Partito Comunista Internazionale

Il film giallo della guerra fredda

Categorie: USA, USSR

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In mancanza di fatti spettacolari con cui imbottire i crani dell’uomo della strada, i registi della guerra (o pace) fredda hanno intonato concordi i loro strumenti sul tema delle fughe «in cerca della libertà». Mogli di diplomatici e diplomatici, aviatori e, addirittura ex ministri, fanno in questi giorni la spola a cavallo della cortina di ferro, e i due contendenti su scala mondiale gareggiano a chi le spara più grosse e vanta l’ospite di calibro maggiore.

La cosa ha del grottesco: e tuttavia, dietro questa girandola di fatti veri o presunti, dove la realtà sfuma nel mito e nella leggenda – per cui nulla impedisce che domani si legga della fuga in Occidente di Malenkov e in Oriente di Foster Dulles – c’è, come dietro tutti i miti, qualcosa di serio, un lavoro di spola, un processo di osmosi, che tendono ad allacciare fra gli «irriducibili nemici» rapporti di amicizia e perfino di collaborazione, e che, come nel famoso e allora mitico volo di Hess, esprimono spinte profonde nel sottosuolo della società capitalistica.

Poco conta, dunque, che Beria sia o no scappato: conta il fatto che, mentre la propaganda orchestrata scandalizza (o cerca di scandalizzare) il pubblico con la storia delle evasioni dalla Russia o dall’Inghilterra – e i complici od organizzatori delle stesse finiscono magari in gattabuia – sotto sotto, in silenzio, i massimi registi della politica mondiale preparano l’evasione non di singoli ma di interi Paesi dalla gigantesca truffa di un insanabile conflitto ideologico. Domani, forse vedremo Stati Uniti e Russia scambiarsi non soltanto transfughi, ma abbracci ufficiali. E comincerà una nuova beffa.