Nulla di nuovo sotto il sole della società borghese
Categorie: Labor productivity, Papal state
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Dall’Almanacco per lo Stato Pontificio, anno primo 1845, a pg. 152, sotto il titolo «Del buono e del cattivo successo delle intraprese industriali»: «… La forza è l’industria degli operai che lavorano a mano o quella di chi dirige le macchine. A questi gioverà assicurare uno stipendio non maggiore di quanto è necessario per vivere con le loro famiglie e ceder loro una parte dei vantaggi che recheranno la diminuzione delle perdite, la perfezione e la quantità dei prodotti, facendo così che il lavoratore sia stimolato dal suo proprio interesse a fare meglio e più che può e a perfezione. … Valgano queste massime … a guidare chi volesse beneficare la Patria con qualcuna delle tante industrie di cui essa difetta ed assicurargli quella ricompensa che tale lodevole concepimento gli merita».
1845! Stato Pontificio! È tutto dire! Stakhanovismo, taylorismo, ecc. forme nuove del capitalismo?
Stato feudale che in economia sviluppa capitalismo ed in politica è estremo baluardo dell’assolutismo reazionario, magari con l’aiuto degli ultrademocratici chassepots francesi. Lo Stato qui aiuta con consigli e magari con provvidenze e a Napoli incarica Re Bomba di coccolarsi le regie manifatture di ceramica di Capodimonte.
Stimolare l’emulazione fra gli operai mettendoli a parte dei vantaggi derivanti da oculate e previdenziali economie, da cauti e sani affari, da bassi costi e da perfetti e numerosi prodotti, per avere in cambio il meglio e il più. 1845 non 1945! Stato Pontificio, non Russia Sovietica per gli uni, né United States of America per gli altri.
Più innanzi il pontificio estensore guarda con ammirazione alla Inghilterra, rilevando che «un operaio inglese pagato franchi 9,50 al giorno costa meno di uno francese pagato soli franchi 3, perché il primo fa quattro volte più di lavoro».
Di Vittorio pensa di essere il più bel comunista proponendo il Piano della C.G.I.L. Che fremiti, le ossa degli antenati inglesi e papalini; e che disprezzo per simile plagiatore! Il fariseo crede di averla fatta finita con la Rivoluzione semplicemente per aver riposto in soffitta i testi marxisti; ma non si è accorto che dallo scaffale gli è caduto un almanacco qualunque, senza titoli sensazionali: un anonimo libriccino da 20 baiocchi.
Ed infine, il capitalista, o meglio, per essere fedeli al testo citato, il benefattore del Capitale, cui i consigli sono rivolti a gloria della Patria (Patria = Capitale per tutti coloro che intingono la penna nell’inchiostro rosso) «per assicurargli quella ricompensa che tale lodevole concepimento gli merita».
Chiaro?: al servitore, per prestazioni, in uscita lire … ecc.! È la contabilità che deve quadrare, per cui gli uomini, che ne sono semplici estensori, ricevono un compenso, che è pur sempre una quota parte di lavoro non pagato.
Queste le nuove forme!? Il Capitale stimola uomini alla sua conservazione, non quest’uomo piuttosto di quello: mette in movimento un intreccio di interessi cui sono legati uomini e cose in una sarabanda infernale.
Già nel 1845 si ha materialmente, non nel cervello del genio Marx, tutto l’arco del tipo di produzione capitalista. Non si aveva bisogno di arrivare al ’71, al ’77, né tanto meno all’era della bomba atomica, per conoscere vita, morte e miracoli di questo migliore dei mondi possibili.
A distanza di oltre un secolo il programma non può restare che invariato, invariate restando le basi della società, anche se la storia per dialettica disposizione tende sempre più ad eliminare il primo attore, ed il buttafuori delle scene sociali vede muoversi sotto i suoi occhi organizzazioni impersonali ed anonime.
Quale diversità potrebbe correre fra una qualunque Società mista russo-rumena per lo sfruttamento del petrolio, e la Continental Press Service, «quella perfetta organizzazione di informazioni sulle corse dei cavalli, che controlla il gioco degli ippodromi di tre quarti di America?».
«Secondo il rapporto Kefauver (Epoca, 15-12-53) sulla criminalità e sulla corruzione politica negli Stati Uniti, il nemico pubblico n. 1 non è più una persona fisica».
Ecco la classe! Fluido che ammalia chi tocca, che asservisce «chiunque le si sottometta», senza domandargli nome, discendenza, luogo e data di nascita.
Tutti, nella enorme maggioranza, incoscienti di esplicare una funzione sociale e storica ben precisa, scientificamente analizzata e conosciuta; sulla quale funzione alcuni uomini, magari provenienti da classi sociali diametralmente opposte, «illuminati», coscienti per quel tanto che di cosciente possa avere il modo capitalista di produzione, lottano contro le inevitabili contraddizioni del sistema, contro le moderne milizie barbare, le vergini forze sociali della Rivoluzione.
Questo si legge nel 1845; non certe idiozie sulle quali si pretenderebbe non tanto di costruire qualche presunta nuova scuoletta quanto di aggiornare la dottrina rivoluzionaria.
Il cronista