Partito Comunista Internazionale

L’unità di classe

Categorie: Antifascism, Democratism, Fascism, Italy

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Oh, finalmente è finita con la sbirraglia fascista: finalmente possiamo dire liberamente la nostra parola.

Vediamo un po’ che cos’è stato il fascismo. Come lo vedo io, non è stato che il servo del nostro nemico numero 1, la borghesia. È essa che lo ha finanziato, è essa che lo ha portato al potere, è essa che gli ha procurato i mezzi per costruirsi questa grande macchina di repressione e di reazione. Essa lo ha spinto alla guerra, ed essa stessa, la borghesia nostrana, quando nel luglio del 1943 si vedeva minacciata di distruzione da un conflitto provocato per accrescere i guadagni e lucri e sfruttamento, lo ha messo alla porta. Servo della borghesia nostrana fino al 25 luglio, ancora si accinse a far da servo: questa volta della borghesia tedesca. Sotto i colpi di maglio degli anglo-americani, dei partigiani nostri compagni proletari che si rifiutarono ancora, una volta di cadere nelle grinfie di una guerra già persa, degli operai delle fabbriche che già avevano sabotato la produzione e che spontaneamente ed entusiasticamente hanno picchiato sodo, il fascismo, da vile servo come è sempre stato, è caduto, spezzato, dissolto. Così il conto col servo è pagato. Ora comincia la lotta con gli altri: i maggiori responsabili, il nemico numero uno. Essi, bisogna dirlo, sono furbi, scaltri e hanno mezzi. Molte volte ci siamo battuti, ed è per questo che, prima di agire, bisogna prepararsi bene. Alla loro forza, il danaro, dobbiamo opporre la nostra unità, capace di polverizzare il nemico. Unità che dovrà poggiare sugli elementi di base, a qualsiasi partito appartengano, ma che abbiano in comune la volontà di combattere per la loro classe (a questo proposito, nella nostra attività clandestina, abbiamo tentato di raggiungere con gli organi di agitazione degli altri partiti un’intesa che è stata in parte realizzata); in altre parole, l’unità di tutta la classe degli sfruttati dobbiamo cercarla nei consigli di fabbrica che nomineranno un loro rappresentante x: gli x, a loro volta, nei loro consigli, nomineranno altri rappresentanti y, e così via, fino ad avere dei capi nominati liberamente dalla base. Insomma, bisogna fissarsi bene in mente che siamo noi, operai e sfruttati, che dobbiamo, con le nostre sole forze, con la nostra volontà e col nostro sacrificio, trasformare la società.

Al lavoro, compagni! La parola d’ordine è: Consigli di fabbrica!

MARIO, operaio tipografo