Partito Comunista Internazionale

Il pateracchio massimalista-anarchico

Categorie: Anarchism, CNT, FAI, Partito Socialista Italiano, POUM, Spanish Civil War

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Il 3 luglio 1937 è una data storica (!). L’«Avanti!» (N° 13 del 18 luglio) ce lo apprese: «per la prima volta, dopo la scissione di Genova del 1892, socialisti ed anarchici si trovano d’accordo per una agitazione in comune». Lasciamo andare l’errore di fatto: dopo il 1892, molteplici volte socialisti ed anarchici si sono incontrati ed accordati per «un’agitazione in comune». Solamente, quello che non era mai accaduto, prima del luglio 1937, è che socialisti ed anarchici si incontrassero per stabilire un’azione comune di sostegno alla guerra. Fino agli avvenimenti spagnuoli, i massimalisti rievocavano la Conferenza di Zimmerwald per proclamare la loro avversione alla guerra; oggi, se essi ricordano la Conferenza del 1915 – ma non ci pensano più troppo – lo fanno per avvalorare il loro sostegno attuale della guerra di Spagna; sì, siamo ancora contro la guerra, ma la attuale di Spagna non è come quelle precedenti, non siamo noi che cambiamo di opinione, è la guerra che ha cambiato di aspetto, e poi restiamo perfettamente coerenti alla formula di «guerra alla guerra», applicando oggi l’altra della «guerra rivoluzionaria ad oltranza».

Quanto agli anarchici, la loro coerenza è perfetta: erano contro lo stato, contro «tutti gli stati», avevano gridato che i bolscevichi avevano strozzato la rivoluzione del 1917 costituendo lo stato proletario in Russia, erano contro la guerra, per la sola guerra sociale, in maggioranza erano persino ostili alla formazione di un’organizzazione politica anarchica, ed eccoli divenuti ministri, generali, pronunziatori della trasformazione in partito della F.A.I. alfine di potere accedere al governo e, forse, presentare delle liste alle elezioni eventuali per il rinnovamento delle Cortes, eccoli altresì in piena battaglia per fare scacco a quelli che li cacciarono dal governo dopo il Maggio 1937 e per ottenere nuovamente un numero di portafogli corrispondente all’influenza e l’importanza delle loro organizzazioni, in Catalogna soprattutto.

Francamente, non solamente dopo il 1892, ma da quando il movimento proletario esiste, non si era mai avuto un tale «avvenimento storico».

Dopo la selvaggia repressione da parte del governo repubblicano (governo di cui gli anarchici facevano parte e di cui fecero parte, anche dopo il 4 maggio, nel nuovo ministero), dei moti di Barcellona, massimalisti ed anarchici corsero immediatamente ai ripari. Non pochi proletari cominciavano a porsi la questione se la guerra che era stata santificata come «rivoluzionaria», non fosse infine una guerra imperialista e che il dovere del proletariato consistesse ad opporvi il disfattismo rivoluzionario. Per fare fronte ad una tale e giustificatissima risposta proletaria al piombo repubblicano che aveva steso al suolo delle centinaia di operai a Barcellona, massimalisti ed anarchici proclamarono immediatamente che se si doveva combattere contro il Fronte Popolare lo era perché esso non faceva la guerra sul serio, portava anzi la guerra al fallimento giacché si accaniva contro le migliori forze combattive del fronte: il Poum e gli anarchici. Quale insulto ai morti di Barcellona, vittime del capitalismo e della guerra! Ma, qui interverrà immediatamente l’imbroglione: i proletari che difendevano la Telefonica, che dirigevano le fabbriche socializzate lo facevano per vincere la guerra contro il fascismo, quello che è d’altronde provato dalla loro entusiasta approvazione della politica della C.N.T. o del Poum. Posto in termini reali il problema si presenta così: C.N.T. e P.O.U.M. sono riusciti ad imbrogliare le masse portandole alla guerra e quando la conseguenza di questa guerra si manifesta non solamente al fronte, ma altresì nella retrovia, C.N.T. e P.O.U.M. si faranno forti del successo che avevano ottenuto precedentemente facendo credere alle masse che il loro interesse consisteva nel loro massacro e diranno che le vittime non sono la conseguenza della guerra, talmente questo è provato dal fatto che gli operai prima di morire non si erano accorti dell’inganno in cui erano caduti: più cinici di così è difficile divenirlo.

Quanto alla nostra frazione che, fin dal principio aveva combattuto per il disfattismo rivoluzionario, essa – perché aveva considerato C.N.T. e P.O.U.M come degli organismi che partecipando alla guerra, avevano tradito il proletariato -, quando il governo repubblicano passava alla reazione contro di loro, considerava che il proletariato doveva restare indifferente. Fedele alla sua divisa di classe, la frazione sosteneva che le masse dovevano opporsi a TUTTE le manifestazioni della politica nemica e lottare per strappare al Fronte Popolare quelli anche che avevano tradito i loro interessi. Non altrimenti avevamo sempre agito ed agiremo nei confronti e contro il fascismo quando questi esercita la sua reazione contro democratici e centristi che portano sulle loro spalle la responsabilità degli assassinii di proletari in Germania, in Russia ed in altri paesi.

Ma per massimalisti ed anarchici il problema era tutt’altro. Avevano detto che le vittime del maggio non erano una tragica protesta contro la guerra perché, prima di morire, gli operai non si erano accorti della mistificazione che avevano loro tesa Fronte Popolare, massimalisti ed anarchici. Per impedire che gli avvenimenti del maggio aprano gli occhi a qualche proletario, essi costituiranno «Il Fronte Rivoluzionario», il «Comitato d’Azione proletaria» il cui obiettivo reale è di gettare nuovo veleno guerrafondaio fra le masse: se si lotta per strappare le vittime al governo repubblicano, si lotta altresì per mandare al macello delle centinaia di migliaia di proletari ai fronti militari, si lotta dunque per fare la «guerra sul serio». Oggi, di fronte al massacro dei 60.000 di Teruel, Fronte Popolare, anarchici e massimalisti rivalizzano per ottenere la medaglia al valore e stabilire chi ha il più grande merito.

Quest’opera criminale fra le masse, determina uno scompiglio fra i proletari e non mancano quelli – basti seguire l’«Adunata dei Refrattari», ed anche la «Guerra di Classe» di Barcellona – che pongono apertamente il problema che infine la guerra è oggi quello che è sempre stato: l’opposto della rivoluzione.

Una polemica è in corso ed a noi non spetta nullamente di appoggiare l’una contro l’altra tendenza, ma di spingere alle sue logiche conseguenze le prime reazioni proletarie che appaiono. Coerenti alle nostre posizioni, noi poniamo così questo problema: se massimalismo ed anarchismo hanno condotto alla guerra, occorre mettere sulla tavola d’operazione l’ideologia anarchica e massimalista per vedere se il tradimento odierno non dipenda dal vizio originale della loro dottrine. Quando una corrente od anche un solo proletario credesse di potere sostenere che la politica guerrafondaia attuale degli anarchici e massimalisti dipende dal semplice tradimento che essi avrebbero fatto dei loro programmi, e che, sulla base di questi ultimi, sarebbe stato possibile prendere una posizione rivoluzionaria in Spagna, sarebbe stato possibile opporre la politica della rivoluzione a quella della guerra, e questo fin dall’inizio, fin dal luglio 1936, noi saremo felici di constatare questo risveglio della coscienza proletaria e interverremo nella polemica.

Ci è necessario di dire una parola in risposta ad un articolo comparso nell’«Avanti!», sotto la firma di R. Castagnoli, il quale può pretendere al Premio Nobel della guerra e dell’imbroglio. Lasciamo andare che questo messere parla dei «pidocchietti» di «Prometeo». Se fosse possibile sfogliare il «Popolo d’Italia» del 1916-18, si vedrebbe che Mussolini non trattava altrimenti i rivoluzionari che combattevano allora contro la guerra. Non vi è dunque nulla di nuovo. Non sappiamo se Castagnoli è un eroe di Monte Pelato; noi che abbiamo avuto la disgrazia di non accorgerci – prima degli avvenimenti spagnuoli – di avere un eroe di tale genere nelle nostre file e che il nostro programma fondamentale ci ha permesso di liberarcene rapidamente, ci sentiamo ancora più sicuri di servire gl’interessi proletari quando i campioni dell’interventismo impiegano dei termini di questa specie: per il rinnegato, il rivoluzionario che non piega non può essere che un pidocchio.

Ecco cosa scrive, sul problema fondamentale degli avvenimenti spagnuoli, R. Castagnoli: «Il compagno Bruno e M. S. possono presentare ai compagni gli avvenimenti spagnuoli come una lotta tra oppressi ed oppressori: ma dimenticano che questa lotta si presentò sotto aspetti differenti a tutte le lotte del proletariato contro il capitalismo. Ed è proprio qui la triste realtà: la guerra».

Dunque è erroneo di considerare che si tratta di una lotta fra oppressi ed oppressori, mentre poi si tratterebbe di «questa lotta» e della «triste realtà: la guerra». In altri termini, la guerra è un aspetto della lotta fra il proletariato e la borghesia. Nulla di diverso fu detto dai traditori nel 1914.

La riunione del 3 luglio 1937 ha avuto un significato davvero storico: gli avvenimenti hanno messo a nudo i vizi d’origine della dottrina anarchica e della politica massimalista. L’istrione comincia a nascondersi difficilmente nelle pieghe della bandiera massimalista ed anarchica, gli avvenimenti, come nel 1917-20, si incaricheranno nuovamente di strappare la rossa bandiera della rivoluzione ai guerrafondai di oggi e la nostra frazione continua indefessamente a preparare le condizioni politiche e ideologiche per l’immancabile vittoria di domani.