La gioventù socialista e il partito
Categorie: Communist Abstensionist Fraction of the PSI
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La discussione fra partecipazionisti (il brutto neologismo non poteva mancare!) e astensionisti ferve nelle file del movimento giovanile socialista.
Il Comitato Nazionale riunito a Roma dopo lunga discussione ha approvato la mozione del C.C. secondo cui la questione va rimessa alle decisioni del Partito – con l’eccezione dei rappresentanti le Puglie e l’Umbria.
Intanto da ogni parte giungono manifestazioni in senso opposto di sezioni e consessi giovanili – notevole quello emiliano-romagnolo.
Non vogliamo lasciar passare una botta di traverso allungata a noi nella discussione di Roma da un compagno del C.C. giovanile. Questi ha detto, secondo l’“Avanti!”, che le “ questioni teoriche – elezionismo o no – allignano proprio in quelle zone dov’è fiacca e recente l’organizzazione proletaria. Dove si lavora e si educa da tempo la massa, ivi si opera integralmente e assiduamente con tutti i mezzi legali e antilegalitari [toh! chi si rivede: l’integralismo!]. Beghe teoriche non risolvono il problema rivoluzionario ma soltanto l’opera pratica e fattiva di tutti i giorni”.
La tirata non é nuova per noi, usi alle obiezioni degli avversari riformisti. Ma quello che ci è nuovo è che il simpatico C. possa parlare di lavoro ed opera assidui e fattivi, quando egli di lavorare nel Partito non ha mai voluto saperne, fino a farsi tirare più volte le orecchie da chi di ragione.
Con che non vogliamo urtare il nostro giovane amico e compagno, ma solo additare al suo culto dell’estetica la magra figura che egli fa montando sul pulpito tarlato del praticismo empirico e facilone.