Partito Comunista Internazionale

Se Mosca piange Roma non ride

Categorie: Italy, USSR

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Abbiamo tante volte illustrato la gravità delle condizioni di salario e di lavoro in Russia, che non ci si vorrà attribuire tenerezza per la «politica sociale» dello stalinismo e dei suoi continuatori. Ma, francamente, quando leggiamo la nostra stampa parlare con sdegno delle miserie della famiglia-tipo in Russia per trarre dal confronto la dimostrazione della superiorità del regime nostrano, è poco se non ci viene il prurito alle mani. In realtà, certi confronti, oltre che odiosi, sono, dal punto di vista della nostra classe dominante, quanto mai improduttivi.

Sul Corriere della Sera, Eddy Gilmore parla appunto delle condizioni di vita di una famiglia operaia tipo a Mosca. Grave scandalo: una famiglia di quattro persone vive in un appartamento di due camere, con bagno e cucina in comune con altre tre famiglie, senza telefono né automobile né bicicletta, ma con apparecchio radio-fono-televisivo. A Milano, certe cose, in ambiente operaio, non si verificano: stiamo in… uno per camera, abbiamo tutti il gabinetto, giriamo in automobile e parliamo per telefono. Altro grave scandalo: la moglie del capofamiglia-tipo, dovendo sgravarsi ed essendo stata portata alla Maternità, fu sistemata in una camera con altre tre donne. Il salario del capofamiglia è basso e, certo – tradotto in lire italiane – inferiore a quello medio nostrano: l’articolista aggiunge tuttavia che i servizi medici sono gratuiti, e che per la scuola non si pagano tasse. Nelle fabbriche regna il malcontento, inoperante però e improduttivo perché «di sciopero in Russia non si parla», come se la possibilità di scioperare in Occidente (quando c’è) eliminasse le cause di disagio degli operai nelle fabbriche, o il suo esercizio, circondato da tutte le cautele di legge e diretto da organizzazioni sindacali legate più o meno direttamente allo Stato, recasse sempre e necessariamente – oggi – un alleviamento nelle condizioni di vita e di lavoro.

Che concluderne? Quello che vorrebbe l’articolista, cioè che si sta tanto meglio da noi? Affatto: solo che tutto il mondo capitalista è paese, e che, se Mosca piange, Roma non ride – non ride, forse, più che Mosca non pianga.