Partito Comunista Internazionale

Gli industriali non conoscono cortine di ferro

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La stampa di non sospette simpatie filogovernative ha scritto nei giorni scorsi della scoperta di un vasto traffico clandestino di metalli «strategici» destinato agli Stati del blocco orientale. Si è saputo che la Direzione generale della P.S. ha inviato appositamente un ispettore a Milano e Como col compito di indagare. Numerosi arresti sono stati operati, ma il capo dell’organizzazione, che, secondo la polizia, sarebbe l’addetto commerciale alla legazione di Romania nella capitale svizzera, risulta tuttora latitante.

La stampa di informazione ha pure rivelato che il misterioso rumeno distribuiva ai suoi complici il trenta per cento sul valore delle merci che l’organizzazione di contrabbandieri riusciva a spedire oltre la cosiddetta cortina di ferro. Si tratta, sempre secondo le fonti citate, di altissimi guadagni, tenendo conto del fatto che materie prime strategiche come il tungsteno, il volframio, l’uranio hanno un valore altissimo contenuto in modesto volume. Non sono mancate le cifre approssimative: il valore complessivo del traffico clandestino che si sarebbe svolto fin dal 1950, si aggirerebbe su una decina di miliardi di lire.

Come materiali così preziosi prendessero la via di Vienna o di Praga o di Mosca alla barba dei funzionari della Dogana, è stato illustrato dai giornali. Tranne, s’intende, l’Unità, troppo riguardosa per dare in pasto ai propri lettori simili bocconi scandalistici. Commercio legale, sì: contrabbando, mai: predicano i santoni della legalità, anche se sotto sotto si fregano le mani per ogni buon affare portato a termine dai compari russi o cechi, poco importa se condotto con i sistemi dei trafficanti di stupefacenti. Per chi comprende che il commercio arricchisce gli speculatori, è chiaro che, contrabbando o meno, i traffici giovano almeno a due parti; certamente, nel caso discusso, non ai russi soltanto.

Dal ’50 al ’51 interi vagoni ferroviari passarono la frontiera carichi di materiale strategico nascosto nel più banale dei modi: cioè in doppi fondi che erano stati praticati in una cinquantina di vagoni merci, i quali apparentemente venivano adibiti al traffico di cipolle con i Paesi nordici dell’Europa. Nei ripostigli segreti avrebbero viaggiato, secondo la polizia, rame elettrolitico, cuscinetti a sfere, alluminio e metalli anche più preziosi.

Nella faccenda ci sono molti punti oscuri. Ad esempio, non si comprende come i contrabbandieri avessero il modo di manomettere i vagoni merci, praticandovi dei doppi fondi. O meglio, si comprende solo deducendo che il trucco sia stato operato all’interno delle aziende industriali e commerciali, interessate al traffico. Comunque, dato che il volframio e l’uranio non si trovano dal droghiere, è certo che grosse ditte industriali sono coinvolte nel traffico clandestino. Anzi, è stato annunziato che sono state interrogate dalla polizia una decina di persone legate agli industriali metallurgici dell’Alta Italia. Non che noi dubitiamo che la faccenda svanirà come una bolla di sapone. Anche Brusadelli doveva rispondere alla giustizia (scusate tanto!), ma è noto che di poliziotti e magistrati doveva altamente infischiarsene. Il disappunto del Governo e della stampa che ne esprime le intenzioni è evidente, e non immotivato, dato che simili colpi mancini fanno montare in bestia gli Americani. Ma il governo di Roma è sempre il governo degli industriali e dei commercianti, e alla fine gli toccherà di difenderli di fronte alle rimostranze delle autorità americane che sono preposte a sorvegliare che non vadano a finire nei paesi cominformisti i materiali strategici di Occidente.

Quel che rimane è che, contrabbando o meno, i presunti nemici trafficano.

Gli industriali milanesi sono quelle poche persone che non hanno bisogno di leggere la nostra stampa per sapere che tra il capitalismo e il modo di produzione vigente nei paesi controllati dalla Russia e nella stessa Russia, non esistono affatto delle incompatibilità. I magnati della grande industria, gli speculatori di alto bordo, i pirati del commercio all’ingrosso che pure la C.G.I.L. minaccia quotidianamente di espropriare, non hanno bisogno di leggere Marx per sapere che oltre cortina vige una copia conforme del capitalismo di tutti i tempi e luoghi. Loro lo sanno in base agli introiti realizzati commerciando, sia pure di contrabbando, con i paesi che la Russia avrebbe, secondo l’Unità, portati sulla via del socialismo…