Partito Comunista Internazionale

Alla gogna: Di pace in… pace

Indici: Medio Oriente e Nordafrica

Categorie: Israel, Jordan

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I tre ministri degli Esteri occidentali, melanconicamente riunitisi a constatare come la barca atlantica facesse acqua da tutte le parti, si sono dovuti occupare, fra tanti altri aspetti della deliziosa pace elargita da essi – e dalla Russia in quanto vincitrice con loro della seconda guerra mondiale – al mondo, anche degli incidenti di frontiera fra Israele e Giordania, cioè fra due dei tanti Stati di creazione artificiale che dollari e sterline hanno messo in piedi per concreti interessi di potenza e che si guardano in cagnesco come si conviene a membri della coalizione internazionale della… pace.

Incidenti di frontiera? Se la storia dei sacri confini fa ridere nelle altre parti del mondo, qui il ridicolo raggiunge il grottesco, giacché la sabbia del deserto non ammette frontiere ed entrambe le parti possono affermare a pari diritto di non averle mai superate (o, viceversa, sostenere a pari diritto che l’altra le ha superate). La realtà è, comunque, che la crociata internazionale della democrazia non solo non ha eliminato i contrasti e le cause di contrasto internazionali, ma ha portato all’esacerbazione razzismi, nazionalismi e irredentismi: ha di volta in volta aiutato arabi ed ebrei, scontentandoli entrambi ed eccitandoli l’uno contro l’altro, per poi erigersi ad arbitri di conflitti che il capitalismo non può risolvere senza danneggiare interessi economici internazionali di qua e di là dalle «frontiere» di sabbia.

Finita (?) in Corea, la guerra migra irrequieta per il mondo. La nutre il Capitale.