Partito Comunista Internazionale

La solita ricetta

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Nel suo resoconto annuale sulla situazione economica, la Banca d’Italia è giunta a due conclusioni, nei riguardi della crisi che invade interi settori dell’industria nazionale: che la crisi è determinata dal rallentamento nella costituzione di scorte strategiche e dal ritardo nell’esecuzione dei piani internazionali di riarmo, e che, per restringerne la portata, occorrono provvedimenti intesi a favorire l’esportazione e a migliorare il potere di acquisto del mercato interno.

Queste conclusioni sono interessanti per due versi. Anzitutto perché sono un’esplicita confessione che l’economia capitalista internazionale si è retta e si regge unicamente in virtù della produzione di guerra. In secondo luogo, per la vanità dei provvedimenti di «economia di pace» che periodicamente vengono prospettati. È chiaro infatti che favorire l’esportazione ha poco senso in una congiuntura in cui tutti i Paesi tendono ad esportare al massimo e ad importare al minimo e la stessa ben più potente Inghilterra ci si è rotta le corna; mentre un allargamento del mercato interno grazie ad un aumento del reddito spendibile presupporrebbe quel regime di piena occupazione di cui si lamenta appunto la mancanza.

Ne risulta che le «conclusioni» della Banca d’Italia hanno un solo senso: la crisi è determinata da sfasamenti nei programmi di riarmo e nella realizzazione di provvidenziali conflitti bellici; per superarla, non c’è che una via – riarmarsi e combattere.

Dopo di che, anche il mercato interno si espanderà…