Partito Comunista Internazionale

To’ chi si rivede

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Ricordavamo (non certo con piacere) il Gigino Cinelli segretario della F.I.O.M., gran bonzo sindacale e bonzetto politico dello stalinismo milanese, acceso difensore della politica sindacale del suo Partito e rovente accusatore dei critici e degli avversari del centrismo togliattiano. Lo ricordano molti nostri compagni operai di fabbrica, scontratisi contro l’opportunismo o il tradimento dei nazionalcomunisti. Era, o sembrava, una delle colonne del P.C.I.

Ma, sulla via di non sappiamo quale Damasco, Cinelli è stato colpito, come S. Paolo, da un’improvvisa illuminazione, ed essendosi dimesso sia dalla segreteria provinciale della F.I.O.M. sia dal P.C.I., ha inviato al Corriere della Sera il testo della lettera con la quale accompagnò il suo distacco. Figurarsi: Gigino Cinelli non condivide certe inframettenze del Partito nell’azione sindacale e, tanto meno, l’interpretazione ufficiale degli ultimi avvenimenti in Russia e nella Germania-Est. Colui che tutto aveva finora digerito, si è trovato improvvisamente sul gozzo Beria e i fatti di Berlino. Davvero, non supponevamo che Cinelli fosse di stomaco così delicato.

Non sappiamo dove andrà a finire l’ex-bonzo: è facile supporre che «avrà scelto la libertà», cioè si accoderà a una delle tante organizzazioni incaricate di dare una tintarella socialista alla politica occidentale, giacché Cinelli si è dimesso col fermo proposito di continuare a difendere (alla faccia della difesa!) gli interessi operai. Renderà al nuovo padrone gli stessi preclari servigi che già ha reso al vecchio. È così infatti che si sceglie la libertà.