Una lettera di un “Trotskysta”
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Abbiamo ricevuto una lettera che pubblichiamo stralciandone i soli passaggi che potrebbero portare pregiudizio all’interessato.
« Il vostro nº 151 di Prometeo annuncia un articolo sul nº 46 di Bilan col titolo “Un grande rinnegato colla piuma di pavone: Leone Trotsky“. Spero potere leggere l’articolo e vorrei potervelo confutare. Noi, rimasti in Italia, anche se smarriti ed in gravi difficoltà per avere pubblicazioni siamo migliori: il veleno del settarismo non ci ha avvelenati come sembra sia il caso vostro. Da tempo, da anni, siamo arciconvinti del tradimento di Stalin e compagni nel confronto della classe operaia internazionale. Subito dopo aver letto “Die Wirkliche Lage in Russland” di Trotsky, il sottoscritto era persuaso che non c’era più nulla da fare con la Terza Internazionale e ne occorreva una Quarta.
Appunto per la creazione di questa, noi credevamo che non fosse difficile riunire tutte le forze sane del marxismo. Questo è un dovere rivoluzionario che dovrebbe andare oltre le rivalità personali e le misere ambizioni. Come potete voi trattare Trotsky da rinnegato con la coda di pavone? Potrò essere con voi denunciando come anti-proletaria ed anti-rivoluzionaria la politica del “Fronte Popolare”.
A noi necessita un Fronte Proletario e dobbiamo lavorarvi intensamente per conquistare le masse tradite dagli stalinisti ecc. Per tutto il resto, a me pare che il comp. Trotsky sia marxisticamente a posto poiché è il campione della rivoluzione proletaria nel mondo, in questo periodo di rinculo proletario.
Voi vi relegate nel mondo della luna e nel nullismo rivoluzionario se condannate l’intervento proletario all’inizio del conflitto spagnolo. Se, per una fortunatissima combinazione, una parte della borghesia spagnola era indotta ad armare il proletariato per combattere un’altra parte della stessa borghesia, forse che i lavoratori dovevano rifiutare quelle armi? Tanto meglio se le forze governative aiutavano in un primo momento le organizzazioni armate proletarie ad abbattere Franco. Passato il pericolo fascista, le stesse forze proletarie rosse dovevano assimilare le forze governative e dirigere proletariamente la guerra contro Franco instaurando i Soviet in tutto il paese sotto il loro controllo. Non si tratta di un sogno. Era possibile e non fu fatto solo perché mancava il partito proletario e quella IVa Internazionale la cui formazione viene da voi ostacolata con delle mene settarie che Lenin vi ha già rimproverate da oltre venti anni nella “Malattia Infantile”.
Voi opponete un “Bureau delle sinistre”. Ma che, cos’è questo se non una IVa Internazionale? Trotsky non è infallibile, Lenin non lo fu neppure, voi e noi non lo siamo neanche, ma nessuno di noi finora è rinnegato. Uniamoci per il bene della rivoluzione proletaria, discutiamo assieme, sottoponiamoci alle decisioni della maggioranza. Noi siamo fondamentalmente d’accordo nel riconoscere la degenerazione della Terza Internazionale. Al tradimento vigliacco dei capi odierni ed in modo particolare di coloro che dirigono le sezioni fuori del territorio russo. Noi siamo d’accordo sui primi quattro Congressi dell’Internazionale di Lenin, noi abbiamo il dovere di continuare l’opera di questo grande compagno, noi rappresentiamo il cervello dell’avanguardia proletaria, noi dobbiamo passare oltre alle questioni di dettaglio per le quali potremo meglio propagandare nell’unione democratica di un nuovo partito rivoluzionario, noi dobbiamo agire nell’interesse primo della rivoluzione e, come primo passo nella creazione del partito del proletariato.
Vi considero proletari al 100 per cento. Rispondendomi nel giornale, parlerete a centinaia di compagni e non solo italiani.
Saluti rivoluzionari. »
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Deplorevoli incidenti ci avevano messo nell’impossibilità di fare tenere a questo compagno, un sunto delle posizioni per le quali si batte la nostra frazione. Il ritardo eccezionale con cui è giunta questa lettera ci ha impedito di fare una risposta diretta all’interessato, a cui consigliamo – per evidenti misure di prudenza – di non più firmare le sue lettere. E veniamo alla nostra risposta, forzatamente limitata, date le esigenze di un articolo di giornale.
Per quanto il sentimento della necessità di unificazione delle forze sane del proletariato, sia altrettanto forte in noi che nel compagno che ci scrive, ci è impossibile di non lasciarci guidare da quello che l’esperienza presenta oramai come un “imperativo categorico”! L’unificazione delle energie proletarie o risulta da un’identità di posizioni sulle questioni fondamentali, oppure essa ritarda le condizioni reali dell’unificazione, perché distrugge quanto era stato precedentemente ottenuto e cioè: la cristallizzazione di alcune nozioni fondamentali che risultano dalla caduta e dal tradimento della Terza Internazionale. L’illusione di un passo in avanti è pagato a caro prezzo in seguito, giacché il giorno in cui il proletariato insorto domanderà al suo partito delle direttive precise ne riceverà, per contro, altrettante risposte contraddittorie, per quante tendenze esisteranno e che sono le figlie legittime della confusione iniziale. Posto in questi termini il problema, e non altrimenti esso potrebbe essere posto, enumeriamo (non ci è disgraziatamente possibile di dilungarci in spiegazioni) quali sono le più importanti divergenze che separano il trotskismo dalla nostra frazione:
- Per Trotsky la postulata inevitabilità di un urto fra lo “stalinismo” ed il proletariato russo, conduce altresì ad una dissociazione fra la Russia e la direzione del Partito russo. Ne consegue la direttiva dell’appoggio alla Russia da cui risulterebbe l’opposizione allo “stalinismo”. In caso di guerra blocco intorno alla Russia, ciò che determinerebbe la liquidazione dello stalinismo, giacché – in questa tormenta sociale – il proletariato si avvederebbe che Stalin lo conduce al disastro. Per noi i problemi si pongono su tutte altre basi. È impossibile dissociare la Russia dalla politica che essa segue, sia per l’oggi che per l’avvenire. La degenerazione dello stato russo conduce questo ad una posizione reazionaria non solamente in Russia ma in tutti i paesi. Ne risulta la direttiva di una lotta tendente alla distruzione attraverso l’insurrezione proletaria dello stato russo attuale che compie la sua involuzione verso il parlamentarismo, una direttiva dunque analoga a quella da applicare per gli stati fascisti e democratici.
- Per Trotsky, il dilemma fascismo-democrazia, contiene il proletariato e l’inevitabilità della rivoluzione proletaria, come il prolungamento della lotta della democrazia contro il fascismo. Per noi il dilemma democrazia-fascismo si svolge nel seno del regime capitalista e della sua salvaguardia. Quando le armi intervengono, egli è che l’ora è arrivata di massacrare non solamente l’avanguardia del proletariato, ma l’insieme della classe lavoratrice del macello della guerra imperialista.
- Per Trotsky la costruzione del nuovo partito è il risultato dell’agglomerazione di correnti (e soprattutto di personalità), intorno a certe posizioni politiche a proposito delle quali si sarà d’altronde della massima tolleranza. Per noi, per contro, la costruzione del nuovo partito è il prodotto della selezione che fanno gli avvenimenti i quali, mentre rigettano definitivamente nel campo della contro-rivoluzione tutte le tendenze germinanti nei partiti socialisti, comunisti ed anarchici, determinano la formazione dei quadri della rivoluzione di domani sulla base esclusiva del programma di fondazione della Terza Internazionale arricchito degli insegnamenti risultanti dalla degenerazione dello stato russo e dei partiti comunisti, sulla base cioè della costruzione delle frazioni di sinistra.
In una parola, dunque, il disaccordo è totale su tutti i problemi centrali teorici e politici della situazione attuale e di quella di domani. È forse possibile risolvere queste divergenze attraverso una discussione politica? Noi che siamo convinti della grande utilità di una polemica tra il trotskysmo e la nostra frazione, siamo però costretti di constatare che, dopo gli avvenimenti spagnoli e cinesi, non può trattarsi che di una polemica, alcuna prospettiva non potendo più esistere per una discussione nei quadri di una confluenza delle due organizzazioni.
Le cose sono state sempre così? La risposta è negativa e la responsabilità del passato è piena e completa di Trotsky. Quando questi fu espulso dalla Russia, la nostra frazione mise immediatamente in evidenza la necessità di una discussione per chiarire le divergenze esistenti, ma a quel momento Trotsky si affannava a gettare molti fiori intorno a noi. Non ci conosceva e sperava che l’odore di questi fiori ci avrebbe permesso di non sentire il fetore che emanava da certi ambienti che lo attorniavano e dai quali sono spuntati gli avventurieri del tipo di Molinier. Successivamente, quando fu costituito il Segretariato internazionale delle Opposizioni, Trotsky che discuteva con tutti persistette nel silenzio nei nostri confronti, e si aggrappò – nella speranza di fare breccia nel movimento italiano – a tre bonzi riempiti fino alla testa delle responsabilità criminali del centrismo, e – seguendo in questo le orme di Stalin – cercò di inficcare delle frecce velenose nella nostra frazione. Ma anche questo non riuscì ed un bel giorno Trotsky che non aveva mai discusso con noi, scrisse un documento dove si diceva che, per permettere questa discussione, occorreva prima di tutto espellere la nostra frazione dall’Opposizione. L’espulsione fu immediatamente votata dai “trotskysti”, ma la discussione – ne sono passati degli anni dopo! – non è ancora avvenuta.
Abbiamo voluto ricordare le fasi più importanti dei metodi “stalinisti” impiegati da Trotsky, unicamente perché, a nostro avviso, è perfettamente vero che perseguire una politica contro-rivoluzionaria è possibile farlo unicamente con metodi indegni del movimento proletario.
Ed oggi? Oggi Trotsky proclama che “bisogna fare tutto il proprio dovere nella guerra contro il Giappone”. Perché? Perché le sue posizioni teoriche e politiche hanno portato all’inevitabile disciplina militare, agli ordini dell’assassino del proletariato cinese Chang Kai-shek. La Russia è minacciata dall’espansione giapponese, quindi a braccetto del Kuomingtan.
D’altro canto il Giappone è il fascismo, quindi viva la guerra antifascista! E Trotsky, da buon ministro “in partibus” dell’Unione Sacra, afferma categoricamente che noi che sosteniamo la necessità della trasformazione in guerra civile della guerra imperialista in Cina, Giappone e Spagna, siamo “i peggiori nemici dell’interno”. Se la Ghepeu fosse al suo servizio, e che noi fossimo alla sua portata, un colpo di rivoltella della polizia risolverebbe indubbiamente le divergenze politiche.
Abbiamo, volutamente, trascurato le divergenze che ci oppongono al compagno che ci ha scritto, ed abbiamo voluto limitarci a mettere egli ed i proletari che sono a suo contatto, nella possibilità di conoscere le nostre posizioni nei confronti del trotskysmo che è oramai sullo stesso piano dei traditori del 1914.