Partito Comunista Internazionale

Il proletariato e i suoi capi

Categorie: Partito Comunista Italiano, Stalinism

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Nel numero di fine aprile del periodico Vie Nuove, capitatomi per caso fra le mani, una cosa mi ha fatto una pena infinita: le « sette espressioni di Togliatti ».

Erano sette fotografie in cui quest’Uomo dall’U maiuscola si compiaceva mostrarsi in sette pose o « espressioni » come i suoi adoratori hanno scritto.

Sì, è questo che mi ha fatto cadere le braccia. Perché? Perché mi ha mostrato la rovina in cui il proletariato è caduto e la difficoltà materiale di vederlo rialzarsi da un abisso di miseria. È mai possibile – mi sono chiesto – che i lavoratori si siano ridotti a cercare la realizzazione delle loro rivendicazioni di classe nell’opera di un uomo che venerano come un’immagine sacra? A nulla è valsa, dunque, l’esperienza del recente passato quando un duce imbattibile nel mostrarsi in vetrina in tutte le pose, si era accaparrato con gli stessi metodi di auto-esaltazione la fiducia anche di lavoratori, che ne hanno pagato il prezzo col sangue sui campi di battaglia terrestri, navali e aerei di tutto il mondo?

Il proletariato non ha dunque avuto la capacità di demolire criticamente i metodi e i mezzi di cui la classe nemica si serve per opprimerlo, fra i quali quello di creare un mito intorno a un uomo è uno dei più sfruttati? E non solo non ha respinto questo metodo squisitamente capitalista, ma l’ha addirittura fatto suo e l’adopera in concorrenza col proprio nemico di classe, nelle stesse forme di eccitazione morbosa e cieca?

Il comizio cui ho avuto la ventura di assistere qui a Messina, e tenuto dallo stesso uomo di cui sopra, da Togliatti, me ne ha dato la prova schiacciante. Un disco fonografico che avesse registrato la cronaca non si diversificherebbe da nessun altro disco da cui si potessero riascoltare le folle deliranti per Mussolini e la voce dei suoi presentatori da baraccone.

Nulla di diverso da allora. Gli applausi più frenetici al grande capo del « partito dei patrioti » si scatenavano allorquando egli esaltava il proprio patriottismo socialistoide: nessuno sentiva un moto di sdegno proletario; e forse nessuno ha fatto caso a quella che è stata la frase più significativa del suo discorso e che riassume veramente la politica dello stalinismo: in parole povere: « accogliete (si rivolgeva agli attuali governanti) in mezzo a voi i rappresentanti della classe operaia, e vedrete diminuire (leggi finire) gli scioperi e le altre manifestazioni antigovernative ».

Questi capi grandi e piccoli, che ci appestano col lezzo ributtante delle loro persone atteggiate a salvatori del genere umano, possono ancora aver partita vinta, oggi che il proletariato si è smarrito nei gorghi dell’opportunismo. Domani, e che sia presto, i grandi capi, i grandi uomini, questi pupazzi tanto ignobili quanto inutili, faranno la fine che meritano.

X.Y.Z.