Partito Comunista Internazionale

Elogio della “frugalità”

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Una di quelle tali organizzazioni ultramoderne d’indagine statistica la cui arte consiste soprattutto nel far dire alle cifre meno di quello che dovrebbero dire – l’istituto Doxa – ha pubblicato di recente i risultati di un’inchiesta sulle aspirazioni medie del popolo italiano in materia di bilancio familiare.

Tenuto conto del carattere ottimistico (per usare il termine più benevolo) di simili indagini, le conclusioni sono terrificanti. Richiesti di un parere sulla somma mensile necessaria per vivere «senza lusso ma senza privarsi del necessario» nel rispettivo luogo di residenza il 54% degli interrogati risposero: meno di 50.000 lire; l’11% 10; il 6% 20; quasi tutti, meno di 100.000 lire. Grosso modo, per l’italiano medio l’aspirazione massima, il vertice dei sogni monetari, oscillerebbe sulle 40 mila lire mensili; cifra dalla quale la media è tuttora molto lontana.

Grida di osanna: «il popolo italiano – esulta un altro degli economisti nazionali dotati della virtù di cui sopra – è frugale!». In linguaggio proletario, la conclusione è un’altra: «il popolo italiano è sfruttato al punto che i suoi sogni più rosei, se si realizzassero, gli consentirebbero di vivere appena appena frugalmente». L’italiano medio (figurarsi poi quello reale!) non può nemmeno sognare il frigorifero: prima deve sognare i tre pasti, il vestito e il paio di scarpe; e li sogna perché non li ha. Sogna di avere 40 mila lire al mese; una percentuale sogna addirittura di averne 10, il che significa che la realtà media è almeno la metà del sogno. Frugale? Sfido, è spolpato fino all’osso.

Seconda meraviglia provocata dall’inchiesta: interrogati su come avrebbero impiegato somme giunte inattese, piovute per così dire dal cielo, – 50.000 lire prima, mezzo milione poi -, gli intervistati risposero in maggioranza, nel primo caso, che avrebbero tenuto liquido il peculio. Conclusione anche questa “confortante”: l’italiano medio non ha nessuna sfiducia nel valore della moneta nazionale, non sogna di comprare oro o gioielli; terrebbe la vagheggiata sommetta in contanti o in banca. Grazie tanto: spolpato com’è, il famoso italiano medio ha altro da pensare che all’oro, ha bisogno di avere liquide le somme che il cielo avesse la buona idea di fargli piovere in tasca, per comperarsi appena l’indispensabile, per vivere «senza privarsi del necessario». Ha una patriottica fiducia nella moneta? No, ha semplicemente bisogno di averla sottomano per disfarsene se mai volesse soddisfare i suoi «frugali» bisogni. Che se ne farebbe, di oro, gioielli od azioni industriali, uno che accarezza — per vivere bene – l’irraggiungibile sogno di 40 mila lire mensili?

Incoraggiato dalla sua “frugalità” e dalla sua «patriottica fede nella lira», lo Stato provvederà paternamente a tosarlo con le svalutazioni monetarie: ma lui, il povero Pantalone, continua a sognare la «liquidità», sinonimo di una possibile vita «da cristiani».

Se poi dovesse piovergli mezzo milione, il famoso italiano medio sogna – secondo l’inchiesta – la casetta o la terra. Altra meraviglia: non investirebbe in titoli industriali! Grazie tante: ci pensate, alla gioia di non aver più il padrone di casa a cui pagare l’affitto? L’italiano medio (figurarsi poi quello reale), spolpato fino all’osso, sogna i sogni di un secolo fa perché, nonostante i magnifici progressi della patria civiltà borghese, è ancora alla polenta e ai maccheroni sconditi. Nonostante le molte guerre di liberazione e una democrazia sempre più (e da un secolo) progressiva.

Ma, leggendo i risultati dell’inchiesta, Vanoni ne concluderà che, a un popolo così frugale, si possono ben applicare nuove tasse, e Pella si convincerà che, con un popolo così ciecamente “fiducioso nella stabilità della lira”, non c’è da fare tanti complimenti.