L’affare Dreyfus in lingua russa
Categorie: Jewish Question, Stalinism, USSR
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Facciamo una facile profezia. Se Malenkov riuscirà a mantenere il potere, sfuggendo agli odi mortali delle correnti e fazioni che vegetano nel retroscena della dittatura moscovita, la sua figura fisica sarà ben presto circonfusa da un alone glorioso. Sì, perché Malenkov sta dimostrando di amare i colpi sensazionali, le folgoranti rivelazioni, le storie romanzate, che in ogni tempo, ma specialmente nel nostro, hanno assicurato ai governanti l’ammirazione superstiziosa delle folle. Ultimo capitolo del romanzo politico del governo Malenkov rimane, fino al momento in cui scriviamo (che cosa uscirà dalle uova pasquali che il Signore del Cremlino certamente tiene in serbo, non si può prevedere), rimane la revisione del processo imbastito contro i medici-assassini, accusati a suo tempo di aver procurato la morte a Zdanov e Scerbakov con metodi di cura volutamente sbagliati.
Trattandosi della seconda puntata di un romanzo giudiziario, è di prammatica riassumere l’antefatto. Dunque, il 13 gennaio dell’anno in corso, l’Agenzia ufficiale russa Tass diramava un comunicato sulla scoperta di «un gruppo di medici terroristi, avvenuta nella U.R.S.S.». Gli incriminati erano nove di cui cinque ebrei. I loro nomi non importano. Quali le risultanze dell’istruttoria condotta dagli organi del Ministero della Sicurezza? «I criminali hanno confessato che, approfittando della malattia del compagno A. A. Zdanov, essi ne diedero una diagnosi sbagliata e, nascondendo l’affezione al miocardio, di cui egli soffriva, gli prescrissero un regime assolutamente contrario a quella grave malattia e che abbreviarono pure la vita del compagno A. S. Scerbakov, prescrivendogli un regime nocivo che ne provocò la morte. I primi attentati dei criminali furono diretti contro quadri militari dirigenti, per indebolire così la difesa del Paese. Essi cercarono di fare ammalare il Maresciallo Vassilievski, il Maresciallo Govorov, il Maresciallo Koniev, il generale Scemienko, l’ammiraglio Levcenko ed altri, ma l’arresto ha sventato i loro vili piani e i criminali non sono riusciti ad attuare i loro scopi».
All’epoca, secondo il governo russo, non esisteva possibilità di equivoco dato che i colpevoli avevano confessato pienamente, addossandosi tutti gli addebiti. Vecchia storia. Tutti coloro che, da vent’anni, sono incappati nelle epurazioni staliniane hanno dovuto confessare. L’unico che non volle farlo, Leone Trotzky, lo si dovette giustiziare senza processo a Città del Messico.
Il movente degli assassini e degli attentati apparve chiaro come la luce meridiana, grazie, si intende, alle confessioni degli incriminati. Costoro dovevano vuotare il sacco fino in fondo, sapientemente lavorati da funzionari e torturatori professionali del Ministero della Sicurezza. Infatti, la Tass poteva tranquillamente affermare: «È stato accertato che tutti questi medici — questi assassini, mostri del genere umano, i quali hanno calpestato la sacra bandiera della scienza — erano al soldo dei servizi segreti stranieri». Manco a dirlo, i servizi di spionaggio, di cui i medici assassini si confessavano strumenti, erano individuati nel campo americano ed inglese. Anzi fu montata tutta quanta una storia romanzesca (che fosse tale lo dicono ora gli stessi gerarchi del Cremlino) su tenebrosi intrighi che i medici spioni avrebbero intessuto con l’Intelligence Service e il F.B.I. americano, attraverso l’organizzazione ebraica Joint. Che putiferio doveva scatenarsi! La stampa occidentale accusò di falso la propaganda russa; gridò alla conversione del Cremlino al razzismo antisemita; lo Stato d’Israele ruppe le relazioni diplomatiche con Mosca. E la polemica di partito! I giornali stalinisti del mondo intero ripeterono le accuse di Mosca, facendo a gara nel trovare gli epiteti più ingiuriosi contro gli «assassini in camice bianco». In Italia, Togliatti difese pubblicamente, in Parlamento, l’operato delle autorità russe, incitandole, se possibile, ad una maggiore durezza nella lotta contro i «nemici del popolo» al soldo dell’imperialismo anglo-americano. Giornalisti del calibro morale di Pastore, Robotti, Ingrao scrissero sull’Unità requisitorie a 4000 gradi di temperatura, scagliando contro i loro degni compari delle redazioni anti-russe l’accusa di complicità con gli assassini russi…
Giorno 4 aprile 1953, colpo di scena. I medici assassini hanno confessato… il falso. Erano innocenti, e le confessioni furono ottenute con la tortura dai funzionari del Ministero della Sicurezza. Mistero della diplomazia russa! In un solo giorno il Cremlino dava ragione alla stampa mondiale imperialista, e torto marcio ai redattori dei fogli stalinisti, i quali poco mancò non chiedessero, in gennaio, di deporre in tribunale contro i medici-assassini. Il comunicato del Ministero degli Interni russo parlava con la stessa imperturbabile chiarezza del comunicato Tass che metteva al bando dell’umanità gli uccisori di Zdanov e Scerbakov. Premesso che una revisione dell’istruttoria era stata effettuata, il comunicato continuava: «La verifica ha dimostrato che le accuse contro le suddette persone (i medici incriminati) erano false e che le prove documentarie sulle quali gli indagatori si erano basati erano senza fondamento. È stato accertato che le deposizioni degli arrestati, che avrebbero confermate le accuse loro mosse, erano state ottenute dagli addetti all’investigazione dell’ex Ministero della Sicurezza di Stato mediante l’impiego di metodi di indagine (leggi: tortura) che sono inammissibili e rigorosamente proibiti dalle leggi sovietiche. Gli arrestati (seguivano i nomi) sono stati dichiarati completamente assolti dalle accuse di terrorismo, sabotaggio e spionaggio e sono stati rimessi in libertà» (Unità, 5-4-1953).
Il comunicato concludeva annunciando che le persone colpevoli di aver svolto irregolarmente l’inchiesta erano state arrestate. Gli accusatori prendevano dunque in gattabuia i posti degli accusati. Il 17 aprile, l’Unità riportava un articolo della Pravda, che annunciava l’arresto dell’ex vice ministro della sicurezza statale Riumin. Come nei romanzi per signorine, i buoni e gli onesti finivano col trionfare; i malvagi venivano raggiunti dal meritato castigo. Mentre, però, il movente dei presunti delitti dei medici era stato, se non scoperto, verosimilmente fabbricato dai funzionari della Sicurezza statale, nulla si è saputo sugli scopi, evidentemente politici, che i capi sconfessati si ripromettevano di raggiungere scavando la fossa, previa fucilazione alla nuca, ai medici. Riumin è stato accusato di aver agito come un nemico dello Stato, di aver preso la via delle avventure criminali, violato la legge sovietica e ingannato il governo. Ma, non comparendo nella requisitoria contro Riumin e soci la solita accusa di intelligenza con i servizi segreti stranieri, non si fa un’induzione attendibile dicendo che l’incriminazione dei medici prima e la messa in istato di accusa e in galera dei loro aguzzini poi, debbono rappresentare le prove di un sotterraneo quanto feroce scontrarsi di fazioni e di correnti all’interno della classe dominante e di Governo russa? Difficile personalizzare le correnti e le camarille in conflitto; ma che uno stato di disunione e di contrasto esista nelle sfere politiche moscovite, è provato dal fatto che, qualche giorno dopo l’incarceramento del gruppo di Riumin, il Comitato Centrale del P. C. russo procedeva all’espulsione dal proprio seno di S. D. Ignatiev, segretario del C.C., motivando il provvedimento con l’asserzione che costui, da appena un mese insediato nella carica, aveva dato «prova di cecità politica e di dabbenaggine», accreditando le risultanze delle investigazioni condotte dal suo subordinato Riumin. All’epoca, Ignatiev ricopriva infatti la carica di Ministro della Sicurezza di Stato.
Nello Stato che l’Unità decanta come il più granitico e compatto del mondo, ecco quanto avviene. La cosa piccante poi è che l’incriminazione dei medici avvenne con Stalin governante. La gloria eterna, cioè ancor più durevole dello stesso sistema solare e della Via Lattea gratificata a Stalin, non rimarrà un tantino offuscata dalla cecità del geniale Capo scoperta dal suo allievo Giorgi Malenkov? Visto che per la strada di Stalin si sono ammazzate tante persone, valeva la pena, per evitarne il deterioramento, che si scannassero i medici anche se innocenti, no? E poi chi ci toglie il dubbio pirandelliano che i veri colpevoli siano gli innocenti? Deve essere come pare alla Pravda?
L’affare Dreyfus, che sconvolse la scena politica della fine del secolo scorso, cominciò con l’incarceramento di un innocente, accusato dallo Stato Maggiore francese di spionaggio ed alto tradimento. Poi, si scoprì che i colpevoli dei reati ascritti al capitano Alfredo Dreyfus erano proprio i suoi persecutori. Fu una cosa addirittura pulita di fronte alla sua versione russa. Ma oggi, in assenza degli Zola e dei France, imperando il giallo e il fumettismo applicato alla propaganda politica e al giornalismo, imperversando i redattori della Pravda, anche una vicenda tipicamente dreyfusiana scende al livello di una indecente pornografia scritta da funzionari emorroidali. Quanto marcio è il mondo borghese!…