Non esistono cortine di ferro sociali fra Oriente ed Occidente
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Il nostro sforzo critico tende fra l’altro a dimostrare che, se cortine di ferro esistono fra Occidente ed Oriente, esse sono di natura puramente imperialistica e perciò contingente, ma le due grandi aree mondiali sono, sul piano sociale, identiche, e le indubbie differenze nel metodo di governo – relative a particolari situazioni e, nel fondo, molto minori di quanto sembri a primo aspetto – hanno tuttavia un obiettivo comune, la conservazione del regime del salariato.
Una delle tante differenze che le democrazie occidentali amavano fino a qualche tempo fa sbandierare sul terreno dei rapporti fra capitale e lavoro era che, nel loro ambito, il diritto di sciopero è riconosciuto, mentre nell’area orientale esso è categoricamente escluso. Da un po’ di tempo, tuttavia, le stesse democrazie vanno rivendicando la necessità di leggi limitative e seguono con soddisfazione gli sviluppi che in questo campo si riscontrano in diversi Paesi dimenticando tutto il baccano levato dagli altoparlanti della loro propaganda. Ed ecco, riportata con particolare giubilo, la notizia che nella Germania occidentale «democratizzata» – e tutelata nella sua perfetta democrazia dagli eserciti di tre «liberatori» – lo sciopero dei tipografi berlinesi è stato dichiarato illegale perché «politico», mentre per essere riconosciuto come legittimo lo sciopero deve essere «unicamente economico». Ma lo sciopero puramente economico non esiste, come non esiste lotta economica pura: quindi la decisione degli organi giudiziari tedesco-occidentali equivale alla liquidazione del diritto di sciopero. È chiaro che, quando il regime capitalista istituisce una distinzione fra scioperi politici e scioperi economici, esso pensa in realtà a qualcosa d’altro; la sua distinzione è fra le agitazioni passibili di essere manovrate e controllate in pieno da forze controrivoluzionarie e quelle che sfuggono non solo nel loro ulteriore sviluppo ma fin dall’inizio, a qualunque controllo ufficiale; fra quelle che riconosce come opportuna valvola di sfogo a normali trattative fra datori di lavoro e prestatori d’opera, e quelle che lo minacciano perché sono potenzialmente o attualmente dirette contro le basi del sistema. E solo queste ultime meritano il nome di sciopero.
Così, anche in questo settore dei rapporti sociali la cortina di ferro cade, e i due grandi settori del capitalismo mondiale si uniscono in una comune, caparbia decisione di difendere coi mezzi tipici del totalitarismo l’ordine costituito.