Partito Comunista Internazionale

Sciopero generale internazionale in difesa dei Soviet

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Le modalità della manifestazione

Lo sciopero s’inizia alla mezzanotte dal 19 al 20 per le categorie che lavorano alla domenica e alla mezzanotte dal 20 al 21 per le altre categorie. Cesserà alla mezzanotte dal 21 al 22.

   Nella Camera Confederale del Lavoro di Napoli – Vico Donnaregina – siederà in permanenza una rappresentanza degli organismi iniziatori della manifestazione, e quivi dovranno essere indirizzate tutte le comunicazioni interessanti lo svolgimento della dimostrazione.

   Nella giornata di domenica avranno luogo i seguenti comizii:

   Napoli, ore 11, P. Dante – oratori: on. Bussi, Bordiga, Fobert e Borraccetti.

   S. Giov. A Teduccio, ore 11 – Lucarelli e Venditti.

   Portici, ore 20 – Lucarelli e Venditti.

   Ponticelli, ore 20 – De Leone e Reale.

   Barra, ore 18 – De Leone e Reale.

   Pozzuoli, ore 12 – Vellinati e De Zovi.

   Scafati ore, 17 – Sanna e Cecchi.

   Nocera, ore 11 – Schiavone.

   Castellammare, ore 11 – Cecchi e Carrese.

   Bagnoli, ore 11 – Nardone e Cipriani.

   Caivano, ore 18 – Ricciotti e Modestino.

   Caserta, ore 18 – Indaco.

   S. Maria C. V., ore 12 – Indaco.   Fuorigrotta, ore 19 – Cipriani e Fobert.


Manovre borghesi contro lo sciopero

   L’internazionale, che i profeti della menzogna diedero per morta sotto i colpi delle cannonate del fatale agosto 1914, vive, e dà filo da torcere ai suoi disinteressati becchini.

   La riprova della sua vitalità è data dalla incredibile furia di menzogne, di falsificazioni,  di corbellerie con cui tutti i portavoce del capitalismo, grossi e piccini, si vanno scagliando contro lo sciopero internazionale del 20-21 luglio.

   Vediamo ora applicati esattamente al grandioso movimento proletario dei paesi dell’Intesa gli stessi procedimenti che da due anni hanno avuto fortuna ai danni della Comune russa. Calunnie, vociferazioni demagogiche, speculazioni sull’ignoranza e sulla buona fede, invenzioni plateali, adulterazioni di fatti e di idee: tutto è messo in opera per svalutare la grande affermazione della coscienza internazionale dei lavoratori.

   Alla fine dello scorso dicembre, alla vigilia delle elezioni generali inglesi, Lloyd George dichiarava solennemente nella Camera dei Comuni che né l’Inghilterra né le altre potenze alleate avevano la minima intenzione di intervenire in Russia. I fatti hanno dimostrato tutta la volpina ipocrisia di tali dichiarazioni. Non si sono mandate truppe, è vero, ma non per volontà leale di lasciar la Russia libera di pensare ai casi suoi, bensì perché dopo quattro anni di guerra non si possono lanciare le truppe a nuove avventure di guerra, senza pericolo che esse passino al bolscevismo, come a Odessa, e perché l’invio di truppe mostrerebbe troppo chiaramente alle masse operaie i veri motivi della ritardata smobilitazione. Ma, se non si sono mandate truppe, si tiene la squadra inglese nel Baltico a stringere il blocco della fame contro la Russia sovietica impedendole ogni comunicazione, anche di contrabbando, con i paesi neutri vicini, Svezia, Norvegia, Danimarca, Germania; si danno armi, munizioni, viveri, denari ai Kolciak e ai Denikin perché possano rafforzare le loro bande mercenarie della reazione e massacrare in maggior numero gli operai e contadini dei Soviety, si chiude il cerchio intorno alle repubbliche comuniste, per costringerle al fallimento economico, e darne poi la colpa non all’odio di classe del capitalismo internazionale affamatore, ma alla pretesa inattuabilità dei postulati comunisti; si riconosce Kolciak, il futuro massacratore dei lavoratori e restauratore della proprietà privata, e gli si dà ogni appoggio morale e materiale nella lotta contro la repubblica sociale, che quel tristo arnese dello zarismo non potrebbe sostenere un giorno senza i denari e le armi dell’Intesa.

   E poi, con una faccia fresca degna della più genuina tradizione di S. Ignazio, si tenta di ingannare i lavoratori, facendo correre voci di prossimo ritiro delle truppe dalla Russia, di abolizione del blocco, ecc. Intanto il blocco di sottomano si inasprisce, le macchinazioni contro le Comuni di Russia si intensificano: si spera che, quando il proletariato avrà aperto gli occhi, i loro compagni di Russia e d’Ungheria, che primi sventolarono al sole della nuova storia il rosso segno della emancipazione del lavoro, saranno stati già schiacciati dai tanks dell’Intesa, dalle guardie bianche organizzate, istruite, pagate dall’Intesa.

   Il Loyola inglese ha trovato il suo piccolo panciuto imitatore in Italia. Alla vigilia dello sciopero di protesta, Nitti, con la faccia più marmorea del mondo, se ne viene a dire: “Ma come? Gli operai italiani scioperano per protestare contro l’intervento in Russia? Ma se noi intendiamo non mischiarci affatto negli affari russi e ungheresi …

   Il trucco è evidente. Intanto, è certo che soldati italiani combattono nel settore d’Arcangelo e a Vladivostok contro le milizie rosse dei Soviety. Armi e munizioni italiane sono inviate a Denikin. E, soprattutto, il governo italiano partecipa con tutto lo zelo dei servi sciocchi al blocco affamatore, la più perfida e odiosa arma imbrandita dal capitalismo internazionale contro il nuovo diritto dei lavoratori.

   Chi vuole ingannare l’on. Nitti parlando, in tali condizioni, di non intervento e di rispetto alla volontà delle popolazioni russe? Finché il governo italiano non avrà riconosciuto le repubbliche dei Consigli in Russia e in Ungheria, e non avrà ristabilito con questi paesi i rapporti diplomatici, economici, commerciali, esso è complice della politica antiproletaria dell’Intesa, e il proletariato italiano ha il diritto e il dovere di insorgere.

   Né ci fa meraviglia che la stampa borghese – e specialmente quella napoletana – che sostituisce la romana, ammutolita dallo sciopero tipografico, nel compito di bandire alle turbe la … verità confezionata a palazzo Braschi, e mentre fa questo servizio di polizia si frega le mani per aver potuto restituire alla stampa della capitale la gentilezza usata nell’inondar Napoli di giornali romani al tempo dello sciopero tipografico napoletano – non capisce niente delle ragioni dello sciopero e, mentre fa circolare manifesti di origine evidentemente poliziesca a firma dei soliti “molti operai”, o di anemiche organizzazioni gialle battezzate per l’occasione rosse, si meraviglia perché i lavoratori italiani scioperino … per un paese così lontano come la Russia.

   In questo appunto sta per noi l’importanza della manifestazione, che tutto lascia prevedere grandiosa, nonostante i maneggi e le male arti degli avversari, che però non avranno alcuna presa sugli operai. Lo sciopero del 20-21 dimostrerà che in tutto il mondo il proletariato ha assunto coscienza della sua unità, della sua funzione storica rivoluzionaria: esso sarà una notevole tappa della rivoluzione mondiale in marcia.


Il convegno di Bologna

I compagni hanno potuto desumere dall’Avanti! Lo svolgimento  delle discussioni al convegno socialista di Bologna, al quale le Sezioni del Napoletano sono state rappresentate dal compagno Bordiga.

   Da molte parti è stato vivamente discusso il criterio della Direzione di fare lo sciopero puramente dimostrativo per sole 48 ore.

   Si è invece quasi sorvolato sulle questioni da noi ampiamente dibattute nei numeri scorsi intorno alla organizzazione internazionale del movimento ed alle finalità che ad esso danno i socialisti inglesi e francesi.

   Il Convegno di Bologna, che non aveva poteri deliberativi, esaminata la situazione politica, concluse unanime per la disciplinata attuazione delle modalità stabilite dalla Direzione del Partito.

   Oggi quindi non resta altro a fare che lavorare perché lo sciopero riesca completo e la dimostrazione di forze imponente.

   Il proletariato socialista italiano riafferma la sua forza e la sua fede astenendosi dal lavoro il 20 e 21 col significato preciso di solidarietà alle repubbliche comunistiche dei Soviet di Russia, di Ungheria e degli altri paesi ove il comunismo ha trionfato – contro la politica di aggressione militare, di sabotaggio e di affamamento economico dei governi borghesi.

   Noi non abbiamo bisogno di ricordare ai compagni che essi devono compiere tutto il loro dovere per la piena riuscita del movimento, e nel tempo stesso attenersi colla più stretta disciplina alle decisioni degli organi direttivi del Partito.

   Il compagno Bordiga a chiarimento del resoconto dell’Avanti! ha inviato a questo una lettera che riproduciamo, essendo stata pubblicata con un’inesattezza che ne altera il significato:

   Caro Avanti!

   Il resoconto di quanto dissi brevemente a Bologna merita un chiarimento.

   Volli indicare il pericolo contenuto nella formula “sciopero espropriatore” troppo sintetica ed inesatta, ricordando che l’atto e il fatto rivoluzionario rivestono carattere politico e consistono nel passaggio violento del potere della borghesia al proletariato. Lo sciopero non è che una misura tattica indispensabile per la mobilitazione delle forze proletarie a tale scopo.

   Il trapasso dal regime economico capitalistico a quello comunistico s’inizia subito dopo con l’attuazione di una serie di provvedimenti mediante i quali i nuovi organismi politici procedono gradualmente alle espropriazioni economiche.

   In questo senso deve parlarsi di rivoluzione politica, ma di evoluzione economica, sia pure acceleratissima, che si determina dopo avere infranti i vincoli che i vecchi istituti politici ponevano allo sviluppo delle forme della produzione.

   Così è nel linguaggio marxista e nello svolgimento delle rivoluzioni comunistiche cui assistiamo.

   Il concetto della espropriazione simultanea alla insurrezione ed attuata capricciosamente da individui o da gruppi, implicito nella frase di “sciopero espropriatore” è un concetto anarcoide che nulla ha di rivoluzionario.

   Grazie e saluti.    Napoli, 16 luglio 1919 

Amadeo Bordiga