Partito Comunista Internazionale

A Trieste come volevasi dimostrare

Categorie: Italy, Questione Triestina

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In una corrispondenza pubblicata nel n. 4 di questo foglio, era chiaramente previsto l’esito al quale le organizzazioni sindacali avrebbero condotto l’agitazione nei Cantieri Riuniti dell’Adriatico. Come volevasi dimostrare, tutto si è risolto nel più smaccato compromesso.

Già una prima volta i sindacati avevano cercato di raggiungere la soluzione da loro auspicata mediante un referendum. Questo poggiava sull’alternativa: accettare le trattative con la parte avversa, romperle e inasprire la lotta. Le condizioni sulle quali trattare erano ignote, e gli operai subodorarono che i negoziati si sarebbero trascinati alle calende greche: la risposta fu categorica, i votanti si espressero per il 70 per cento a favore della continuazione della lotta e della rottura delle trattative con la parte padronale. I sindacati accusarono il colpo, e, intervenuta una mossa «conciliativa» dell’Ufficio del Lavoro, decisero: Nuovo referendum! (Dove si vede che non il referendum decide, ma i sindacati deliberano a seconda che il referendum fa loro comodo o no).

La mossa è riuscita: i votanti si sono espressi per la ripresa delle trattative. Diversi fattori hanno giocato nel senso voluto dalle organizzazioni sindacali: anzitutto, le misure disciplinari sono, nella nuova proposta (cioè sulla carta), «addolcite», poiché riguardano unicamente i recidivi nelle assenze ingiustificate e il «cumulo» dei ritardi è ridotto da un anno a sei mesi, mentre il termine di comunicazione dei nominativi dei colpiti dal provvedimento è allungato da sei a nove mesi; in secondo luogo, dopo un lungo periodo di agitazione, gli operai meno educati alla lotta di classe si sono lasciati abbacinare dal miraggio delle ore straordinarie che, dall’inizio della vertenza, erano state sospese; infine, gli attivisti sindacali e di partito hanno ben lavorato a rabbonire gli operai in agitazione.

Lo stratagemma sindacale è stato, non c’è che dire, abile: decurtando il salario con la sospensione delle ore straordinarie, esse hanno, fin dall’inizio, lavorato a spezzare la volontà di lotta dei proletari nell’atto stesso che fingevano di sostenerla: sapevano che, alla fine, l’immaturità di classe avrebbe prevalso, spingendo i dimostranti a piegare la schiena. Così, l’arma diretta contro i padroni si è ritorta contro i lavoratori: la grande battaglia dei C.R.A. è finita, come volevano i sindacati, nel pateracchio. Nulla di nuovo, d’accordo; ma, dopo l’esempio di compattezza e decisione che i lavoratori avevano dato, la constatazione del tradimento sindacale è ancora più penosa e schiacciante.

Il corrispondente