Partito Comunista Internazionale

I grandi liberati della democrazia internazionale

Categorie: Germany, Nazism, Steel production

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Molto scalpore ha fatto sulla stampa benpensante la reintegrazione di Krupp, già epurato e carcerato, al possesso e alla direzione del suo gigantesco complesso industriale. Non meno chiasso si fa sulle liberazioni di generali tedeschi o sulla sospensione dei decreti di smantellamento o di dislocazione dei cartelli della Ruhr.

Ma perché tanto baccano? Non è da oggi che gli alleati smantellano i loro piani di pastorizzazione della Germania, non da oggi hanno riposto nella rinascita dell’industria pesante tedesca le loro speranze di difesa del «mondo libero». Che interesse ha la liberazione e reintegrazione di personaggi tanto illustri quanto insignificanti, al cospetto del riarmo integrale dell’Occidente europeo? Quelli che sono rinati sono gli alti forni, i laminatoi, le fabbriche d’armi: non vi scandalizzate di questi e dovreste scandalizzarvi di un generale o di un industriale «richiamati in ruolo»? La Germania occidentale ha prodotto nel marzo 1952 1,3 milioni di tonnellate di acciaio e più di un milione di tonnellate di ferro greggio: due o tre anni fa produceva appena un terzo di quanto usciva dalle acciaierie inglesi; oggi produce più di queste (produzione inglese in marzo: 1,28 milioni di tonn. di acciaio, 807.000 tonn. di ferro greggio). Ferro e acciaio: ecco i grandi «liberati» della crociata mondiale democratica. Poco conta che Krupp o Kesserling siano in carcere o fuori, perché fuori è la potenza economica che sola serve di base e di strumento all’imperialismo. Il «maligno» non si annida in individui, per abili ed energici che siano: esso fa tutt’uno con le forze motrici dell’economia capitalistica. Non è tedesco o americano o russo: esso è il «diavolo nel corpo» del sistema di produzione borghese. L’acciaio si crea i suoi capitani d’industria e i suoi generali, poco conta che nome portino; potete distruggerne cento, e cento ed uno ne rinasceranno. I protagonisti dell’imperialismo non sono le marionette che la stampa e la storiografia borghesi mettono in primo piano, ma gli strumenti di produzione travolti in un frenetico moto di accumulazione. Possono scomparire i finti protagonisti – e infatti sono scomparsi i grandi «criminali di guerra» -; ma i protagonisti veri rimangono.

È lì che si fucina il terzo massacro mondiale.