Il vero aspetto del conflitto in Cina
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Non è più possibile nelle circostanze storiche presenti affrontare l’esame di un particolare problema senza prima averne tracciato i contorni generali che ineluttabilmente rappresentano nella fase attuale della società, l’orientazione, la tendenza storica del loro divenire.
È indubbio che per il capitalismo mondiale la tendenza verso la predominanza egemonica su un determinato settore o diversi settori del mercato resta una delle sue manifestazioni naturali, ma occorre rimarcare che una modificazione di questa tendenza o del «peso» di questa tendenza si è manifestata nel corso di questi ultimi anni nel campo delle competizioni inter-imperialiste.
Se nel passato la fase imperialista del capitalismo si è caratterizzata attraverso la spartizione delle colonie e delle zone d’influenza, facendo cioè assumere a questa ripartizione un «peso» predominante, oggi nella fase del suo declino, nella fase in cui le basi del suo regime economico non corrispondono più alle necessità di una espansione mondiale della tecnica e del progresso industriale, il carattere di classe dei conflitti interimperialisti (Etiopia-Spagna-Cina) emerge sì apertamente al punto di convergere nel loro corso verso una solidarietà di classe sul piano unico della distruzione fisica del proletariato metropolitano ed indigeno.
Dunque l’obbiettivo per il capitalismo mondiale è rappresentato oggi non tanto dalle competizioni di possedere il più grande numero di schiavi dal quale trarre domani una proporzione più importante di plus-valore ma dalla distruzione di materie, prodotti, e soppressione fisica di mano d’opera. Ecco perché oggi più d’ieri ogni conflitto interimperialista si situa sul terreno della lotta fra le classi, ecco perché oggi il proletariato vittima di tutte le mistificazioni fasciste ed «antifasciste» non può ritrovare il suo cammino di classe che alla condizione di trasformare la guerra imperialista in guerra civile.
E quest’arma di classe è valevole tanto nelle metropoli che nei paesi semi coloniali e coloniali. Tanto in Spagna che in Cina oggi, tanto in Inghilterra o India domani. La teoria dello sviluppo ineguale che viene avanzata dai diversi traditori ed opportunisti non ha che un solo scopo, quello di trascinare le masse alla guerra, di gettarle nel carnaio interimperialista.
Solo una forza ha un carattere progressista nell’epoca attuale ed è il proletariato, ma alla sola condizione di imporre le sue soluzioni di classe.
In Cina, oggi come in India domani solo la rivoluzione proletaria potrà permettere ad un ritmo accelerato di livellare il «décalage» che esiste attualmente. Da quando il capitalismo è entrato nella fase del suo declino, cioè nella fase ultima del suo dominio, il carattere dei suoi rapporti con le borghesie semi coloniali e coloniali si è manifestato nella convergenza verso l’obbiettivo di classe quello della lotta feroce e sistematica contro la classe proletaria.
Gli avvenimenti di Cina del 1927 sono ancora recenti per ben ricordare che allorquando i centri proletari cinesi di Hankow di Canton, di Shanghai vollero per un istante rompere il fronte capitalista ed imperialista del Kuomintang e dirigersi verso delle soluzioni di classe, imperialismo borghesia cinese, e tutte le correnti che si ricollegavano a questa, centristi compresi, si ritrovavano per affogare nel sangue questo primo tentativo del proletariato cinese.
Oggi come ieri tutte queste forze si ritrovano unite per, nel nome della indipendenza nazionale, convogliare le masse nel carnaio della guerra. E Chiang Kai-shek che nel 1927 si era infamato per le esecuzioni in massa del proletariato cinese, oggi si ritrova per gli stessi interessi ad assolvere con un aspetto differente quello dell’antifascismo la stessa funzione di boia. Ed il numero delle sue vittime sarà tanto più grande inquantoché l’imperialismo dispone in una maniera decisiva della nuova arma del centrismo che è entrato nella unione sacra. La stampa ha già annunciato la nomina di centristi come governatori di provincie nell’attesa della loro entrata nel governo del Kuomintang. Come il proletariato spagnolo quello cinese sarà decimato dalle mitragliatrici del fascismo dell’«antifascismo» perché rappresenta la sola forza che al corso della guerra può opporre il suo corso: quello della rivoluzione.
Questa solidarietà dell’imperialismo mondiale fascista ed «antifascista» risulta poi nella maniera più lampante se si esaminano i problemi economici nella fase attuale.
Chi fornisce attualmente nelle più grande proporzioni le armi alla Cina se non il fascismo tedesco? E chi fornisce le materie prime (acciaio ecc.) e l’aviazione al Giappone se non i paesi detti antifascisti, America in testa?
Per il proletariato una sola verità emerge ed è questa: tutte le guerre, fasciste, antifasciste, coloniali ecc. rappresentano tante facce del mostro imperialista che trova in esse la giustificazione per ingannare e sterminare il proletariato mondiale.