Il pool della carne da cannone europea
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Quando fu decisa la creazione del « pool » del carbone e dell’acciaio si disse – e si aveva ragione di dirlo -, ch’essa segnava un passo avanti nel rafforzamento della comunità atlantica « di difesa » o, in altre parole, del blocco imperialista occidentale. Gli Stati europei avrebbero messo in comune le loro risorse di carbone e di acciaio sottoponendole ad una direzione unica ed organizzandone unitariamente la produzione e lo scambio. Non mettevano in comune le proprie risorse di beni di consumo; mettevano in comune le risorse delle materie prime fondamentali della guerra, il potenziale economico per il quale e con il quale si consuma il massacro, non fosse altro che perché è lo strumento del vorticoso moto di accumulazione capitalistica, del suo frenetico sviluppo e delle sue gigantesche crisi. E metterle in comune significava altresì, praticamente, costituire un enorme serbatoio a cui il grande centro imperialistico intorno al quale gira la « comunità » atlantica potesse attingere. Quello che non era riuscito alle assemblee politiche e nel campo degli spostamenti di beni e servizi pacifici e di forza-lavoro, sarebbe riuscito ad una specie di « comité des forges » europeo per lo spostamento delle materie prime dell’industria pesante: per esso sarebbero cadute barriere doganali e cortine di ferro di Stati nazionali e sovrani.
Venne poi l’unificazione, almeno tendenziale, degli eserciti europei: l’Assemblea federativa di Strasburgo si perdeva in logomachie; siderurgici e generali lavoravano sodo. Siamo, ora, ad un altro passo avanti; l’iniziativa e il compito fondamentale di spianare la via alla « federazione europea » passano direttamente all’Assemblea del pool carbone-acciaio; alla potenza delle materie prime essenziali del riarmo è affidata la missione di unificare o, almeno, di avvicinare gli uomini. L’Europa sarà federata dai magnati dell’acciaio.
Carbone ed acciaio sono la spina dorsale dell’imperialismo e della guerra; la federazione europea, quando e come nascerà, sarà al servizio del carbone e dell’acciaio. Un solo ente è chiamato a sovrintendere alla produzione e all’accantonamento delle materie prime dell’imperialismo; lo stesso ente provvederà alla « messa in comune » della forza-lavoro e della carne da cannone europea. Cadranno barriere doganali e forse anche politiche: l’imperialismo non conosce confini, né devono conoscerli i suoi strumenti di lotta.
A presiedere l’assemblea acciaio-carbone-carne umana, è stato chiamato il socialista Spaak. Nomina significativa: quando si tratta di collegare strettamente capitale e lavoro, capitale costante e capitale variabile, strumenti di produzione e forza-lavoro, quando urge mobilitare le braccia per far funzionare strutture metalliche e armi distruttive, la direzione e la regia di questa opera spetta di diritto ai traditori della classe operaia. La socialdemocrazia è partita dalla coalizione in regime di guerra, per finire nella sovraintendenza all’organizzazione preventiva, in tempo di « pace », degli strumenti del massacro. È il compito che essa si assume nel blocco ovest come se lo assume lo stalinismo nel blocco est e, attraverso le propaggini dei suoi partiti, in tutto il mondo.
Sollevate il sipario delle strombazzature propagandistiche, dietro l’assemblea di Lussemburgo e di Strasburgo non troverete che questa realtà cinica e brutale. Nasce l’Europa? Nascono gli strumenti coordinati e collettivi per l’ennesima sua trasformazione in un unico lago di sangue, all’insegna dell’acciaio e del carbone, sotto le bandiere spiegate dell’imperialismo.