Partito Comunista Internazionale

IV Repubblica e Marocco

Categorie: France, Morocco, Vietnam

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Dopo l’Indocina il Marocco: l’Impero coloniale francese, monumento di pirateria e teatro di vertiginose speculazioni, sta in piedi soltanto grazie all’esercizio aperto della violenza e all’uso spregiudicato della corruzione.

La borghesia ha vantato, lungo tutta la sua storia, la funzione civilizzatrice delle potenze coloniali. La realtà è che queste hanno retto il proprio dominio sulla miseria e sul sangue e, lungi dallo sviluppare le risorse economiche dei Paesi dominati, le hanno mortificate e intristite. Di più, applicando su vasta scala il principio romano del «divide et impera», hanno fatto e fanno leva, per conservare il proprio dominio, sugli strati sociali più retrogradi dei cosiddetti Paesi di colore.

In Indocina, la Francia si è appoggiata a Bao Dai contro il Vietmin; in Marocco, si appoggia al gran feudatario berbero di Marrakech contro un sultano colpevole di prestar troppo orecchio ai partigiani dell’indipendenza nazionale e del rammodernamento politico ed economico del Paese. Con mossa degna delle migliori tradizioni coloniali, attizza le rivalità fra i due gruppi (che non sono soltanto gruppi razziali diversi ma gruppi sociali contrapposti da secolari vicende storiche); finge poi di intervenire come mediatrice imparziale; infine, butta la maschera e rovescia il «sovrano legittimo», reo fra l’altro di aver favorito le proposte americane di un esame all’O.N.U. della politica coloniale francese.

La stampa occidentale, che fa tanto strepito sui colpi di Stato – miscela di astuzia e di violenza – in cui si è specializzato il Cremlino, non sembra trovar motivo di critica nei fatti marocchini.

Comunque questi si concludano, Marocco e Indocina continueranno a pesare duramente sul bilancio della Francia, e ad aggravare uno stato di crisi permanente di cui le recenti agitazioni sociali sono un sintomo impressionante, mentre alzano ancora una volta il velo sulla spietata, ferrea realtà dell’imperialismo.