Epurazioni
Categorie: Antifascism, Fascism, Italy, Opportunism
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L’industria italiana è nata, prima ancora che nascesse il fascismo, in regime di protezione doganale e di monopolio. Ha speculato sul prezzo dello zolfo dei fiammiferi, del vetro dei bicchieri, delle fibre tessili dei vestiti, dei componenti chimici dei medicinali, del cemento e del ferro delle case; quando non le sono bastati i paradisi artificiali dell’autarchia, ha trovato una miniera d’oro nelle forniture militari, nella preparazione dei più terribili ordini di morte. Infine, quando i nodi minacciavano di venire al pettine, ha trovato e indicato alle masse proletarie un capro espiatorio in Mussolini e compari. E si è salvata per le scale di servizio.
Ora l’industriale tira il fiato e si asciuga la fronte madida di sudore. Non è l’epurazione che lo spaventa; ha pensato a tempo, la vecchia volpe, a crearsi dei titoli di merito patriottico.
No, il pericolo egli lo vede altrove: nelle masse che ancora gridano «patria!» e «democrazia», ma grideranno domani «rivoluzione!», nell’avanguardia proletaria che s’è scrollata di dosso il giogo per procedere oltre, nel proletariato che cerca i suoi strumenti di combattimento e di lotta intorno a un partito rivoluzionario e ai suoi organismi di classe. E pensa con un brivido a un altro primo maggio che non sia di “conciliazione nazionale” ma di classe, che non sappia d’incenso, né di fanfara. È lo stesso primo maggio che noi attendiamo.