All’OM si “tratta” (di fregare gli operai)
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Milano
La necessità capitalista di ridurre i costi di produzione e di aumentare la produttività del lavoro ha portato la Direzione dell’O.M. a ridurre i tempi e i prezzi dei cottimi e, necessariamente, il salario operaio.
Inizialmente l’attacco al salario operaio è avvenuto nel reparto «Macchinario» e immediatamente gli operai di questo sono scesi compatti in sciopero rispondendo no al tentativo di far loro riprendere il lavoro con la solita sporca commedia, da parte degli opportunisti sindacali, che «poi si sarebbe trattato».
Da venerdì 3-7 fino a martedì 7-7 lo sciopero è continuato compatto finché alla sera si è presentato sulla scena il conciliatore di turno che è poi il solito Cinelli coi soliti bagolamenti sul «buon cuore» della Direzione Aziendale che avrebbe lasciato aperta la porta «alla speranza» di una revisione dei cottimi favorevole agli operai dopo «opportuni interpellamenti» con la Direzione Centrale a patto che gli operai «riprendessero il lavoro».
In realtà la porta aperta c’è stata per una cinquantina di operai sospesi. Gli «opportuni interpellamenti» si risolveranno nell’anno del mai e intanto gli operai riprendono il lavoro con 25 o 30 ore in meno nella busta paga.
Si ricordino gli operai di tutto questo e ricordino anche tutti gli altri scioperi finiti allo stesso modo e li segnino pure in conto, qualcuno dovrà ben pagare.
E sappiano, soprattutto, che con la Direzione non si «tratta» ma si lotta contro la Direzione perché è la rappresentante del capitalismo; e sappiano ancora che l’unica impostazione da dare allo sciopero anche locale e parziale, perché esso possa avere un risultato favorevole agli operai è di porre come condizione prima il pagamento e non il recupero delle ore perse nello sciopero condotto ad oltranza e come seconda il tentare immediatamente ed a tutti i costi di estendere lo sciopero ad altri reparti e ad altre aziende perché la condizione di oppressione e sfruttamento del lavoro salariato è uguale, in regime capitalista, per tutti i proletari.