Partito Comunista Internazionale

Lo sviluppo della rivoluzione mondiale e la tattica del comunismo Pt.4

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Il predominio dell’ideologia borghese sulle masse non può impedire, che in tempi di crisi, che spingono queste masse alla disperazione e all’azione, la potenza di tale tradizione resti temporaneamente soffocata, come avvenne in Germania nel novembre 1918. L’esempio tedesco rivela le forze concrete, che noi sintetizziamo con l’espressione del predominio di concezioni borghesi: la venerazione per formule astratte, come quella della «democrazia», la potenza di antiche abitudini mentali e di antichi punti programmatici, come l’attuazione del socialismo ad opera di duci parlamentari e di un Governo socialista; mancanza di fiducia del proletariato in se stesso, riconoscibile dalla influenza della fangosa corrente di notizie menzognere sulla Russia; ma soprattutto la fede nel partito, nelle organizzazioni, nei capi, che per molti decenni erano stati la personificazione della lotta del proletariato, dei suoi scopi rivoluzionari, del suo idealismo. La poderosa forza, spirituale, morale e materiale delle organizzazioni, queste gigantesche macchine costruite dalle stesse masse in lunghi anni di assiduo lavoro, che rappresentano la tradizione delle forme di lotta d’un periodo, in cui il movimento operaio era un membro dello sviluppantesi capitalismo, soffocò ora tutte le tendenze rivoluzionarie che s’accendevano di nuovo nelle masse.

Questo caso non sarà l’unico. Il contrasto tra l’immaturità spirituale, la potenza della tradizione borghese sul proletariato e il rapido sfacelo economico del capitalismo – che non è un contrasto fortuito, giacché fino a tanto che il capitalismo è in fiore il proletariato non può acquistare maturità per il dominio e la libertà – può venir risolto solo dal processo rivoluzionario dell’evoluzione, nella spontanea vicenda di sollevazioni, di conquiste del potere, e di ritirate. Esso determina un corso della rivoluzione tale, che per lungo tempo il proletariato si getta, sempre invano, con gli antichi e nuovi mezzi di lotta, contro la rocca del capitalismo, finché questa non è alla fine conquistata, e allora definitivamente, almeno secondo verosimiglianza. E con ciò cade anche la tattica del lungo e macchinoso assedio, esposta nelle considerazioni di Radek. Il problema tattico non consiste nel ricercare come si possa conquistare il potere al più presto, giacché in tal caso esso può essere soltanto un potere apparente – e toccherà ai comunisti abbastanza presto – ma come si debbano formare nel proletariato le fondamenta di un potere durevole. Nessuna «minoranza risoluta» può risolvere i problemi, che possono esser risolti soltanto dall’attività dell’intiera massa; e quando la popolazione lascia compiersi con apparente indifferenza una simile presa di possesso del potere su di sé, essa tuttavia non è una massa realmente passiva, ma, in quanto non sia guadagnata al comunismo, è capace a ogni momento di dare addosso alla rivoluzione in qualità di seguito attivo della reazione. Anche una «coalizione con la forca subito dopo» sarebbe soltanto insufficiente palliativo d’una simile dittatura di partito. Se il proletariato con una sollevazione violenta rovescia il bancarottiero dominio borghese, e la più cosciente avanguardia di esso, il partito comunista, assume la direzione politica, allora questa ha un solo dovere: quello di adoperare tutti i mezzi per estirpare le cause della debolezza del proletariato e accrescerne le forze, sì da renderlo idoneo al massimo grado alle lotte rivoluzionarie dell’avvenire. Allora occorre spingere le masse stesse alla maggiore attività, stimolarne l’iniziativa, rafforzarne la fiducia in se stesse, affinché esse si rendano conto da sé dei compiti loro spettanti, giacché solo così questi possono essere assolti. A tale scopo è necessario spezzare la preponderanza delle tradizionali forme d’organizzazione e degli antichi capi – e quindi in nessun caso formare con essi una coalizione di Governo, che può soltanto indebolire il proletariato –, costruire le nuove forme, rafforzare i presidii materiali delle masse; solo così sarà possibile di dare nuova organizzazione alla produzione, come pure di difendere la rivoluzione contro gli assalti del capitalismo dal di fuori, e questa è la prima condizione per impedire la controrivoluzione.

La potenza, che la borghesia possiede ancora nel periodo attuale, è costituita dalla servitù spirituale e dalla mancanza d’indipendenza del proletariato. Lo sviluppo della rivoluzione corrisponde al processo di autoliberazione del proletariato da tale dipendenza, dalla tradizione dei tempi passati; e ciò è possibile solo mediante la propria esperienza nella lotta. Dove il capitalismo è già antico, e quindi anche la lotta del proletariato contro di esso dura già da alcune generazioni, il proletariato in ciascun periodo dovette creare metodi, forme e strumenti di lotta, che fossero adatti volta per volta a quel tal grado di evoluzione del capitalismo; ma tali metodi, forme e strumenti ben presto non furon più considerati nella loro realtà di necessità limitate nel tempo, ma invece furono sopravalutate come forme eterne, assolutamente buone, ideologicamente divinizzate, e quindi più tardi divennero impacci all’evoluzione, che occorre spezzare. Mentre la classe è trascinata in un rivolgimento, in un’evoluzione sempre più rapida, le persone dei capi si fermano ad un determinato gradino, come rappresentanti di una determinata fase, e il loro potente influsso può ostacolare il movimento; forme d’azione vengono elevate a dogmi, e organizzazioni diventano scopo a se stesse, ciò che rende difficile un nuovo orientamento e l’adattamento a nuove condizioni di lotta. Ciò vale anche attualmente; ogni fase evolutiva della lotta di classe deve superare la tradizione delle fasi precedenti, per poter riconoscere chiaramente i propri compiti e assolverli; soltanto che ora l’evoluzione progredisce a tempo molto accelerato. E così la rivoluzione si sviluppa nel processo della lotta interiore. Dal seno dello stesso proletariato nascono le resistenze, che esso deve superare. Superandole, il proletariato supera la sua propria limitatezza, e cresce al comunismo.