Partito Comunista Internazionale

Carri armati contro emigranti

Categorie: Argentina, Australia, Immigration

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Il piatto forte di ogni relazione ministeriale sulle condizioni della disoccupazione, e sulle misure atte a combatterla, è costituito dall’immancabile richiamo al senso di ospitalità e di collaborazione dei Governi, con cui l’Italia intrattiene relazioni di amicizia. Gli ingredienti non mancano mai, e si parla di solidarietà atlantica, di vincoli razziali, di comune civiltà, ed altre balle simili. In realtà ciò che unisce e assimila i governi nazionali è la comune linea di repressione antioperaia, che identifica, al di sopra delle cosiddette barriere etniche, gli Stati di tutto il mondo.

Nota è la triste odissea degli operai emigrati in Argentina, i cui salari sono stati falcidiati dalla paurosa svalutazione del «peso». Perdura ancora l’eco delle tribolazioni dei minatori italiani, ingaggiati dalle miniere nazionalizzate d’Inghilterra, e assoggettati ad ogni sorta di soprusi, che si è tentato di coprire, da parte della burocrazia britannica, con il vile falso dell’incompatibilità tra operai inglesi ed immigrati italiani.

Nelle scorse settimane, si è appreso del trattamento di favore riservato dal governo australiano agli emigrati italiani. Il campo di Bonegilla, ove essi sono concentrati, nella provincia di Victoria, è stato invaso da duecento soldati, armati di tutto punto, e, per giunta, appoggiati da cinque carri armati. Come al solito, con un procedimento che è comune a tutti i governanti di questo mondo, compresi i nostri, la sopraffazione è stata giustificata con i disordini che avrebbero commesso gli emigranti. Disordine? Quale disordine maggiore di quello regnante nel mondo capitalistico, che spinge su e giù per i paralleli e i meridiani un’umanità affamata e mortificata, che chiede di lavorare senza ottenerlo?

La solita stampa nazionalista non ha mancato, speculando sull’episodio, di tirare in ballo le avversioni razziali, argomento che fa il paio con la retorica «atlantica» dei fogli governativi. Eh, no! Se il governo australiano invia truppe e mezzi corazzati a rompere le schiene ai lavoratori emigranti, ciò non avviene perché questi sono italiani, ma unicamente perché lavoratori, cioè forza-lavoro da sfruttare. Il super-nazionalismo atlantico dei governativi e il razzismo dei nazional-fascisti sembrano in apparenza discordanti, ma coincidono perfettamente nello scopo di celare al proletariato la verità bruciante e cioè che tutti i governi sono coalizzati contro il proletariato.