Reparto profilassi
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Siamo dolenti di ritornare – ci auguriamo per l’ultima volta – su un argomento che consideriamo del tutto estraneo al nostro lavoro di partito. I compagni non ne hanno bisogno, ma i voluti equivoci hanno avuto fuori delle nostre file un qualche gioco. Il giornale anarchico Umanità Nova ha con giuste considerazioni stigmatizzato un certo convegno di smarriti esponenti di gruppetti pseudo-internazionalistici, anarchici e trotzkisti dissidenti e socialcomunisti indipendenti, soprattutto nella pretesa di dare in tal modo opera alla fondazione, nella unità teorica ed organizzativa, del partito di classe! Ma il giornale anarchico, che certamente vorrà riportare questa nostra chiarificazione, ha considerato il nostro movimento come partecipe di una simile iniziativa.
I pochi che si sono sbandati dalle nostre file non sono da noi considerati come esponenti di un dissenso interpretativo del metodo rivoluzionario, e non sarà mai accettata da noi polemica contro di essi, in quanto (come sanno i compagni ma non sa Umanità Nova) non si sono separati su quell’esplicito terreno ma attraverso un colpo di mano sfruttante le disposizioni burocratico-legali sulla proprietà della nostra stampa, cui abbiamo dovuto mutare i titoli, rifiutando tuttavia di lasciarci anche rubare il nome del partito.
Gli anarchici che si richiamano ai tempi di Malatesta ben sanno che la sinistra comunista italiana, nel seno del partito socialista, del partito comunista di Livorno, e dell’Internazionale comunista, da un lato ha sempre sottolineato in vive e non volgari polemiche l’antitesi tra marxisti e libertari in fatto di dottrina e di organizzazione, dall’altra, verso gli anarchici e verso chicchessia, ha come prima caratteristica il rifiuto deciso del metodo di incontri, negoziati, patti e fronti che siano oltre il confine della dirittura, appunto, di dottrina e di organizzazione del partito di classe.
Non sono infatti quelle manovre mai mosse dal desiderio della unità del proletariato; non hanno mai condotto ad affrettare la rivoluzione, ma solo a generare confusione e smarrimento nella classe operaia, portandola, ve ne fosse o meno il proposito, a leccare gli stivali del capitalismo.
Quelle manovre deplorate da noi e dagli anarchici convinti, ognuno dalla sua sponda, valgono solo alla smania di pubblicità di uomini piccini e al vezzo di adoperare la stampa ad esercitazioni personali di autori, ciascuno dei quali pretende di costruire a modo suo la teoria rivoluzionaria, e afferma il diritto alla libera circolazione dei nonsensi e delle corbellerie più strane, volgendosi versipellescamente là dove è gente pronta ad ospitare simile limacciosa materia, pur di coltivar confusione.
Speriamo non essere più distolti dal nostro lavoro omogeneo, continuo, e sopra ogni altra cosa indipendente dalle persone, dai loro inutili nomi e dai loro pietosi capricci, e dai disturbi patologici – che la situazione generale sfavorevole ben spiega – di sistemi nervosi e cervelli minorati.