Partito Comunista Internazionale

L’accordo… “Vidoni” del capitalismo francese: Statuto Moderno del Lavoro

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La terza edizione del Fronte Popolare, il governo radicale omogeneo di Chautemps, è nato dal periodo, breve ma tumultuoso, degli scioperi di dicembre 1937 nella regione parigina. L’attacco brutale del padronato, le provocazioni continue contro gli operai avevano provocato conflitti (alimentazione, trasporti) che si acutizzarono a che collo sciopero generale dei servizi pubblici raggiunsero il loro punto culminante.

La stagnazione dell’economia francese (dove solo la produzione dell’acciaio e della ghisa sono in aumento), che pur basata sulla produzione di guerra determinò questa combattività della classe padronale che sapeva poter contare sull’appoggio del governo e sulla complicità della C.G.T. Non vi era scelta: necessitava “adattare” le condizioni di lavoro e di esistenza degli operai alla situazione dell’economia ed impedire, con una severa organizzazione sociale, conflitti sociali che avrebbero aggravato gli spasmi dell’economia di guerra. I social-centristi puntavano sul “controllo dei cambi” che non è che la via di manipolazione monetaria e su una applicazione di metodi appropriati alla fase di economia di guerra diretta ancora con “mezzi di pace”.

Chautemps, che comprendeva bene che queste rivendicazioni erano legate a quella dell’apertura della frontiera dei Pirenei ed alla rivendicazione di un governo da “Reynaud a Thorez”, propendeva invece per un ritorno a metodi di deflazione, di adattazione, cioè ad un attacco aperto contro gli operai, ciò che era più conforme alla politica seguita fino allora dal Fronte Popolare dal punto di vista internazionale: localizzazione dei bracieri della guerra imperialista.

Si conoscono gli avvenimenti che concussero alla uscita dei socialisti dal governo e alla costituzione del secondo governo Chautemps. Già gli scioperi provavano che bisognava impiegare accanto alle discussioni di Matignon la violenza delle guardie mobili che sloggiavano gli scioperanti e facevano rispettare la legge. Ma, prima di sortire dal governo i socialisti dovevan dare una vigorosa spallata affine di introdurre seriamente nel movimento operaio la “neutralizzazione delle fabbriche”, per opera delle forze armate dello stato, arbitro supremo delle opposizioni tra le classi. Fu l’affare Goodrich che ne fornì il pretesto. Dopo lo sciopero dei servizi pubblici, l’attitudine arrogante dei padroni, la posizione energica di Chautemps fecero comprendere alla S.F.I.O. che era tempo di uscire dal governo dove del resto era Chautemps a provocare la crisi col congedare i comunisti.

Il consiglio nazionale socialista segnò il trionfo degli antiministerialisti dopo il fallimento di Bonnet e di Blum che agiron ciascuno per via diversa.

Quando Chautemps presentò il nuovo governo, il terreno era sgombro. L’opera dei tre governi di Fronte Popolare poteva condensarsi nei sei punti dello “Statuto Moderno del Lavoro”, specie di accordo “Vidoni” della democrazia capitalista francese. La classe padronale persisteva in una opposizione formale unicamente per permettere ai social-centristi di presentare questo Statuto come una conquista operaia e come ricatto per obbligare la Commissione Parlamentare a redigere i sei punti in forma categorica.

Le posizioni in presenza erano le seguenti: Chautemps non faceva che condurre a termine l’opera dei suoi predecessori, modificando, alla “scuola dell’esperienza” (Populaire) le leggi sull’arbitrato obbligatorio, sulle convenzioni collettive, sui delegati operai etc., mettendo a punto lo statuto di sciopero, quello sul licenziamento e l’assunzione delle maestranze. Leggi tutte frutto degli accordi di Matignon, completate a Rambouillet. Il capo dei radicali era conseguente col programma stesso di Radunamento Popolare di cui socialisti e centristi domandavano l’applicazione.

Dal canto loro i socialisti manterranno la loro antipatia per Marchandeau e la sua “difesa del franco” ma s’impegneranno a fondo per i progetti di Statuto deposti da Chautemps. La loro assenza del governo permetterà loro di canalizzare un poco l’effervescenza operaia, il malcontento nelle loro proprie file che s’era espresso nel voto del Consiglio Nazionale e nel trionfo di Pivert e simili “sinistri” nella Federazione della Senna.

I centristi infine sviluppavano una campagna demagogica per “emendare” certi progetti, ma quando le Commissioni Parlamentari respingeranno le loro proposte, si asterranno dal voto. Tuttavia i centristi figureranno tra i relatori accanto al relatore generale Moche. Sarà rigettata la scala mobile dei salari ed approvato invece un testo condizionante l’aumento dei salari rispetto al carovita alla “situazione economica dell’azienda”. Sappiamo cosa significhi!

Fu respinta financo la proposta di Monmousseau sul diritto della revisione della contabilità da una commissione in cui fossero rappresentati gli operai.

I social-centristi hanno accettato le disposizioni che colpiscono di carcere o multa gli operai che facessero lo sciopero contro il voto della maggioranza e malgrado l’arbitrato. Fu respinta la loro controproposta che lo stesso valesse per i padroni.

La classe padronale si frega le mani, ma non rinuncia al ricatto e alla provocazione. Lebas motiva su questa attitudine della Confederazione Padronale l’asserzione che gli operai hanno nello Statuto meno da perdere che i padroni…

Come risulta da quanto sopra, le posizioni del governo, dei social-centristi e del padronato collimano a perfezione per fare dello Statuto del Lavoro un istrumento di strangolamento ai danni degli operai.

Per concludere, il capitalismo francese sta per guadagnare una grande partita. L’evoluzione verso la destra del Fronte Popolare assume forme nette pur non essendo da escludere che la applicazione reale dello Statuto del Lavoro non potrà essere pienamente realizzato da una ciurma governativa più larga. Ma ciò riguarda il domani, per oggi è Chautemps che agisce con sufficiente fermezza.

Tuttavia, lo ripetiamo, la situazione resta incerta e piena di contraddizioni. Lo Statuto del Lavoro, una volta approvato dal Parlamento, dovrà essere applicato in tutta la Francia. Tutte le riserve dei centristi e della C.G.T. mirano a dare l’illusione agli operai che si tratti di una loro “conquista” per impedire la esplosione di classe che potrebbero far aprire gli occhi agli operai.

In Italia, l'”accordo Vidoni” fu accompagnato dalla lotta per la distruzione dei sindacati classisti divenuti illegali. In Francia sono invece i sindacati di classe che diventano legali e parti contraenti di un accordo che è una collaborazione tra padroni e sindacati per reprimere, attraverso la violenza dello stato, ogni movimento rivendicativo che non potrebbe che aggravare la situazione dell’economia di guerra e creare pericolose fermentazioni. I tre governi di Fronte Popolare hanno fatto trionfare in tutti i campi la politica capitalista, ma hanno d’altra parte concentrato in misura più grande tutti i contrasti di classe e la prova risiede nello Statuto del Lavoro appunto e nella necessità di impedire i conflitti come tappa successiva di quella della “neutralizzazione” degli scioperi.

Gli operai francesi debbono comprendere che sottomettersi allo Statuto significa sottomettersi allo Stato, ammettere i procedimenti del fascismo applicati dalla “democrazia” borghese. Certo l’imbonimento da parte dei socialcentristi c’entra per molto nella passività degli operai e nella loro accettazione forzata dello Statuto, ma le situazioni che vivono finiranno coll’illuminarli. Bisogna opporre al capitalismo francese che adatta metodi sociali e politici di guerra alla sua economia di guerra, i metodi della lotta proletaria che leghi le lotte rivendicative – a dispetto dello Statuto – alla lotta contro la guerra imperialista che si combatte nel mondo. Questa è l’unica via di classe.