Partito Comunista Internazionale

Il gran provocatore

Categorie: DDR, USSR

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Dopo aver scaraventato sugli arrestati, sui morti e sugli operai in generale di Berlino l’accusa di provocatori o traviati da provocatori, i dirigenti russi hanno fatto come di dovere l’autocritica, e concluso che, se gli operai non li seguono, la colpa è degli errori commessi dal regime. Le «norme» di lavoro sono perciò state abbassate, gli assegni familiari aumentati, l’attuazione dei piani di costruzione di case operaie accelerata. Si vuol mettere una pezza all’«incidente».

Ma la pezza è peggiore del buco. I dirigenti russi ammettono così che il grande «provocatore» è la persistenza di un regime di sfruttamento della forza-lavoro che accomuna est ed ovest in un’unica legge di difesa del profitto. Fosse o no chiara negli operai berlinesi la coscienza delle ragioni per cui si sono mossi, la loro rivolta è una schiacciante dimostrazione che, su tutti i fronti del mondo «liberato», la legge capitalistica della giungla impera, e che il gigante proletario giace affranto da una gragnuola di sconfitte, ma non domo.