Partito Comunista Internazionale

La pagliacciata postelettorale

Categorie: Democrazia Cristiana, Electoralism, Italy, Partito Comunista Italiano, Partito Socialista Italiano

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La pagliacciata della consultazione elettorale (nella quale si sono profusi, scrivono « tecnici » molto ottimisti, 40 miliardi di lire) sembra un nonnulla, oggi, in confronto alla pagliacciata che le ha fatto seguito, e il cui splendido fiore è l’ennesimo gabinetto De Gasperi.

Pagliacciata al centro. Dopo aver fatto balenare la possibilità che non De Gasperi ma un « uomo nuovo » avrebbe raccolta la successione – possibilità che aveva mandato in brodo di giuggiole gli « esperti » del giornalismo di sinistra – don Alcide si è « a malincuore » inchinato alla voce concorde del Paese e ha ereditato se stesso. Dopo aver fatto balenare la seconda possibilità che « uomini nuovi » avrebbero fatto corona all’intramontabile presidente, la solita rotazione di ministri è avvenuta e, con qualche sensazionale (ma solo in apparenza) siluramento, si è fatto un governo di cui si ignora il programma – ma chi s’interessa di programmi, oggi, e chi mai li applica? – ma di cui è facile capire l’orientamento. Quale? Il classico compromesso trasformista degasperiano – come dicono i liberali – candidamente corruttore di ciò che – diciamo noi – è già arcicorrotto, o voglioso di farsi arcicorrompere. Un pizzico di « sinistrismo », un certo colorino meridionalista: tutto fa. Cioè tutto come prima.

Pagliacciata nei partiti minori. Usciti staffilati dalla consultazione della cosiddetta volontà popolare, questi cercano di rimontare la corrente facendo il viso dell’arme al partito dominante, di cui, dopo tutto, hanno allegramente favorito il trionfo; si sforzano di rendersi preziosi, importanti, indispensabili. Ma sono pronti od a schierarsi col padrone, od a mettersi in riserva nell’eventualità che, su scala internazionale se non interna, l’« operazione Nenni », cioè la pacificazione fra i due blocchi, li richiami al potere in una nuova edizione dell’esarchia. Ma fra i liberali c’è già chi penzola verso i monarchici, e fra i monarchici chi penzola verso i democristiani. Risultati delle elezioni a rovescia: gli alleati divenuti nemici, i nemici divenuti alleati. Alla faccia della volontà popolare.

Arci-pagliacciata alla sinistra. Costoro, nenniani e togliattiani, vanno proclamandosi su tutti i toni i vincitori del 7 giugno: questa data è, per loro, poco meno di quella della presa della Bastiglia. Ma sono vincitori belanti che mendicano un incarico dai vinti e, invece di usare con questi il linguaggio dei forti, strisciano ai loro stivali con l’untuosità dei servi. Sentono da Mosca un venticello di conciliazione universale? Non altrimenti si spiega che Togliatti abbia ammesso l’ineluttabilità del patto Atlantico (o non rivendicano continuamente Yalta e Potsdam, cioè i trattati che fecero dell’Italia una parte della riserva di caccia mondiale degli U.S.A.?), e che Nenni chieda non l’abbandono dell’atlantismo ma una attenuazione dell’oltranzismo atlantico, un blocco filo-americano col giglio invece che col bastone. Ma Nenni, che è il più spassoso giullare della vita politica italiana, è andato oltre, e si è fatto consigliere spirituale di De Gasperi raccomandandogli i buoni uffici dei dirigenti « comunisti » 1953, i quali, ben diversamente dagli uomini del 1921 e di Livorno, sono « uomini seri e preparati » e rappresentano una « formazione moderna inserita nella vita nazionale », cioè delle persone ammodo, patriote, gelose della sacra democrazia, ben disposte a reggere le sorti della nazione in modo « ragionevole », invece degli « asini teologici » di Livorno (asino teologico è per Nenni chi ha un programma da agitare; gli uomini seri e preparati sono quelli che hanno cento programmi come cento marsine, ma soprattutto un guardaroba di livree ministeriali e di patriottiche divise in tricolore, come lui e i suoi raccomandati).

Nenni ha fatto, insomma, ancora una volta, da introduttore e raccomandatore alla borghesia italiana dei precari servizi dello stalinismo; e non è detto che, quando i « Grandi » si riuniranno, il consiglio non giunga da più alto loco. Alla faccia della vittoria.

Forse forse, la pagliacciata collettiva si concluderà in qualcosa di molto serio, e lo stesso De Gasperi ha la sensazione, come Saragat, che il suo gabinetto sia provvisorio, perché su scala internazionale vanno maturando giorni di riconciliazione universale. E allora la greppia andrà ridivisa, senza bisogno di nuove consultazioni popolari, sempre alla faccia della volontà del… popolo sovrano.