Partito Comunista Internazionale

Intorno al Congresso Internazionale Comunista

Categorie: Second Congress, Third International

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Col ritorno da Mosca del compagno Amadeo Bordiga, che ha partecipato al secondo Congresso della Internazionale Comunista in rappresentanza della Frazione Comunista Astensionista del Partito Socialista Italiano, siamo in grado di dedicare la più ampia trattazione al Congresso stesso ed ai suoi risultati. Proseguiremo a svolgere l’illustrazione dei deliberati di Mosca con una viva e larga campagna intesa non solo a spiegarne il valore generale ma anche a difenderne con ogni nostra forza la più efficace applicazione al movimento italiano, di cui particolarmente il Congresso ha voluto occuparsi, preparando così le battaglie del prossimo Congresso Nazionale del nostro Partito – e preciseremo quale posizione assuma in questa situazione la nostra Frazione astensionista.

Siamo sicuri di essere seguiti col più vivo interesse da tutti i nostri compagni e lettori – ai quali d’altra parte presumiamo sia ben noto il materiale documentario del Congresso già pubblicato sulla stampa del Partito.


I dibattiti e le decisioni

Non è possibile attenersi all’ordine nel quale si sono effettivamente svolte le discussioni del Congresso, poiché il sistema adottato condusse le discussioni sui varii argomenti ad intrecciarsi tra loro.

Per ciascun tema incluso nell’ordine del giorno venne nominata una commissione incaricata di uno studio preliminare delle conclusioni del relatore, portandole poi alla discussione plenaria del Congresso. Questa si concludeva in generale con un voto di massima, ed il rinvio delle tesi alla Commissione per introdurvi gli emendamenti emersi dal dibattito e per la definitiva redazione. Talvolta, essendovi importanti e controverse modifiche, l’argomento ritornava dinanzi al Congresso per la decisione. Infine restava ancora alla Commissione, o ad una «piccola Commissione» eletta nel suo seno, il lavoro di compilazione «stilistica» del testo inglese, francese e tedesco.

Quanto alla distribuzione della materia da trattare nei diversi accapi dell’ordine del giorno, essa fu tale da condurre sovente a sovrapposizioni, e a ripetizioni della stessa questione. A nostro giudizio, sarebbe stato preferibile un altro criterio di suddivisione degli argomenti: procedere innanzi tutto ad un dibattito generale sui princìpi programmatici del Comunismo, fissandoli in una ben precisa enunciazione, e quindi, su tali basi, passare alla discussione dei varii problemi di azione e di tattica che dal Congresso attendevano la loro soluzione.

Le questioni tattiche si presentarono invece in ordine non logico, spesso sotto l’aspetto dell’applicazione ad un singolo paese, e in genere le soluzioni date, a giudizio di chi scrive, non presentano quel grado di omogeneità che sarebbe stato raggiunto, se si fosse adottato un metodo più organico pei lavori del Congresso, non lasciando che vitali questioni di principio fossero abbordate di passaggio e trattate in modo incompleto.

La preparazione ai dibattiti del Congresso, svoltasi ampiamente in seno al movimento comunista di tutti i paesi e nella stampa comunista internazionale, fu integrata dai compagni del Comitato Esecutivo di Mosca con alcuni scritti critici e polemici in cui era svolto l’insieme delle loro vedute. Tra questi scritti primeggia il lavoro di Lenin, che tanta eco ha sollevato, dal titolo (se si vuole letteralmente tradurlo): Il «sinistrismo» malattia d’infanzia del comunismo.

Il C.E. presentò inoltre una relazione sulla sua opera che, assieme alle relazioni della rappresentanza dei singoli partiti, fu acquisita senza speciale discussione agli atti del Congresso.

Non ci fu nessun tema sul quale si delineasse una forte opposizione alle conclusioni dei relatori, né – dove si eccettui la questione del parlamentarismo – vennero presentate conclusioni diverse da quelle del relatore al voto dell’assemblea. Questa, del resto, non ebbe neppure mai bisogno di addivenire a voti per appello nominale.

Cominceremo qui a notare alcuni punti salienti delle discussioni e dei deliberati, salvo a ritornare in appresso più ampiamente sui varii argomenti – mentre già da questo numero ci occupiamo partitamente della questione del Parlamentarismo e di quella del movimento italiano.

Il compito del Partito Comunista nella Rivoluzione

Le tesi presentate da Zinoviev su questo tema avevano netta struttura marxista. In teoria esse condannavano chiaramente le dottrine anarchiche e sindacaliste che negano o soltanto diminuiscono il valore della funzione del partito politico di classe. Queste scuole, dice la tesi 5, non hanno aiutato che la borghesia ed i socialisti controrivoluzionari – esse segnano un passo indietro rispetto al marxismo.

È inoltre ribadito il concetto che la stessa organizzazione soviettista, lungi dal rendere superfluo il Partito o da sostituirlo nella direzione dell’azione proletaria, non ha contenuto rivoluzionario se non in quanto è penetrata e diretta da un forte partito comunista. Questo dev’essere basato su una disciplina di ferro, a tipo militare, con una stretta centralizzazione. In ogni paese non deve esserci che un solo partito comunista, sezione della III Internazionale.

Nella discussione alcuni delegati di correnti sindacaliste fecero una opposizione, non di principio, ma quasi sempre basata sul riconoscimento di quelle considerazioni sotto l’aspetto limitato di necessità inderogabili del movimento rivoluzionario russo, accompagnato da riserve più o meno esplicite sul loro valore generale, pel movimento di tutti i paesi.

I compagni del Comitato Esecutivo, senza decampare dal terreno teorico marxista, fecero dei passi in questo senso. Invece di sostenere a quei contraddittori che non accettando quei principii cardinali essi non erano comunisti né veri rivoluzionari, Lenin, Trotzki e gli altri seguirono il metodo convincente di dimostrare ad essi che, pur avendo paura delle parole: partito, politica, potere, Stato, riconoscevano però per la necessità dell’azione qualche cosa di non molto diverso.

È stata, infatti, riconosciuta la cittadinanza nell’Internazionale Comunista, nonché il voto deliberativo nei suoi congressi politici, agli I.W.W. americani, agli Shop Stewards inglesi, ai sindacalisti francesi (sinistra della C.G.T.), alla Confederazione del Lavoro Spagnola, rappresentata da un anarchico, e quindi anche alla Unione Sindacale Italiana, il cui delegato giunse a congresso chiuso.

Le condizioni d’ammissione nell’Internazionale

Su questo argomento scottante si svolse una discussione notevole, sebbene caratterizzata dal fatto che quasi tutti gli oratori si occupavano a preferenza solo del proprio paese. Zinoviev e Lenin pronunziarono interessanti discorsi passando in rassegna soprattutto la situazione francese, tedesca ed italiana. Al dibattito – come anche al resto del Congresso – ebbero diritto di assistere con voto, consultivo, i rappresentanti del Partito Indipendente Tedesco e del Partito Socialista Francese, a cui non furono risparmiate le più aspre rampogne.

Il compagno Bordiga parlò nel senso di chiedere la massima severità sulle condizioni d’ammissione; e propose alla tesi 16 questo emendamento:

«I partiti che conservano ancora oggi l’antico programma social-democratico hanno il dovere di sottoporlo a revisione e di elaborare un nuovo programma nel quale siano contenuti in modo non equivoco i princìpi della III Internazionale. La minoranza che nel congresso voterà contro il nuovo programma e l’adesione alla III Internazionale dovrà in forza dello stesso voto essere esclusa dal Partito. Quei Partiti che hanno già aderito alla III Internazionale senza adempiere tale condizione dovranno convocare al più presto un congresso straordinario per uniformarvisi».

Tale emendamento fu accettato anche in commissione e dev’essere quello che nel testo definivo figura al N. 21 con questa dizione:

«Quei membri del Partito che respingono per principio le condizioni e le tesi formulate dall’Internazionale Comunista devono essere espulsi dal Partito. Lo stesso vale specialmente per i delegati al Congresso straordinario».

In genere le condizioni furono completate ed inasprite, ma il senso della discussione fu che in massima i «ricostruttori» potranno entrare sotto certe garenzie nell’Internazionale. È nostra opinione che in certi paesi e soprattutto in Francia vi è il pericolo dell’entrata di elementi troppo destri.

Questioni nazionale e coloniale – Questione agraria

Le tesi preparate da Lenin su questi argomenti, nelle quali è originalmente condensata l’esperienza storica della politica estera ed interna della prima Repubblica Proletaria, segnano un nuovo indirizzo nella tattica dell’Internazionale. L’attitudine che esse assegnano al movimento comunista rivoluzionario, espressione delle masse dei proletari salariati, di fronte agl’interessi dei popoli delle colonie e dei paesi arretrati – come di fronte agli interessi dei vari strati della popolazione rurale – rappresenta innegabilmente una rettifica di tiro nel metodo dell’intransigenza classista come è stata fin’ora accettata dalla sinistra marxista.

Chi scrive non ebbe occasione di parlare su i due argomenti, ma condivide talune obiezioni sollevate da Serrati. Il Soviet tratterà senza dubbio a fondo questi argomenti, su cui sarebbe prematuro impegnare le opinioni di tutti i compagni che seguono il nostro orientamento.

La questione sindacale

Le tesi predisposte da Radek su «Il movimento sindacale, i comitati di fabbrica e la III Internazionale» corrispondevano alle note posizioni polemiche del Partito Comunista Tedesco contro l’opposizione (K.A.P.D.) ed erano indirizzate contro quelle tendenze che abbiamo più volte definite neo-sindacaliste.

A parte certe affermazioni che riserbano ancora ai sindacati un valore rivoluzionario che ci pare eccessivo, queste tesi ribadiscono il punto di vista marxista più volte sostenuto su queste colonne. Tanto i sindacati che i comitati di fabbrica diventano rivoluzionari in quanto sono conquistati e diretti dal Partito Comunista. I comitati di fabbrica non possono sostituire i sindacati, che, organizzati per industria, rappresenteranno una parte molto più importante nella organizzazione economica del comunismo. Si conchiude che la tattica dei comunisti non deve essere quella di boicottare i sindacati tradizionali, anche se diretti dai riformisti e dai gialli, ma di penetrarli e conquistarli.

La recisa condanna della prima tattica è giustificata sopratutto da Radek col pericolo di allontanarsi dalle masse. Noi siamo stati sempre d’avviso che questa tattica è da condannare, ma soprattutto per la ragione molto più profonda, che essa scaturisce dalla erronea concezione generale secondo cui l’azione proletaria poggerebbe anziché sulla lotta politica del Partito per la dittatura proletaria, su un’azione economica di organismi sindacali «rivoluzionari» che, espropriati i capitalisti, assumerebbero direttamente la gestione della produzione.

A Mosca questa posizione di principio non fu messa in evidenza, ma s’insistette nella direttiva pratica di lavorare in qualsiasi sindacato giallo.

L’opposizione, del canto suo, si guardò bene dallo sfoderare le sue dottrine sindacaliste, e si limitò a chiedere qualche eccezione locale, che si dovette concedere per non sconfessare gli organismi sindacalisti rivoluzionari formalmente compresi nell’Internazionale.

Per l’organizzazione sindacale internazionale si è arrivati a conclusioni su cui non è difficile equivocare, come ci pare sia capitato al compagno Graziadei nella sua – d’altronde scrupolosa – relazione sull’Avanti! (puntata II).

I comunisti devono entrare anche nei sindacati diretti dai riformisti ed aderenti al segretariato di Amsterdam. Non appena però una organizzazione sindacale nazionale è nelle mani dei Comunisti, questi devono distaccarla da Amsterdam e farla aderire alla Sezione Sindacale dell’Internazionale Comunista.

Si noti poi che i Sindacati a direttiva sindacalista rivoluzionaria, anche non diretti dai Partiti Comunisti, anche costituiti sulla base della tattica del boicottaggio dei Sindacati di Amsterdam, sono accolti come abbiamo detto nell’Internazionale e nei suoi congressi politici.

Il nuovo statuto dell’internazionale prescrive però che nei prossimi congressi i Sindacati dovranno farsi rappresentare pel tramite dei rispettivi Partiti Comunisti, dei quali non può esservene che uno in ciascun paese. Sarebbe da chiedersi se, questa disposizione riguardi anche i suaccennati organismi sindacalisti rivoluzionari.

I compiti principali del Congresso Comunista

La relazione su questo tema fu costituita dal magnifico discorso inaugurale pronunziato da Lenin a Pietrogrado. Le tesi da lui redatte ribadivano i concetti delle altre risoluzioni del congresso e quindi non dettero luogo a discussioni se non su alcuni punti: accenniamo all’attitudine da tenersi con gli elementi anarchici proletari che secondo Lenin devono essere indotti a passare al comunismo con una propaganda persuasiva; alla questione italiana di cui ci occupiamo altrove ed infine alla grossa questione dell’adesione del movimento comunista inglese al Labour Party. Sostenuta da Lenin questa proposta fu approvata con forte opposizione. Ci limitiamo per ora a dire che non condividiamo né i criteri di metodo né la valutazione della situazione politica inglese su cui Lenin si basa.

Ricordiamo anche che la compagna Pankhurst prospettò l’obiezione decisiva che i comunisti inglesi della sinistra non sono per il distacco dalle masse, visto che sostengono la necessità di lavorare nelle Trade Unions, ma solo vogliono star fuori dalla organizzazione del Partito politico laburista rappresentata da un sinedrio di piccoli borghesi controrivoluzionari.

La costituzione dei Soviet

Le tesi di Zinoviev su questo tema espongono gli stessi concetti teorici e tattici sostenuti dal nostro giornale contro quasi tutto il Partito.

Sebbene in molti paesi i comunisti abbiano interpretato la costituzione dei Soviet (o di qualche cosa che essi così battezzavano) come una parola d’ordine del Comunismo, nessuna opposizione si ebbe in proposito, e quasi nessuna discussione.

Le questioni di organizzazione

Il Congresso ebbe quindi ad occuparsi delle quistioni di organizzazione: movimento femminile, movimento giovanile etc.

Fu votato il nuovo Statuto della Internazionale previe discussioni e intese con i delegati della gioventù, dei sindacati etc.

Il concetto fondamentale è quello della centralizzazione e della disciplina. I poteri del Comitato Esecutivo di Mosca sono molto ampii, tra un congresso e l’altro, sul movimento in tutti i paesi.

Il C.E. si compone di cinque membri designati dal Partito Comunista Russo a cui si aggiunge un rappresentante dei partiti più importanti, impegnato a risiedere a Mosca. Il partito Italiano dovrà inviare il suo delegato; in via transitoria fu riconfermato nella carica Serrati.

L’organo ufficiale «L’internazionale Comunista» oltre che in russo, francese, tedesco e inglese, d’ora innanzi sarà stampato anche in italiano.

Dopo il Congresso il C.E. tenne sedute su moltissimi argomenti, con l’intervento di varie delegazioni, e prese tutte quelle decisioni di ordine interno che non è qui il luogo di esporre.