Al sole di Roma
Categorie: Democrazia Cristiana, Italy
Questo articolo è stato pubblicato in:
Il nostro manager
Quegli stessi giornali che avevano salutato nel ministero Pella, con un sospiro di malcelato sollievo, un governo di ordinaria amministrazione, osservano ora perplessi che il successore di De Gasperi ha abbandonato il tono umile da amministratore comune di situazioni comuni e, fra l’altro, ha spostato di propria iniziativa truppe di competenza non sua né di altri ministri, ma del N.A.T.O., e lanciato al mondo in forma ultimativa, senza previa consultazione dei suoi collaboratori, un piano di soluzione per Trieste, e scelto a tale scopo uno dei colli fatali di Roma, anzi addirittura il Campidoglio. E tremano ch’egli, inavvertitamente, traligni in Alcide o addirittura in Benito.
Strani tipi che auspicavano l’ordinaria amministrazione, il piede di casa, in un mondo dagli improvvisi e straordinari colpi di scena, con tutte le porte aperte ai venti di levante e ponente. Strani tipi i quali, dopo aver salutato il ritorno alla sana e ordinaria amministrazione – ch’era la retorica parola d’ordine del fascismo, o del qualunquismo – si stupiscono dei toni imperiali e del piglio ducesco del ragioniere-capo. Strani tipi che non vedono (o fingono di non vedere) che le democrazie moderne sono forzatamente e necessariamente totalitarie, e invocare l’ordinaria amministrazione è, appunto, invocare il massimo accentramento, che è, nello Stato come nella grande azienda o nel trust, una realtà imprescindibile della macchina produttiva (o improduttiva). Volete gli amministratori? E allora, volete anche i tanto temuti managers.
Prospettive nere
Il povero Pella s’era assunto il compito di bene amministrare le faccende dell’economia nazionale. E non dubitiamo della sincerità dei suoi propositi, giacché ne andava della sua classe e quindi anche della sua esimia persona. Ma non sembra che basti un buon amministratore locale, alla navigazione faticosa della barca; e i fattori esterni, i fattori internazionali, vanno in controsenso alle manovre dei piloti del Viminale.
Non bastando l’aspra concorrenza dell’industria tedesca – concorrenza che ha allegramente soffiato alla consorella italica i mercati più ambiti e redditizi -, ma non bastando le misure anti-liberalizzatrici di Londra e di Parigi, ecco infatti i governi britannico e francese ridurre il saggio ufficiale di sconto per fornire agli operatori economici nazionali denaro più a buon mercato.
Il provvedimento mira, fra l’altro, ad aumentare le possibilità di competizione sul mercato mondiale delle merci prodotte in Inghilterra e in Francia, e reca quindi un nuovo contributo alle difficoltà di esportazione di prodotti industriali dall’Italia. Ma Pella, difensore con Einaudi di una politica limitatrice del credito, si lascerà fucilare sul «Piave della lira» piuttosto che seguire l’esempio dei colleghi parigino e londinese. Dopo tutto, sarà un modo di scaricare sulle spalle altrui la responsabilità del fallimento di una politica economica e della disamministrazione dello Stato. Proprio come con Trieste.
Pella continuerà a regalare agli italiani il suo roseo ed imperturbabile ottimismo. Se i fatti lo smentiscono, la colpa è altrui.
LA GIUSTIZIA
È davvero difficile penetrare nei misteri della democrazia. Una volta sarebbe stato delitto non dir male delle guerre condotte dal fascismo, anche a tutela di quell’onor militare che a tutti i partiti antifascisti sta gelosamente a cuore: ora è delitto, proprio a tutela di quell’onore dire quello che tutti sanno e che molti hanno già scritto, putacaso, sulla guerra in Grecia. E poiché tutti gli italiani, più o meno, sono militari in congedo, fra poco il codice militare fungerà da unico testo di giustizia, e la democrazia rincarerà la dose delle leggi di P.S. del fascismo, magari sotto l’egida di un patriarca dell’antifascismo assurto a vendicatore delle patrie glorie guerriere.
Ragione per cui, anche, l’amnistia non riguarderà reati compiuti a mezzo stampa; e, ma qui la ragione è un’altra, non estinguerà i delitti elettorali, essendo compatibile che si truffi e ammazzi il proprio simile ma sommamente imperdonabile che si truffi ed ammazzi quel pilastro dell’ordine democratico, quel venerato tabù, che è la scheda.