Partito Comunista Internazionale

L’amnistia, gli anarchici e noi

Categorie: Anarchism, Democrazia Cristiana, Italy, Opportunism, PCInt

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Nello scorso agosto, quando non era di scena la batracomiomachia di Trieste, e la Calabria era ancora in attesa delle consuete innondazioni, i nobili cuori dei nostri uomini politici, dai fascisti agli anarchici passando per i social-comunisti, battevano per un solo altissimo ideale di umanità: l’amnistia. Poiché i fascisti avevano ancora dei briganti da tirar fuori dalle carceri della Repubblica; i social-comunisti residui manipoli di partigiani; e gli anarchici alcuni militanti mangiapreti, si vide allora la concordia e l’unità nazionale realizzarsi sotto il segno della crociata umanitaria contro la Sbarra…

Noi, benché Umanità Nova dubiti dei nostri sentimenti umani, provammo così forte il senso assolutamente umano della nausea, che ci tenemmo fuori dall’indegno baccano, che poi, sotto sotto, era alimentato dallo stesso Governo Pella, desideroso di popolarità. In quell’occasione, i libertari di Umanità Nova che nemmeno un istante sospettarono di agire in maniera maledettamente ridicola facendo il gioco dello sporco politicantismo ufficiale, credettero cosa consona alla nobile impresa di svuotamento dei carceri lanciarci addosso una aspra rampogna, intitolando il pezzo incandescente «Assenteismo presuntuoso». Volevano additarci al pubblico disprezzo e alle vendette dei Vautrin e dei Rastignac tratti fuori dalle patrie galere, accusandoci di che? In sostanza di aver rifiutato di andare a braccetto con fascisti e stalinisti, come loro hanno fatto, nella indegna commedia di chiedere un’amnistia all’ipocrita Pella, che non aspettava altro per apparire uomo magnanimo e generoso. Saremo dunque dannati per l’eternità?

Secondo i «presentisti» di Umanità Nova, che notoriamente sono il fulcro e la potenza della leva… della storia nazionale, forgiatori della pubblica opinione e condottieri di oceaniche dimostrazioni contro «lo Stato e la Magistratura», noialtri «assenteisti presuntuosi» avremmo vergognosamente disertato l’«agitazione rivoluzionaria» condotta contro la Reclusione, indulgendo al nostro vizio capitale. Saremmo rimasti a contemplarci il nostro ombelico. Scriveva Umanità Nova nel torrido agosto: «Il materialismo storico rimasto alla contemplazione del proprio ombelico – secondo Programma Comunista – provvede a tutto». Infatti, è proprio così, provvede a tutto, soprattutto ad evitare di farci cadere in ammirazione davanti alla reclamistica danza del ventre di sudice schiere di arrivisti lanciata all’arrembaggio delle poltrone ministeriali. I San Vincenzo di Sales, o come si chiama il patrono dei carcerati?, che scribacchiano su Umanità Nova, sono invece tanto attivi quanto sciocchi al punto da fare ala all’avanzata dei pelliani sul Viminale. E poi vorrebbero dare ad intendere di possedere il segreto per abbattere la borghesia!

Qualcuno potrà domandarsi perché rispondiamo oggi, inizio di novembre, all’articolo anarcoide apparso nell’agosto. Gli è che quando l’umanitarismo sgonfione e il rammollimento sentimentale, proprio degli impuberi e dei… messi in pensione, effonde le sue cocenti lacrime di commozione cosmica, allora è preferibile tacere, se esiste possibilità di scelta. Non altrimenti si curano gli innamorati impotenti per gli Alti Ideali. Oggi che il Governo Pella, che nel frattempo ha tirato fuori la girandola pirotecnica della questione di Trieste, cinicamente mostra che intende uguagliare la famosa amnistia al topolino partorito dalla montagna, i Fatebenefratelli di Umanità Nova navigano nel ridicolo. Allora il momento è propizio per suonarle di santa ragione. Chi vuole guarire la gente troppo facile alle infatuazioni del cuore, aspetti che giunga il momento ineluttabile della delusione. Aspetti, anche a costo di passare il tempo contemplandosi l’ombelico, che è sempre un gesto più nobile che scalmanarsi a cercare di nascondere un palmo di naso, signori Baiardi di Umanità Nova.

Nella questione dell’amnistia Pella e l’Azione Cattolica hanno vinto la partita. Ancora una volta i gesuiti la spuntano sui feroci quanto stupidi anticlericali, siano della scuola di Podrecca che di quella bakunino-stirneriano-malatestiana. Pochi usciranno di galere. Ma «lo Stato e la sua Magistratura» che l’autore dell’articolo anarchico scritto a nostro danno faceva apparire a momenti come minacciati dalla agitazione rivoluzionaria, come lui definiva la volgare supplica di clemenza al Governo, ne usciranno rafforzati, adornati dall’aureola che splende sul capo dei giusti e dei generosi. Allo stesso modo il Governo democratico-antifascista trasse forza dall’amnistia concessa da Togliatti ai fascisti, in quanto il gesto ruffianesco valse a rassicurare molta borghesia, che davvero credette nel 1946 di vedere spuntare i soviets a Milano e Torino. Ma andatelo a raccontare ai feroci nemici dello Stato e dell’Autorità, del Trono e dell’Altare, dello Stato borghese e della Dittatura del proletariato, che sfarfalleggiano su Umanità Nova

L’articolo sterminatore apparso sul sopradetto giornale doveva varcare l’Atlantico, ma nel paese ove la fessaggine umana ha le dimensioni dei grattacieli, doveva arricchirsi di una nota di commento. Vale la pena di sorbire quest’altro sorso prima di terminare il pasto luculliano di balle e scemenze offerto dalla stampa anarchica dei Due Mondi…

I malaccorti compilatori del foglio anarchico d’oltre oceano devono, nella loro cecità antiautoritaria, averci confuso con gli stalinisti. Ci accusano infatti di aver partecipato alla campagna lacrimaroria mondiale organizzata dal Cremlino a favore dei coniugi Rosenberg. Siamo sicuri che Umanità Nova e il foglio nuovaiorchese che le tiene bordone ci accuseranno di difendere le istituzioni penali americane e idolatrare la sedia elettrica, ma esigenza di chiarezza ci impone di respingere l’accusa. Mai abbiamo pronunciato parole di compatimento né spremuto lacrime a favore dei protetti del Governo di Mosca. Se abbiamo agito in tal modo è perché non ci sentiamo di essere così cristianamente sciocchi e vili da baciare le mani dei carnefici del capitalismo, come fanno gli svenevoli romanticastri di Umanità Nova, sempre pronti a piangere sul «dolore umano». Acerbamente sofferente di aver a che fare con dei cannibali, l’autore di «Assenteismo presuntuoso» scriveva in pieno delirio sentimentale: «Il problema (quello dell’amnistia) da noi posto è un problema che interessa il genere umano al quale – a quanto pare – quelli di Programma Comunista non appartengono».

Se avessimo deprecato la sorte riservata ai coniugi Rosenberg, agenti dello Stato di Mosca, non avremmo avuto il diritto di inneggiare alla rivolta degli operai di Berlino Est e maledire le imprese dei generali russi che scaraventarono i carri armati addosso ai rivoltosi. I santocchi lacrimorroici di Umanità Nova riescono invece a piangere indifferentemente sui Rosenberg, sugli operai berlinesi spiacciccati sull’asfalto dai carri armati, sui fascisti rinchiusi nelle carceri italiane, su tutti i doloranti e gli oppressi di tutte le classi, perché (scoperta degna di Darwin!) tutti costoro appartengono al genere umano! Non occorre proprio definirsi anarchici per mettere in circolazione simili scipitaggini illuministiche. Nella letteratura delle leghe per la protezione degli animali c’è di meglio, visto che il genere umano è considerato nel più vasto campo del regno animale.