Le grotte della ricostruzione nazionale
Categorie: Housing Question, Italy
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La realtà della situazione e della «ricostruzione» edilizia in Italia è stata ripetutamente denunciata su queste colonne. Ma si tratta di una realtà al fondo della quale è difficile arrivare, tanto arruffato è il labirinto nel quale ci si muove tante sono le «sorprese» che, dalle stesse fonti borghesi, di giorno in giorno vengono alla luce.
Il 13 agosto u.s., un numero del Tempo di Milano viene fresco fresco a rivelare che, contro 2985 appartamenti signorili costruiti a Milano, solo 125 ne sono stati allestiti di tipo popolare e che i censimenti comunali della fine del 1951 annotavano ancora, nella «capitale morale d’Italia», «5927 fra baracche, cantine e grotte, abitate da ben 6114 famiglie, il che significa che in 7370 vani di tale misera condizione abitavano almeno dalle 15 alle 20 mila persone»; aggiungeva che a Milano, non a Matera o in altri centri tradizionali del troglodismo edilizio, il 18% delle abitazioni sono prive d’acqua potabile, il 32% di servizi igienici, il 56% del bagno, il 66% del termosifone. Milano formicola di grattacieli, di edifici di gran lusso, di palazzi di ufficio: se si stesse alla pura statistica dei vani, l’affollamento non vi sarebbe eccessivo, ma la verità è che i vani sono per gran parte adibiti ad ufficio ed è enorme la percentuale degli appartamenti di molti vani occupati da famiglie di ristrettissimo numero di persone. Il resto è sovraffollato e, come si è visto, in condizioni da definirsi rispetto al «progresso» capitalistico, preistoriche, mentre l’attività edilizia tende a diminuire e la popolazione cresce.
Il bilancio della ricostruzione edilizia non potrebbe essere maggiormente di classe.