità

Categorie: Partito Comunista Italiano, USSR

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Nella polemica ormai tradizionale tra il Tempo e l’Unità ci sia permesso, almeno in riferimento ad un recente scambio di botte e risposte, di fare da arbitri. Anche se mancano trabocchevoli folle di spettatori, il nostro giudizio non può essere meno obiettivo. L’Unità di cui ci occupiamo assegnava il titolo di «fesso del giorno» ad un redattore del Tempo, che, sotto la fotografia di una stazione artica adibita a sede del mercato delle pellicce vendute dai cacciatori russi, aveva inserito la seguente didascalia:

«In baracche come questa, nei pressi di Mongol-Boryat, nell’Unione Sovietica, avviene la raccolta di pellicce di animali catturati da cacciatori russi. Questi ricevono alti prezzi specialmente nella stagione invernale quando non è difficile mettere le mani sulle più rare qualità di animali da pelliccia. Si ignora però come i cacciatori possano impiegare il frutto del loro lavoro, dato che nell’U.R.S.S. non c’è posto per chi possiede denaro».

L’Unità aveva perfettamente ragione di trattare da fesso l’autore di simile stupidaggine. In U.R.S.S. non c’è posto per chi possiede denaro!? Evidentemente, l’allarmistica affermazione del Tempo non era diretta a spaventare i grossi capitalisti e i burocrati altolocati che annovera fra i suoi lettori. Costoro, non fosse che per il fatto che, come Marzotto ed altri, commerciano con la Russia e in questo paese mandano i loro uomini di fiducia a contrattare affari, sanno molto bene che i rubli hanno una funzione ben diversa da quella dei francobolli fuori corso. Sanno che in Russia come altrove, quasi tutti i prodotti industriali ed agricoli, e i servizi, sono legati al mercantilismo, e circolano mediante il denaro; ciò vale sia per i negozi di Stato, similari alle nostre rivendite di sali e tabacchi, sia (naturalmente) per le transazioni private che interessano tutto il campo della produzione agricola e della piccola e media industria, come ammesso dallo stesso Stalin nel suo recente saggio. Sfugge alla circolazione mercantile e monetaria solo qualche settore della produzione industriale, come è il caso delle macchine agricole che lo Stato cede in usufrutto alle cooperative agricole (colchoz), facendosi però versare una quota dei prodotti destinati agli ammassi statali. Ma, a dispetto di coloro che sballano menzogne del genere del Tempo, esiste in Russia una corrente di tecnici economici che chiede la messa in vendita, in bei rubli sonanti o fruscianti che dir si voglia, anche di questi prodotti.

Dal che si vede che i cacciatori russi, sul cui triste destino il Tempo versa lacrime, possono acquistare con il denaro ricavato dalla vendita delle pellicce, fuorché i trattori e le mietotrebbiatrici, tutto ciò che faccia loro comodo: dalla vodka al caviale, dalla casa di abitazione all’auto «Pobieda». Se poi avessero abitudini crapulone, potrebbero comprarsi una notte di godimenti in uno dei fastosi clubs notturni di un grattacielo di Mosca, ammesso naturalmente che a ciò bastasse il gruzzolo accumulato sulla pelle di volpi azzurre e di ermellini. Poveri fessi davvero, quelli del Tempo. Vorrebbero spaventare i piccoli risparmiatori che sottoscrivono i buoni postali della Repubblica italiana, dipingendo l’orso russo come il nemico dell’avarizia piccolo-borghese. Dimenticano la réclame che l’Unità svolge ai lanci di prestiti di Stato russi al 5 per cento. Caso mai i cacciatori siberiani fossero astemii e sobri, potrebbero sempre comprare al più vicino ufficio pubblico cartelle del prestito, come fa un qualsiasi salumiere o dottore in chimica delle nostre parti.

Quello che il Tempo non sa, e in questo caso non sa neppure l’Unità, è che il socialismo negherà non solo il diritto borghese di impiegare il «frutto del lavoro» altrui, ma persino il «frutto» del lavoro personale di chicchessia, poiché al carattere sociale della produzione accoppierà l’appropriazione sociale, collettiva, non personale dei prodotti. Nel socialismo, per rimanere nell’argomento, i cacciatori di pellicce non potranno scambiare pelli con denaro, e se la brutta novità toglierà loro la voglia di cacciare, ebbene le signore eleganti, che formano il pubblico del Tempo, dovranno coprirsi le membra di lana, certo non sofisticata, ma di volgari pecore.