Epopee elettorali
Categorie: Democrazia Cristiana, Electoralism, Italy
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Corbineide
Grande scandalo, in piccionaia, per il passaggio di Corbino ad una formazione «di sinistra». In verità, qualcuno si è «sorpreso» che uno dei più puri campioni dell’economia classica, mercantile e concorrenziale, uno dei rappresentanti della cultura economica ufficiale, si sia accodato – con finanziamenti di cavalieri d’industria – allo stalinismo.
La sorpresa è solo per gli sciocchi. Rilevammo nel «Dialogato con Stalin» che Corbino ha avuto, fra gli economisti borghesi, il merito esclusivo di riconoscere che l’economia russa è capitalista, e di «scoprirlo» sulla traccia del sommo e defunto teorico di tale economia, Giuseppe Stalin. Il suo accodamento è dunque perfettamente naturale, e lo è altrettanto quello di grandi industriali in cerca di sbocchi per le loro merci. Una parte almeno della borghesia italiana ha capito: non smetterà per questo di lavorare per l’America, ma non ha ragione di non lavorare per la Russia. In definitiva, gli unici, sopravvissuti campioni della concorrenza pacifica e dell’emulazione sono gli stalinisti: Corbino ha scelto logicamente il suo campo.
La carica degli ottomila
Per quanto dicano, non è probabile che i partiti torneanti sulla scena elettorale abbiano seri dubbi sui risultati finali della giostra. Ma che dire dei patemi d’animo degli ottomila candidati in lizza per spartirsi ottocento posti? Ve li immaginate, prima e dopo la cura – raggianti di speme ora, pallidi e smunti dopo – i settemiladuecento candidati alla bocciatura? Chianciano deve aver già predisposto un adeguato servizio per riceverli, e non è escluso che, dopo il 7 giugno, sorga, in commovente unione fra i perdenti, un partito unico, il partito dei candidati in pensione. Settemiladuecento speranze fallite, settemiladuecento fegati e polmoni in dissesto, settemiladuecento falliti per ottocento laureati: che strazio!
Gonelleide
Pare che il segretario della D.C. abbia trovato qualche difficoltà a mettere insieme le membra sparse del suo Partito in vista della campagna elettorale: fatto sta che i suoi diversi organi di stampa hanno tradito divergenze e stonature, sebbene sia certo che, fra destra e sinistra, il pendolo democristiano finirà per gravitare al centro.
Non ha trovato invece difficoltà, Gonella, nel mettere insieme i candidati e nel presentare all’elettore un menù buono per tutti i gusti. Amate l’opera? Potrete votare per un illustre cantante. Amate il gioco del calcio? Potrete votare per il sommo reggitore del foot-ball nazionale. Amate il ciclismo? Voterete per Binda. Amate il teatro? Voterete per Titina De Filippo. E via discorrendo.
Avremo così un parlamento canoro, muscoloso, teatrale, sistemista; e sarà finalmente realizzato il sogno di un Toto-Montecitorio con distribuzione di milionari e ventate di puri diletti artistici nella sorda e grigia aula del Parlamento (e, ma diciamolo piano, la speranza di un solido e «ben angolato» calcio nel sedere).