Controluce
Categorie: Antifascism, Fascism, Italy, PCInt, World War II
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Fra gli squilli di gioia e le grida di tripudio levatisi da tutti gli altri giornali milanesi in questo fatidico 1º maggio, Prometeo solo ha fatto udire una nota alquanto discordante dal tono generale di inno incondizionato ai risultati raggiunti. Può darsi che più d’un lettore abbia detto: «Che guastafeste!».
In realtà, era facile anche per noi abbandonarci alla gioia sfrenata per la liberazione dal medioevo fascista, appagarci della felicità di saper finite le torture e le persecuzioni, lasciarci trasportare dal piacere di narrare fatterelli e particolari sulla cattura dei malfattori fascisti. Era facile, insomma, «sederci» dopo l’aspra corsa ad ostacoli, come se avessimo raggiunto la meta.
Ma purtroppo il cammino è ancora lungo e difficile; per altri, forse, la lotta è finita: per noi continua più delicata e ardua che mai. A noi s’impone ancora e sempre il compito di tener desta la coscienza di classe del proletariato, di indicargli le strade false sulle quali il capitalismo bardato di rosso tenta di attirarlo per sviarlo dal compimento della missione storica che l’acuta critica marxista gli ha riconosciuto: missione che consiste nell’abolizione della società capitalistico-borghese per creare una nuova condizione di vita sociale senza classi e senza stati sempre intenti a distruggersi a vicenda in guerre sanguinose.
Una parte dello stesso proletariato, forse, stanca di tanti patimenti, di tante sofferenze sopportate durante questi atroci anni di guerra, s’illude di avere oggi raggiunto una tappa serena e si culla nel senso di sollievo che deriva dalla distruzione del nazifascismo e dalla cessazione delle ostilità. Può darsi che al suo orecchio la «voce della coscienza» di Prometeo suoni alquanto molesta, in confronto agli inneggiamenti e ai canti di trionfo che ode da tutti i lati. Ma questa voce accorata si rivolge a tutti i lavoratori, e specialmente ai migliori fra gli operai, a quelli forniti di più matura coscienza di classe, per ricordare la dura realtà presente, l’impellente compito rivoluzionario che li attende e il luminoso ideale dell’avvenire.