Churchillismo degli staliniani
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I più zelanti nell’elogiare la concessione a Winston Churchill del premio Nobel per la letteratura sono stati gli staliniani, diremmo quasi che siano stati gli unici. La ragione è chiara: per gli staliniani, Churchill passa per un… frondista nei confronti dell’America, un angelo della pace.
Ma la giustificazione del loro entusiasmo per il nuovo premio Nobel è un’altra; quel premio è infatti accordato non soltanto in considerazione di meriti letterari, ma anche in riconoscimento di virtù morali e di benemerenze civili. Churchill ne era, dunque, ben degno.
Immaginiamo che fra questi meriti ci sia quello di essere stato, nel 1919, l’anima dell’intervento militare contro la Russia ancora bolscevica e dell’appoggio a Kolčak, appoggio non soltanto morale ma lautamente materiale, se è vero che, come scrive un biografo di Churchill, questi, allora ministro per le Munizioni, « per circa otto mesi rovesciò in Russia munizioni e materiale per un valore di molti milioni di sterline », senza contare il corpo di spedizione britannico. Rientra fra questi meriti, pensiamo, la dichiarazione resa alla stampa fascista nel 1926: « Se fossi stato un italiano, sono certo che sarei stato cordialmente con voi dal principio alla fine nella vostra lotta trionfale contro i bestiali appetiti e passioni del leninismo… L’Italia ha fornito il necessario antidoto al veleno russo ». Rientra fra questi meriti, pensiamo, l’azione svolta da Churchill, in primo piano fra i membri del governo conservatore nel 1926, per stroncare il grande sciopero minerario inglese.
I meriti staliniani di Churchill sono i meriti churchilliani di Stalin: la comune lotta contro l’avanguardia leninista.