L’attuazione del boicottaggio contro il Parlamento
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La questione della partecipazione o no alle elezioni dei corpi rappresentativi dello Stato borghese, che alcuni filistei di un certo pseudo-massimalismo opportunista dicono oziosa e inventata da noi per chi sa quali reconditi fini, continua invece ad essere vivamente dibattuta nell’Internazionale comunista, dovunque vi è una stampa veramente comunista.
I nostri giornali, compreso l’“Avanti!”, mentre hanno fatto tanto baccano sulla partecipazione degli Spartachiani alle elezioni tedesche, hanno passato sotto silenzio invece il fatto che il partito comunista austriaco, senza dubbio uno dei meglio organizzati dell’Europa centrale e occidentale, rafforzato da un largo e robusto movimento teorico, ha deciso di non partecipare alle prossime elezioni.
Su questa deliberazione diamo oggi un articolo del compagno Béla Kun del quale salutiamo con gioia il felice arrivo a Mosca. In altro numero daremo le osservazioni, orientate in complesso favorevolmente alla partecipazione del compagno Friedlander; ciò anche per mostrare, come abbiamo fatto del resto già colla pubblicazione dello studio del compagno Lukács, che non siamo affatto esclusivisti e che sappiamo anche apprezzare gli argomenti dei partecipazionisti, quando essi procedono da un punto di vista veramente comunista, e non dall’opportunismo o dalla mancanza d’idee, come avviene non di rado da noi.
Avvertiamo che le osservazioni di Béla Kun furono scritte prima delle elezioni tedesche.
I
Due sezioni dell’Internazionale comunista recentissimamente si videro messe nella necessità di prender posizione concreta nella questione della partecipazione al Parlamento. Il partito comunista austriaco si decise per il boicottaggio delle elezioni parlamentari, invece il Partito comunista tedesco (Spartakusbund) deliberò di partecipare alle elezioni.
Queste decisioni furono precedute, nel ramo tedesco della Internazionale Comunista, da lunghe discussioni e spiegazioni, atte a poter produrre disorganizzazione. La decisione austriaca considera la questione del parlamentarismo come risolta in linea di principio per ogni comunista e – assai giustamente – si limita a prender posizione concreta nella questione tattica, se il Partito deve o no partecipare alle imminenti elezioni austriache.
Quali risultati sarà per avere la decisione tedesca di partecipare alle elezioni – e cioè non dal punto di vista della conquista di mandati, ma da quello dello sviluppo dell’organizzazione del Partito comunista – non si può per ora stabilire. Ma si può invece affermare fin d’ora, che la decisione del Partito austriaco varrà per l’avvenire a promuovere potentemente l’unità e saldezza organizzativa del Partito, e che l’attuazione del boicottaggio in senso comunista contribuirà notevolmente a disperdere le illusioni democratico parlamentari della classe lavoratrice austriaca, a rivoluzionarla, a favorire il sano sviluppo delle organizzazioni di partito.
II
Che cosa intendiamo per attuazione del boicottaggio in senso comunista? Il boicottaggio sindacalista del parlamentarismo è la negazione dell’attività politica parlamentare della classe lavoratrice basata su ragioni di principio. Da ciò nasce, che l’antiparlamentarismo sindacalista rimane sempre una soluzione negativa, che non ammette una qualsiasi azione positiva di fronte alle elezioni. Mai e in nessun luogo il sindacalismo in periodo elettorale poté condurre una campagna vittoriosa, e fu necessariamente ridotto ad esser passivo. Esso proclamò costantemente l’antiparlamentarismo, ma durante le elezioni poté tutt’al più ottenere in scarsa misura una certa neutralità di una parte dei lavoratori, senza poter dar vita anche a una positiva azione di masse contro la partecipazione alle elezioni. In breve: l’antiparlamentarismo sindacalista, appunto perché partiva da ragioni di principio, portò solo al contegno passivo, rimase semplice negazione e non poté diventare azione positiva di masse.
Il comunismo marxista respinge fondamentalmente il parlamentarismo solo in quanto questo è una istituzione storicamente ed essenzialmente corrispondente all’organizzazione borghese dello Stato, non atta ad essere organo dello Stato proletario che porta dal capitalismo al socialismo. Questa concezione quindi non è una negazione assoluta della partecipazione all’attività parlamentare. Il boicottaggio comunista è una singola questione di tattica rivoluzionaria; e quando in un determinato settore storico della rivoluzione sorge la questione, se il partito comunista debba respingere l’uso dell’arma parlamentare e tentare di distogliere le masse dalla sfera parlamentare dell’agone politico, allora sono inevitabili anche le seguenti questioni:
1.° A quale altra arma dovrà dar di piglio l’energia così rimasta momentaneamente libera, affinché le forze diventate disponibili non si disperdano inutilmente?
2.° Quali mezzi tattici debbono adoperarsi, per trasformare la semplice negazione del boicottaggio, data la concreta situazione storica e politica, in un’azione positivamente utile all’emancipazione del proletariato?
Pertanto il boicottaggio comunista del Parlamento non ammette contegno passivo. Di fronte al boicottaggio sindacalista necessariamente passivo, il boicottaggio preso in senso comunista significa boicottaggio attivo, il quale quindi deve trasformarsi in un’azione di masse.
Appunto perché la posizione del Partito comunista di fronte alla partecipazione al Parlamento non è questione di principio, ma il risultato di una linea di condotta tattica in una concreta situazione politica, essa non può esaurirsi nel proclamare quotidianamente l’antiparlamentarismo come verità eterna, non può rimaner passiva, deve manifestarsi in un’azione di masse proporzionata alla situazione.
III
Alla prima delle due domande su esposte, la risposta nelle stadio odierno della lotta di classe è data senz’altro dall’esistenza dei Consigli operai di fronte al Parlamento. Una volta deciso il boicottaggio del Parlamento, è dovere del partito comunista di costituire in misura più intensa i Consigli operai come organizzazioni di potere, di sviluppare la duplicità del potere, vale a dire rafforzare il potere dei Consigli operai a spese degli organi democratici dello Stato borghese e mettere le due istituzioni in contrasto sempre aspro. Per usare la frase corrente, il Governo collaterale deve essere trasformato in contro-governo. Il movimento ulteriore è una questione di tattica rivoluzionaria in generale e non si riferisce al problema qui trattato del boicottaggio del Parlamento.
Alla seconda domanda rispondiamo illustrando il concetto del boicottaggio attivo.
Il boicottaggio attivo significa, che il partito comunista non si limita a pronunziar parole contro la partecipazione alle elezioni, ma nell’interesse dell’attuazione del boicottaggio spiega un’agitazione rivoluzionaria così ampia, come se esso partecipasse alle elezioni e avesse rivolto la propria azione e agitazione alla conquista del maggior numero possibile di voti proletari. Questa è la condizione minima per un boicottaggio attivo, ed essa quindi deve essere attuata incondizionatamente dal partito comunista, una volta che questo nell’apprezzamento del momento rivoluzionario si è deciso per il boicottaggio. Se la situazione rivoluzionaria lo consente, se la crisi rivoluzionaria è giunta a maggior maturità – ciò che nel corso delle lotte elettorali, specialmente se il partito comunista spiega la necessaria attività di boicottaggio, può anche avvenire con impetuosa rapidità – l’azione si può spingere fino all’impedimento della votazione mediante un’azione di masse.
Si capisce che il boicottaggio preso in questo senso richiede la stessa quantità di fogli volanti, manifesti, cartelli, adunanze elettorali, conferenze, che se si facessero le elezioni.
Quindi per l’attuazione del boicottaggio devono essere costituite organizzazioni provvisorie e comitati d’azione, come se il Parlamento si preparasse alle elezioni.
Dato tutto ciò è naturale, che la parola d’ordine dell’azione di boicottaggio non può esser soltanto negativa: “non un centesimo; non un voto per le ciurmerie della democrazia parlamentare”; che non può trattarsi semplicemente di parole d’ordine antiparlamentari, ma che a tutte le parole democratico-borghesi, a tutte le parole pseudo-rivoluzionarie dei partiti operai riformistico-opportunisti devono essere contrapposte le soluzioni della rivoluzione proletaria. Il Partito comunista, durante il movimento elettorale, dopo aver smascherato la menzogna della democrazia borghese, contrappone a questa la dittatura del proletariato, alla repubblica borghese la Repubblica dei Consigli, all’“esercito nazionale” l’esercito di classe del proletariato e così via. Accennerò in modo particolare alla necessità di smascherare la frase del “Governo puramente socialista”.
Ora si presenta la quistione di stabilire in che rapporto stia l’efficacia di un simile boicottaggio attivo con l’efficacia di un’agitazione elettorale rivoluzionaria senza voler qui fare la critica delle deliberazioni, sia del Partito Comunista tedesco (Spartakusbund), sia del Partito Comunista austriaco, o anche voler valutare queste due decisioni nella rispettiva situazione storica. Confrontiamo l’agitazione elettorale intrapresa nel senso del K.P.D. (Spartakusbund) col boicottaggio attivo condotto a tenore delle osservazioni precedenti.
IV
Uno dei motivi principali della risoluzione del K.P.D. (Spartakusbund) è il seguente: utilizzazione delle possibilità di lavoro rivoluzionario di propaganda date dalla campagna elettorale. E un altro motivo fondamentale è l’utilizzazione della tribuna parlamentare durante le permanenti condizioni eccezionali di dittatura borghese. Questo secondo motivo non ha alcuna importanza dal punto di vista dell’accennato confronto.
“La campagna elettorale deve esser condotta come campagna per il rivoluzionamento delle larghe masse operaie, ancora prigioniere delle illusioni della democrazia borghese”, dice la risoluzione del K.P.D. (Spartakusbund).
Indubbiamente un tale lavoro rivoluzionario può esser compiuto nei quadri di una agitazione attiva di boicottaggio molto più a fondo e facilmente, che mediante un’agitazione elettorale, in cui la situazione si complica così: le larghe masse lavoratrici “finora prigioniere delle illusioni della democrazia borghese (e precisamente della democrazia parlamentare)” devono essere illuminate in una circostanza, in cui il Partito proclamante l’inutilità del parlamentarismo chiede però i voti per sé, e in tal guisa di fronte alle larghe masse si pone in contraddizione – sebbene solo apparente – con se stesso.
Se adunque un Partito, basandosi sull’apprezzamento della situazione rivoluzionaria, può decidersi – e a nostro avviso può – a rinunziare al lavoro parlamentare, il valore rivoluzionario di un boicottaggio attivo supera di gran lunga quello di un’agitazione elettorale, per quanto condotta con ogni frase rivoluzionaria e con ogni svalutazione del parlamentarismo.
Pertanto la concezione, secondo cui i Partiti comunisti, per sfruttare le possibilità d’agitazione offerte dalle elezioni, dovrebbero prender parte alle elezioni parlamentari e quindi già per questo motivo essi non farebbero bene a mettersi sul terreno del boicottaggio, non è sostenibile; anzi è vero precisamente il contrario.
Altrettanto poco solida è quell’argomentazione, secondo cui sarebbe più facile indurre le masse a dare i loro voti in senso rivoluzionario, che ad astenersi dalla votazione. Il K.P.D. (Spartakusbund), come partito marxista rivoluzionario, nella sua risoluzione dichiara anticipatamente di non considerare come norma il numero dei mandati e dei voti che si raggiungerà. Il Partito comunista che dirige il boicottaggio deve mirare, a spingere al massimo l’astensione dal voto, tuttavia, come non è di eccessiva importanza il numero dei voti ottenuti, così neppure lo è quello delle astensioni.
E’ certo, che l’agitazione rivoluzionaria del boicottaggio mette assai più chiaramente davanti agli occhi delle masse da rivoluzionarsi la differenza di principi e di tattica che separa i Partiti comunisti dai Partiti della frase rivoluzionaria, di quanto non possa fare un’agitazione rivolta anche alla ricerca di voti. Dal punto di vista dell’apprezzamento dei due metodi ciò è d’importanza decisiva.
V
Tutte queste questioni, non toccate né dalle tesi dell’Ufficio di Berlino, né da quelle dell’Ufficio di Amsterdam, possono diventare assai presto d’attualità in Jugoslavia e Polonia, dove sono imminenti le elezioni per l’Assemblea Nazionale, nella Cecoslovacchia, in Bulgaria, in Italia, dove l’attività dei Parlamenti da poco eletti può tra poco tempo esser resa impossibile dall’azione antiparlamentare delle masse, e d’altro lato dall’attività parlamentare rivoluzionaria dei partiti operai o di singole frazioni cioè dal sabotaggio del lavoro parlamentare, ed eventualmente può diventar necessaria l’indizione di nuove elezioni. In alcuni di tali paesi il rafforzarsi della rivoluzione può determinare il boicottaggio delle elezioni, e il boicottaggio attivamente rivoluzionario attuato in tal guisa dalle masse può in date circostanze portare all’eliminazione del parlamentarismo e all’istituzione del potere dei Consigli. La decisione del Partito comunista austriaco garantiscono questa importanza internazionale alle connesse questioni da quella sollevate.
Béla Kun