Partito Comunista Internazionale

Sulla questione del parlamentarismo Pt.1

Categorie: Communist Abstensionist Fraction of the PSI, Electoralism

Articolo genitore: O Preparazione rivoluzionaria, o preparazione elettorale

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Sulla questione del parlamentarismo

L’articolo che pubblichiamo, traducendolo da «Kommunismus», organo della III Internazionale per il sud-est Europa, costituisce un pregevolissimo contributo alla quistione del parlamentarismo e corrisponde in grandissima parte alle nostre vedute.

Lo riportiamo nella certezza di far cosa gradita ai lettori, a cui non sfuggirà quale peso abbiano nella discussione del vitale argomento, scritti importantissimi, che – come il presente – chiariscono quanto sia in difetto il massimalismo elettorale italiano verso le dottrine e verso gli organi internazionali comunisti.

I.

È oggi opinione generale che la questione del Parlamentarismo non sia una questione di principio, ma solo di tattica. Benché questa tesi sia indubbiamente giusta, tuttavia essa presenta molti punti oscuri. Astraendo da ciò che essa è enunziata quasi esclusivamente da coloro, che in pratica sono per il parlamentarismo –, sicché la adesione ad essa significa quasi sempre adesione al parlamentarismo; si dice poco, quando si dice che una questione non è questione di principio ma solo di tattica. Specialmente perché, mancando una vera teoria (della conoscenza) del Socialismo, il rapporto di una questione tattica coi principii è affatto oscuro.

Senza voler qui trattare neppure sommariamente questo problema, deve tuttavia ritenersi certo quanto segue. Tattica significa pratica attuazione dei principii stabiliti. Tattica è quindi il tratto di unione tra lo scopo finale e la immediata realtà. Essa è quindi determinata da un lato dai principii e scopi saldamente fissati del Comunismo, dall’altro dalla realtà storica in continua mutazione. Quando si parla della grande duttilità della tattica comunista (almeno in rapporto a ciò, che questa dovrebbe essere), per la esatta comprensione di questo concetto non si deve dimenticare che la pieghevolezza della tattica comunista è diretta conseguenza della rigidità dei principii comunisti. Soltanto per il fatto, che gl’immutabili principii del comunisto son destinati a trasformare in maniera vitale e fruttuosa la realtà continuamente modificantesi, essi possono conservare quella tale duttilità. Ogni «politica realista» ogni azione non guidata da principii diventa rigida e schematica, quanto più è ritenuta originale da uomini privi di principii (per esempio la politica imperialista tedesca) poiché l’immanente nel mutevole, la forza motrice nella complessità dei fatti, son cose che la «politica realista» non può fissare. Se l’azione politica non è guidata da una teoria capace di influire fruttuosamente sugli avvenimenti e di diventare per essi feconda, in luogo di essa sottentra la consuetudine, la copia, la routine, inette ad adattarsi ai bisogni del momento.

Appunto per questa coesione con la teoria, e coi principii, la tattica comunista si differenzia da ogni «politica realista» borghese o socialdemocratica – piccolo borghese. Se dunque per il partito comunista un problema è posto come problema tattico, bisogna domandare: 1° a quali principii si ricollega il problema in questione! – 2° in omaggio a tale collegamento, in quale situazione storica questa tattica si può adoperare! – 3° sempre in conformità ai principii, di qual natura deve esser la tattica! 4° come bisogna considerare il collegamento di una singola questione tattica colle altre questioni tattiche particolari – anche qui in rapporto con le questione di principio!

II

Per definire con maggior precisione il parlamentarismo quale problema tattico del comunismo, occorre partir sempre da un lato dal principio della lotta di classe, dall’altro dall’analisi concreta del presente e reale stato dei rapporti di forza materiale ed ideologica delle classi in lotta. Da qui nascono due decisive questioni: 1° quando è che, in linea generale, il parlamentarismo può esser preso in considerazione come arma, come mezzo tattico del proletariato! – 2° come va adoperata quest’arma nell’interesse della lotta di classe proletaria!

La lotta di classe del proletariato nega per la sua natura la società borghese. Ciò non significa affatto l’indifferentismo verso lo Stato, giustamente deriso da Marx, ma al contrario che si deve adoperare una forma di lotta, nella quale il proletariato non si faccia le mani dalle forme e dai mezzi, che la società borghese ha foggiato per i propri fini, una forma di lotta cioè, in cui l’iniziativa sia fondamentalmente dalla parte del proletariato. Però non si deve dimenticare, che questa forma della lotta proletaria può spiegarsi in tutta la sua purezza solo raramente, principalmente perché il proletariato, sebbene per effetto della sua missione storico-filosofica stia in lotta perpetua contro l’esistenza stessa della società borghese, tuttavia nelle effettive situazioni storiche spesso si trova ridotto alla difensiva contro la borghesia. L’idea della lotta di classe proletaria è di per sé una grande offensiva contro il capitalismo, e la storia fa apparire tale offensiva come una necessità per il proletariato. La posizione tattica, in cui a volta a volta si trova il proletariato, si può pertanto definire nella maniera più semplice secondochè è di carattere offensivo o difensivo. Da quanto si è detto finora sgorga spontaneamente la conseguenza, che in situazione difensiva si devono adoperare mezzi tattici, che per loro intima natura sono in contraddizione con l’idea della lotta di classe proletaria. Perciò l’uso di tali mezzi, d’altronde, inevitabile, è sempre congiunto al pericolo, che essi sieno capaci di danneggiare lo scopo, per cui sono adoperati, la lotta di classe del proletariato.

Il Parlamento, caratteristico strumento della borghesia, può, dunque, esser solo un’arma difensiva del proletariato. Con ciò è data senz’altro la risposta alla domanda del quando essa va usata: in una fase della lotta di classe, in cui, per effetto sia dei rapporti esteriori di forza, sia di interna immaturità ideologica, non sia possibile al proletariato di combattere la borghesia coi propri specifici mezzi d’assalto. L’accettazione dell’attività parlamentare significa, quindi, per ogni partito comunista la coscienza e la confessione che non si può pensare alla rivoluzione a breve data. Il proletariato, costretto alla difensiva, può allora usare la tribuna parlamentare a fin di agitazione e di propaganda; può adoperare le possibilità, assicurate dalla libertà borghese ai membri del Parlamento, come surrogato delle altre forme di manifestazione soppresse; le lotte parlamentari colla borghesia possono servire a raccogliere le forze per preparare la vera e propria lotta contro la borghesia. Si capisce facilmente, che una simile fase possa attualmente avere una durata relativamente lunga, ma ciò non muta niente al fatto, che per un partito comunista l’attività parlamentare non può mai esser altro che una preparazione alla vera lotta, ma la lotta stessa.