Partito Comunista Internazionale

Partiti colabrodo

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Non batteremo la grancassa anche noi sul «caso Dell’Amico», dell’ex-presidente del paracomunista «Comitato Patriottico per la indipendenza nazionale» (sentite che fior fiore di etichetta… comunista?), già fascista di Salò, poi membro del P.C.I. ed ora convertitosi alla «libertà». Nulla di sensazionale, in questo caso: quando un partito non ha programma ed è aperto a chiunque e a qualsiasi ideologia, esso non è nulla più di un colabrodo: l’acqua vi entra e ne esce, va e viene, gli aderenti divengono dalla sera alla mattina «comunisti» da anticomunisti che erano, e dopodomani liberali, e fra un mese di nuovo fascisti o… comunisti. L’adesione non è nulla di diverso, per questi partiti, dall’affiliazione a una società scacchistica o dal pagamento del pedaggio alla porta di un bordello. L’andirivieni degli associati non fa storia.

Semmai, delle confessioni postume dell’ex-mussoliniano ed ex-togliattiano Lando dell’Amico (riportate da Il Mondo del 7 marzo), può interessare il colpo d’occhio attraverso la serratura dei grandi comitati e sottocomitati imbastiti dal baraccone delle Botteghe Oscure. Il «partito dei lavoratori»? Eccolo in inquieta ricerca di ex-fascisti e neo-fascisti da ripescare e inquadrare in nome dell’indipendenza nazionale e della Patria; sempre vigile e all’erta al primo segno di un’incrinatura tra missini, per correre a carpire potenziali elettori: pronto ogni giorno a studiare e approntare «tattiche» per far massa, brodo e numero; disposto a finanziare giornali e riviste mussoliniane per insinuare dietro la loro facciata il sottile «veleno» della ideologia comunista, ecc. Il partito-baraccone, il partito-fiera.

Ora diranno, ufficialmente, di essersi «sbarazzati di un fascista»: e si vanteranno di averne, in cambio, conquistati dieci. Conquistati, si badi bene, non ad un programma, a un’ideologia, a un metodo di lotta; ma ai bollini mensili della tessera e alla scheda del giugno tedioso… Lasciamoli cuocere nel loro brodo, o colabrodo che sia.