Partito Comunista Internazionale

Nitti, i socialisti e lo sciopero

Categorie: Communist Abstensionist Fraction of the PSI, Italy, Social Democracy, Union Question

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Il ministero Nitti, accolto in sul nascere da un quasi unanime coro di proteste violente e che doveva essere sacrificato prima ancora di dare il suo primo vagito – tanto esso rappresentava una calamità pel paese, che avrebbe solo da un ministero Salandra o Luzzatti potuto salvarsi dalla rovina – ha riportato una maggioranza di voti considerevole. A noi le piccole miserie che si svolgono nella morta gora dell’aula di Montecitorio non interessano abitualmente per nulla. Ci interessa assai più partecipare con tutta la nostra fede ed il nostro entusiasmo al grande dramma umano che si svolge intorno a noi, a questo superbo rigoglio delle forze della classe lavoratrice, che si approssima alla definitiva liberazione dal suo secolare asservimento, attraversando l’ora più critica delle sue passioni e del suo sacrificio.

Se talvolta ci occuperemo delle miserie del mondo parlamentare è solo dal punto di vista critico per trarre da esse ulteriore argomento che valga a convincere quei nostri compagni, di ciò non ancora convinti, della nessuna utilità cioè in questa ora da parte dei socialisti di partecipare ai parlamenti borghesi, nei quali non possono fare altro che opera di conservazione nell’interesse delle borghesie stesse.

In questo momento in cui la lotta tra queste ed il proletariato si avvia rapidamente alla fase risolutiva ogni attenuazione o meglio ogni meschino quanto inutile tentativo di attenuazione di essa è dannoso agli interessi proletari.

Ciò pare non vogliano assolutamente intendere i nostri compagni deputati i quali hanno mostrato chiaramente in tutto il loro atteggiamento la simpatia che essi nutrono pel Ministero Nitti, malgrado il voto contrario che a quello nulla toglie avendo assicurata la maggioranza e serve solo a dimostrare l’ossequio alla volontà del Partito.

L’on. Nitti ha fatto proprio il loro programma; perché non dovrebbero essere con lui?

Volevano essi l’abolizione della censura ed egli li ha accontentati. Hanno richiesto la smobilitazione ed egli la farà… gradatamente (campa cavallo!).

Han chiesto l’amnistia e la riforma elettorale e l’una e l’altra egli concederà.

Che si vuole più da lui? Il divieto di mandare soldati contro le repubbliche dei consigli di Ungheria e di Russia; ed egli ha promesso ciò solennemente (promesse da ministro) deducendone in conseguenza la inutilità in Italia dello sciopero generale, se lo scopo per cui esso si fa è il raggiungimento di questa finalità. In altri tempi, i compagni deputati avrebbero, in cambio di tanto bene, promesso di evitare lo sciopero, oggi non hanno potuto che assicurare che esso sarà tranquillo.

Ma non solo queste piccole concessioni vuole il proletariato.

Esso vuole ben altro. Nel prossimo sciopero intende fare una grande rassegna delle proprie forze e soprattutto saggiare lo stato d’animo della grande massa lavoratrice, che è la vera rivoluzionaria assai più che non lo sia la piccola massa organizzata che senza di quella nulla potrebbe tentare od osare.

Esso intende intimare al governo che tenga fede alle sue promesse, ma, indipendentemente da questo, intende affermare che aiuterà i compagni di Russia e di Ungheria col più valido e positivo aiuto, sia impegnandosi che ogni lavoratore a qualsiasi categoria appartenga si rifiuterà inesorabilmente di eseguire qualsiasi lavoro possa direttamente o indirettamente recare danno a quelli, sia impegnandosi a seguirne presto l’esempio e l’opera. Tutto ciò è assai di più di quanto non possa costituire un programma d’azione parlamentare.

Il partito socialista inoltre deve volere che non si speculi oltre sui sacrifici e sul sangue versato dal proletariato nella trista guerra, e non deve permettere che questa speculazione tenti di farla l’on. Nitti col consenso dei deputati socialisti.

Durante il periodo critico della guerra il partito socialista solo ebbe il sincero coraggio di affrontare l’opinione pubblica sconvolta, perturbata sotto la coercizione governativa, affermando la sua avversione alla guerra.

In quell’ora i gruppi della borghesia ed alcuni uomini di essa, tra cui l’on. Nitti, ad essa nel loro intimo forse avversi, per viltà od interesse non osarono agire contro la corrente guerraiola e furono conniventi.

Oggi le delusioni inevitabili che alla guerra vittoriosa sono seguite e la profonda miseria in cui versa il paese in conseguenza di quella hanno fatto rialzare le azioni degli avversari alla guerra. Tra poco non vi sarà alcuno che oserà di trarre vanto per aver aderito ad essa per non esporsi a qualche cosa di simile a quello che accadeva durante la guerra agli avversari di essa.

Adesso ognuno tenta l’ignobile giochetto di rifarsi una verginità da tempo ed in malo modo perduta, facendo intravedere quello che o veramente ha sentito o ha finto di sentire nei rapporti della guerra.

I socialisti non debbono prestarsi a questo giochetto. È venuta l’ora del rendiconto. Delle attuali critiche condizioni del paese sono solidalmente colpevoli tutti i gruppi borghesi e solidalmente debbono darne conto al proletariato che lo esige, che prima ha versato inutilmente il suo sangue ed oggi soffre la fame per l’ingorda speculazione di quelli che dal momento critico vogliono trarre il più ignobile profitto.

La vera fisionomia del governo borghese dell’on. Nitti, in nulla dissimile dagli altri, si rivela nei provvedimenti irrisori che prende contro costoro e nella risposta che i suoi sgherri danno alla giusta protesta del proletariato, il cui sangue ancora una volta ha bagnato tutte le città d’Italia.

Fortunatamente questa volta i compagni deputati ci hanno evitato, e di ciò va data loro lode, la irrisione della solita interrogazione.