Gli eccessi e gli orrori della reazione rumena
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BUCAREST, dicembre.
Il nuovo organo del dottor Lupu L’Aurora ha pubblicato una statistica edificante, quella del numero dei prigionieri che sono rinchiusi in una fortezza rumena. Disgraziatamente questa statistica è molto incompleta e non riguarda altro che i detenuti nelle fortezze di Jilava per il periodo di un anno.
Risulta però egualmente da questa statistica che tra il 1° settembre 1920 e il 1° settembre 1921 333 socialisti e comunisti sono entrati nel forte di Jilava. Di essi 33 sono usciti, condannati ai lavori forzati, per essere trasportati nelle miniere di salgemma, 121 sono stati condannati e attendono l’esito del corso in appello, 32 subiscono da più di sei mesi l’arresto preventivo, 36 sono stati liberati senza aver subito nessun giudizio e 114, detenuti da più di sei mesi, attendono di passare davanti ai tribunali.
Questi detenuti sono racchiusi in camerate di 18 e 12 posti, entro celle fredde, oscure e umide, situate al di sotto del livello del suolo. Sono privi di coperte e di biancheria, nutriti in modo deplorevole e nella impossibilità di ricevere cibo dall’esterno, essendo troppo gravi le difficoltà pratiche per l’approvvigionamento. Fino al mese di aprile essi furono costretti a lavori faticosi e ripugnanti: taglio di alberi, sterro, spurgo di canali. Essi non possono leggere altro che la Bibbia e i giornali del governo.
Quattro compagni si trovano in carcere in queste condizioni senza essere mai stati interrogati. Una ventina di essi non ha più di ventun anni di età, quattro sono inferiori ai diciotto anni.
Sette detenuti sono incolpati di avere partecipato al congresso legale del partito, che ha avuto luogo nel mese di febbraio, quattro sono stati arrestati per aver manifestato l’intenzione di recarsi al Congresso sindacale del maggio, uno per avere effettivamente partecipato ad esso; ventisei sono noti militanti del Partito comunista, quattro sono fratelli di comunisti incarcerati, quattro sono socialisti, nove non conoscono il motivo per cui sono stati arrestati. Tra i prigionieri si trovano pure i deputati Poponitz e Stefanov.
Quando i prigionieri vengono interrogati, l’interrogatorio si riduce alle seguenti domande:
A qual partito appartieni? Sei favorevole all’adesione alla III Internazionale? Cosa farai quando sarai liberato?
I prigionieri che si ammalano non vengono portati all’ospedale.
Questi dati non comprendono però le vittime del terrore bianco rumeno che si trovano in altre carceri oppure sono stati incarcerati prima del settembre 1920. Tra questi ultimi si trova il deputato Bongior.
Migliaia di studenti lavorano nelle miniere di sale di Ocne-Nari, di Doftana, di Slanic, nella Bessarabia, in Transilvania, nella Rumania vecchia. Centinaia di giovani della Bessarabia sono in carcere per aver voluto fondare dei circoli di cultura. Centinaia di detenuti riempiono le prigioni di Văcărești, a poca distanza da Bucarest. Tra di essi vi sono i Delegati al Congresso di maggio, di cui 8 deputati e 27 donne.
In tutte queste carceri i comunisti hanno già sostenuto numerosi scioperi della fame. Il 23 novembre i detenuti della prigione di Văcărești hanno rivolto al commissario regio che ha l’incarico di istruire il loro processo una protesta di cui ecco il punto essenziale:
«Noi siamo detenuti da cinque mesi per aver preso la parola in un Congresso che si era radunato con il consenso delle autorità legali che hanno privato il nostro paese dei diritti di associazione, riunione e stampa. Successivamente ci è stato promesso che saremmo stati giudicati il 5, poi il 20 settembre, in seguito il 5 ed il 20 del mese successivo. Da cento giorni siamo in carcere senza essere stati mai interrogati. Noi non sappiamo ancora quando ci si giudicherà. Se il 25 corrente non sarà fissata la data del nostro processo o della nostra liberazione, noi ricorreremo allo sciopero della fame».
I misfatti della reazione rumena devono essere rivelati e lo saranno.
I comunisti si riservano di dare di essi una documentazione completa in occasione delle feste per l’incoronazione di Ferdinando I. Ci limitiamo oggi a citare un fatto: il nostro giovane compagno Leonhardt studente di 18 anni è stato condannato, dopo 12 mesi di pesante carcere preventivo, a 4 anni di lavori forzati e portato nelle miniere di sale di Doftana. Il suo delitto è quello di avere, per uno scherzo fanciullesco, fatto suonare le campane della chiesa metropolitana il 19 ottobre 1920, la vigilia dello sciopero generale.
A questo modo governa, in Romania, il Partito popolare. In modo non diverso governerà domani il Partito liberale. Come la Polonia e come la Jugoslavia, anche la Rumania subisce lo scatenarsi della reazione.