Partito Comunista Internazionale

Il Partito Comunista di Francia verso il Congresso di Marsiglia

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PARIGI, 11

Dal 25 al 29 dicembre il Partito comunista di Francia terrà a Marsiglia il suo Congresso annuale.

È il primo Congresso ordinario che esso tiene: i due Congressi tenuti in primavera ed in autunno non hanno trattato che questioni amministrative.

L’ordine del giorno comprende:

  1. Rapporto tra partito e sindacati.
  2. La politica agraria del partito.
  3. Problema militare e difesa nazionale.
  4. Tattica elettorale
  5. Organizzazione delle donne.
  6. Cooperative di consumo e partito.
  7. Elezione dell’esecutivo.

Il primo argomento occuperà molto tempo: questa trattazione dei rapporti del partito nei confronti dei sindacati è importante ed urgente allo stesso tempo. Il problema è nella pratica già risolto tra il Comitato dei rivoluzionari sindacalisti e il Partito: essi lavorano in tutte le principali azioni politiche di comune accordo. Così nel maggio in occasione della lotta contro l’occupazione della Ruhr e per il congedo delle classi 1919 e 1920; nell’azione contro i provvedimenti di eccezione militari; nell’azione di soccorso per gli affamati di Russia; recentemente nelle dimostrazioni contro la condanna di Sacco e Vanzetti. Tanto il Comitato ed il Partito considerano naturale il mantenimento di questa comunanza d’azione.

Una questione dei rapporti con la Confederazione sindacale non esiste per il fatto che essa è in mano ai riformisti. I signori Jouhaux, Dumoulin, Uberrheim sono tanto ostili ai comunisti quanto sono invece favorevoli ai socialisti dissidenti, sebbene continuino a gabellarsi per antipolitici.

Sino a quando la Confederazione non sarà conquistata dalla frazione rivoluzionaria non ci sarà alcuna questione da poter trattare in comune.

La conquista della Confederazione da parte dei rivoluzionari, dei sindacalisti e comunisti, è possibile? Essa sembrò per molto tempo imminente; al Congresso di Lilla del giugno di quest’anno ed anche subito dopo, quando la risoluzione delle frazioni rivoluzionarie contro ogni scissione raccolse 1300 voti contro 1500 riformisti. A dispetto di questa forte minoranza rivoluzionaria, o meglio appunto in seguito alla sua forza, i fautori di Amsterdam, che al Congresso dovettero mascherare le loro velleità secessionistiche, si sono poi dati a tutt’opera per scindere i sindacati prima che un nuovo Congresso sindacale riuscisse a dare la maggioranza ai rivoluzionari.

Un gran numero di Federazioni sono già più o meno spezzate: quelle degli impiegati, dei lavoratori della terra, degli operai di costruzione, dei ferrovieri, degli operai dello Stato e comuni.

Per tutti questi non esiste più la questione come conquistare la Confederazione, sibbene come si possa della vecchia Confederazione salvare il più possibile per la causa rivoluzionaria.

I rapporti tra il Partito ed il Comitato dei rivoluzionari sindacalisti, malgrado l’azione comune, non sono ancora sufficientemente precisati.

Soprattutto sulla questione dell’autonomia sindacale esistono disaccordi.

Si deve, in questa questione, distinguere tra i comunisti puri ed i sindacalisti comunisti. I comunisti puri si pongono sul terreno della risoluzione del Congresso dei sindacati rossi, mentre i sindacalisti comunisti sono per una completa autonomia sindacale e in ciò sono sostenuti dai sindacalisti al di fuori del partito.

I sindacalisti comunisti che sono membri del Partito sono dei compagni che sino alla Rivoluzione russa furono assolutamente antipolitici, ma dopo di essa riconoscono la necessità della dittatura del proletariato e delle azioni politiche e più o meno anche di un partito speciale politico.

Molti di essi sono fautori tutt’ora della concezione antipolitica e attribuiscono al partito unicamente una ristretta sfera di attività; la propaganda agli intellettuali ed i contadini, che non possono essere guadagnati mercé i sindacati, ma sono contrari alla tattica di guadagnare i sindacati al partito comunista col mezzo dei nuclei comunisti entro i sindacati medesimi.

Questa attitudine speciale e contraddittoria dei sindacalisti comunisti prova come non si è ancora da loro compresa sufficientemente la essenza e la funzione storica dei distinti partiti politici proletari per quanto abbiano aderito al partito comunista e come essi persistono non solo nella loro concezione antiparlamentare, ma anche in quelle antipolitiche.

Il numero dei fautori di questa concezione in seno del partito, non è grande; ma poiché gli altri membri sindacalisti del Comitato che sono al di fuori del partito condividono lo stesso punto di vista, il Partito è del parere che bisogna mostrarsi accondiscendenti. Le tesi dell’Esecutivo riguardanti il problema sindacale non parlano perciò di allacciamento organizzatorio né di speciali nuclei, ma invece fanno risaltare che l’autonomia sindacale deve essere mantenuta, che i sindacati debbono amministrarsi e governarsi del tutto indipendenti. L’Esecutivo è d’opinione che la comunanza d’azione, come sino ad oggi esisteva, debba continuare perché è il migliore modo per ravvicinare le due principali forze del movimento proletario rivoluzionario fino a rendere possibile quel congiungimento organizzatorio che è stato deciso dal Congresso dell’Internazionale Sindacale Rossa.